Calcio

Un altro match d'antologia? No, al PSG basta un pareggino

I parigini sfideranno l'Arsenal, da campioni in carica, nella finale di Champions League del 30 maggio a Budapest - Dopo il travolgente 5-4 dell'andata, la squadra di Luis Enrique contiene il Bayern a Monaco, dove finisce 1-1
La rete di Ousmane Dembélé. ©Epa/Martin Meissner
Red. Sport
06.05.2026 23:39

Al termine del match d’andata, vinto 5-4 lungo una notte indimenticabile, finita di diritto nei libri di storia, il tecnico del Paris Saint-Germain Luis Enrique non aveva esitato a sbilanciarsi. «Credo che per conquistare la finale di Champions League, a Monaco dovremo realizzare almeno altri tre gol». Beh, la profezia di «Lucho» non si è avverata, con buona pace di chi - popcorn alla mano - era pronto a godersi un altro spettacolo. Ai parigini è bastato un gol subitaneo per contenere - con grande lucidità e ordine - le ambizioni del Bayern. I campioni in carica, dunque, potranno cercare il bis, il prossimo 30 maggio, a Budapest, contro l’Arsenal, un anno fa superato in semifinale.

Il fattore «Kvara»

Il penultimo atto dell’Allianz Arena, a differenza dei primi 90’, scanditi da un gol dopo l’altro, si è acceso agli estremi. Il PSG, dicevamo, è passato in vantaggio dopo appena 2 minuti e spiccioli. Kvaratskhelia ha fatto fare una figuraccia a Upamecano e alla difesa del Bayern, piazzata praticamente sulla linea di centrocampo, scappando sulla sinistra e servendo al centro per la botta vincente di Dembélé. Costretto a recuperare due reti, il Bayern non si è però trasformato in una furia. Non come al Parco dei Principi, per intenderci, una volta finito sotto 5-2 nel punteggio. D’accordo, i bavaresi ci hanno provato, ma le occasioni più pericolose - a consuntivo - sono finite sul conto dei francesi. A nulla è dunque valso il pareggio di Kane, giunto in pieno recupero. Troppo tardi.

Olise, assente ingiustificato

Sorpreso imperdonabilmente in retrovia, il Bayern non ha saputo ricreare il necessario entusiasmo e l’attesa magia con le sue stelle offensive. Musiala e Luis Diaz, quantomeno, hanno perseverato, pur senza la necessaria precisione, nella ricerca di una scossa. A deludere, per contro, è stato Olise, a più riprese superficiale e più in generale poco determinato al momento di accendersi. Il PSG, da parte sua, ha saputo e potuto controllare le operazioni con la maturità della grande squadra. No, agli uomini di Luis Enrique non è servito un altro match d’antologia e tre gol per meritarsi di nuovo un invito al grande ballo.

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