Mondiali 2026

Perché la FIFA ha tolto la squalifica a Balogun (e cosa c'entrano Trump e Infantino)

Articolo 27, cartellino rosso contro la Bosnia, telefonata dalla Casa Bianca: la guida per capire il caso che infiamma USA-Belgio
©Manu Fernandez
Marcello Pelizzari
05.07.2026 22:45

Una squalifica sospesa a un niente dalla partita, un presidente (ingombrante) che ringrazia pubblicamente la FIFA, un attaccante che torna in campo grazie a un articolo (il 27) del Codice disciplinare. Ci sono già tutti gli ingredienti per una tempesta perfetta, prima ancora del fischio d'inizio.

Andiamo ai fatti. Stati Uniti-Belgio, ottavi di finale dei Mondiali, si gioca nella notte di martedì a Seattle. Ma l'incrocio fa discutere da ore, da quando cioè la Federcalcio internazionale ha sospeso la squalifica di Folarin Balogun, attaccante della nazionale statunitense. Decisione senza precedenti, o quasi se pensiamo alla grazia concessa a Garrincha nel 1962 e quella, più recente, a Cristiano Ronaldo. E immediato, beh, è arrivato il plauso di Donald Trump: «È stata fatta la cosa giusta». Di qui il sospetto: sulla scelta peserebbero, e non poco, i rapporti tra il presidente degli Stati Uniti e quello della FIFA, Gianni Infantino, oltre al dettaglio non secondario che la squadra di Pochettino gioca in casa. Di mezzo ci sarebbe pure una telefonata fatta dalla Casa Bianca direttamente al Governo del calcio mondiale. «Un colpo di scena», volendo riprendere i titoli della stampa belga.

Dal canto suo, la Federcalcio belga (RBFA) si è detta «sbalordita» per quanto accaduto, aggiungendo di valutare «tutte le possibili opzioni». Uscendo dal linguaggio dei comunicati, l'eventualità è quella di un ricorso legale contro la decisione. La FIFA, ha ribadito la RBFA, ha basato la sua decisione «sull'articolo 27 del Codice disciplinare». Articolo secondo cui «il Comitato può decidere di sospendere l'applicazione di una sanzione disciplinare precedentemente imposta. Tuttavia, l'articolo 66.4 dello stesso Codice stabilisce chiaramente che un cartellino rosso automaticamente comporta una sospensione per la successiva partita, come è stato il caso per tutti i cartellini rossi precedenti di questo Mondiale». Non solo, «la decisione è in diretta contraddizione con le disposizioni del Regolamento della competizione, come stabilito nell'Articolo 10.5: se un giocatore o un ufficiale della squadra viene sospeso a causa di un rosso, sarà automaticamente sospeso. Inoltre, ulteriori sanzioni potrebbero essere imposte». Infine, «la natura automatica di tale sospensione è stata esplicitamente riaffermata nella circolare n. 16 della Coppa del Mondo, che è stata distribuita a tutte le associazioni partecipanti il 12 maggio 2026. La stessa regola è riferita in ogni riunione di coordinamento delle partite della Coppa del Mondo prima di ogni partita ed è inclusa in tutte le presentazioni dei workshop della Coppa». Di qui, appunto, la conclusione: «Per salvaguardare i legittimi diritti di tutte le squadre partecipanti e per proteggere i principi fondamentali del gioco equo nel nostro sport, l'RBFA sta investigando tutte le opzioni potenziali».

Riavvolgiamo il nastro. Balogun era stato espulso con un rosso diretto nella gara contro la Bosnia ed Erzegovina. In una ricaduta dopo un salto era finito sulla caviglia di Muharemovic, fallo giudicato pericoloso dall'arbitro. Regolamento alla mano, la squalifica di una giornata sarebbe stata automatica. Invece la FIFA, applicando l'articolo 27 del Codice disciplinare, ha sospeso la sanzione e l'ha sostituita con un anno di messa alla prova.

Trump non ha atteso. «Grazie alla FIFA per aver posto rimedio a una grave ingiustizia», ha scritto sul suo social Truth. Nei giorni precedenti era intervenuto anche il segretario di Stato statunitense Marco Rubio: «Siamo stati fregati con quel cartellino rosso. Dovrebbe esserci un ricorso». Sui social, intanto, molti tifosi americani chiedevano la grazia al presidente. Un paradosso solo apparente: la decisione della Commissione disciplinare FIFA non era appellabile – gli Stati Uniti contestavano l'espulsione per mancanza di volontarietà – ma, secondo fonti della squadra americana, i dirigenti sarebbero intervenuti presso la Commissione perché si applicasse proprio l'articolo 27.

Per un precedente, simile nella sostanza e diverso nella forma, bisogna tornare al 1962 come detto. Il brasiliano Garrincha, espulso nella semifinale contro il Cile per un fallo di reazione, non scontò la squalifica: quella fu grazia vera e propria. Più recente lo «sconto» concesso, nelle qualificazioni di questa edizione, a Cristiano Ronaldo, autore di una gomitata all'irlandese O'Shea. Fallo violento, tre giornate previste, due tolte al portoghese perché non saltasse nemmeno una gara del torneo.

Il commissario tecnico Mauricio Pochettino potrà dunque schierare Balogun. E la posta è alta: il passaggio ai quarti eguaglierebbe il miglior risultato dell'era moderna, quello del 2002.

Prima, però, c'è il Belgio.

Non è più la squadra della generazione dei fenomeni. Resta una delle migliori selezioni europee, e forse non ha ancora dato il meglio. Il Senegal lo ha sfiorato, quel meglio: eliminato al turno precedente in rimonta, 3-2 ai supplementari, dopo essere stato avanti 2-0 fino all'85'. Faticosa la qualificazione dal girone G, due pareggi e una vittoria, con i Diavoli Rossi più volte sull'orlo dell'eliminazione e con qualche fragilità di squadra. Ma con gente di talento e mestiere come Courtois, De Bruyne e Tielemans, per tacere di Doku e Lukaku, alla fine è proprio il Belgio la favorita del confronto.

«È una sfida enorme», ha riconosciuto in conferenza stampa Tyler Adams, centrocampista statunitense. «Hanno molta qualità in campo, ma pensiamo di averne anche noi. Ci aspettiamo un grande duello». Il giocatore del Bournemouth resta cauto sulle ripartenze belghe, «con quel talento superiore che hanno nell'ultimo terzo di campo».

Nella notte di martedì, a Seattle, si vedrà quanto pesa un articolo 27.

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