Tra abbracci e abbondanza, il Lugano resta un rullo compressore

Lugano-Lucerna, e di riflesso la ripresa della Super League, è anche una questione di abbracci. Di nuovo splendido e avvolgente, quello che l’AIL Arena riserva ai bianconeri, a fronte dell’ennesima vittoria travolgente. Ma carica di energia e significato è pure l’esultanza che vede protagonisti Beckham Castro e Renato Steffen, con il primo subentrato al secondo dopo nemmeno un’ora e autore della rete del raddoppio. Sincero e prolungato, infine, è il gesto che si può rubare nelle viscere dello stadio, al termine del match, e che riunisce la gioia di Daniel Dos Santos e la soddisfazione del Chief Sports Officer Sebastian Pelzer. «Credo che staff tecnico e dirigenza siano orgogliosi della mia prestazione» afferma il man of the match, decisivo con due reti e un assist. «Siamo come una famiglia, sia in campo, sia fuori. E questa unità è percepibile anche attraverso l’affetto del pubblico. Il segreto del nostro successo risiede pure in questa dinamica».
Vero. A fare la differenza, più che la retorica, sono però state la proposta di gioco bianconera e la qualità che prolifera nella rosa allenata da Mattia Croci-Torti. E così, per il terzo incontro consecutivo e nonostante la lunga sosta per le nazionali, il Lugano si è abbattuto con forza sull’avversario, festeggiando quattro gol e giganteggiando in retrovia. No, all’AIL Arena non c’è stata partita, con la capolista noncurante delle pesanti assenze di Uran Bislimi ed Elias Pihlström (squalificati) e capace di cogliere il nono successo in dieci turni di campionato. Lo Young Boys, sempre staccato di sei lunghezze, tiene il ritmo, mentre il Sion perde terreno, complice il crollo in casa del Servette.
Risorse e competitività
Ego individuale e collettivo, suggerivamo, sono stati sfamati equamente, con la doppietta dell’intrattabile Dos Santos e i sigilli sudamericani di Castro e Moncada, gettati nella mischia in corso d’opera. E il tecnico Mattia Croci-Torti non può che rallegrarsene. «Quello che sta facendo la differenza e farà la differenza nei prossimi mesi è la concorrenza. Una concorrenza che in questa squadra inizia a essere alta, tanto che la persona più in difficoltà, alla fine del match, delle oltre settemila presenti, sono io». Oddio, non se la passa benissimo anche l’omologo lucernese Udo Portmann, ma il messaggio del Crus è chiaro. «Per essere titolari bisogna andare a tremila in allenamento e questo alza il livello di tutti. Lo dimostrano le dodici reti realizzate in tre incontri. Cattiveria, fame di vittoria e voglia di essere protagonisti stanno contagiando sempre più giocatori». E, al proposito, fa impressione soffermarsi su rendimento e numeri che nell’ultimo mese non hanno avuto a che fare con Kevin Behrens, bomber della scorsa stagione e sabato - al rientro dall’infortunio - rimasto a guardare per 90 minuti più recupero.
L’imminente avvento della fase campionato di Conference League, dunque, potrebbe persino correre in soccorso di un allenatore alle prese, per sua stessa ammissione, «con scelte sempre più difficili». «Ma non si tratta di accontentare uno o l’altro singolo» precisa Croci-Torti. «Dopo la notte di Batumi, che ci aveva regalato l’Europa, con il responsabile dell’area sportiva Sebastian Pelzer abbiamo fatto delle riflessioni per definire una rosa che potesse essere competitiva su più fronti, campionato in primis. Questo deve fare inevitabilmente rima con abbondanza, perché non ci possiamo permettere che il livello del Lugano si abbassi bruscamente per colpa di una squalifica o un paio di infortuni. Se non ci fossimo qualificati in Conference, non a caso, probabilmente Ajeti non sarebbe mai arrivato».
Le leve Dos Santos e Cimignani
Il tecnico momò parla di «dinamiche di gruppo» e della necessità di «tenere più giocatori possibili sulla corda. Siamo un club che vuole dire la sua in ciascuna delle tre competizioni che disputa e già da questa settimana mi aspetto delle risposte da tutti gli elementi, a partire dagli scontenti per non aver giocato contro il Lucerna». Chi sorride, cavalcando l’enorme fiducia ricevuta da inizio stagione, sono per contro Dos Santos e Cimignani. «La mia mentalità è cambiata: a inizio stagione ho offerto diverse prestazioni insufficienti, ma le critiche sono per me una motivazione in più. Non mi arrendo mai». Il Crus dispensa parole al miele e per l’ex Thun e per il francesino terribile. «Dani è un ragazzo eccezionale. Non scordiamoci che nella passata stagione ha totalizzato più di dieci assist. Non ha cominciato come sperava e speravamo, d’accordo, ma non bisogna scordare che rientrava da un infortunio serio, per il quale ha sofferto. Ho voluto insistere su di lui perché so quanto è importante e adesso ci sta trascinando». Cimignani, dicevamo, ha invece convinto anche in mediana. «Ho preso ispirazione dal ct della Francia Zinedine Zidane e dal vestito che ha cucito addosso a Lucas Da Cunha» svela l’allenatore del Lugano, per poi elogiare la duttilità del numero 21: «A volte servono profili che sanno fare tutto, e soprattutto riescono a farlo bene. Prendete pure Zanotti: nel giro di 90 minuti ha giostrato da quinto di sinistra, da braccetto di destra e da quinto di destra. Insomma, per essere una squadra imprevedibile occorre valorizzare anche qualità di questo tipo». Abbracciando, con successo, più ruoli e soluzioni.



