Un modello, due favole: ma Thun ed Hearts condivideranno il lieto fine?

In Scozia ci sono voluti 25 anni. E, per altro, non è ancora detta l’ultima parola. In Svizzera, per contro, si farà centro già al terzo tentativo. Parliamo del formato scelto dai rispettivi massimi campionati per rendere meno prevedibile la lotta al titolo. Per scuoterla. Come rivendica il suo nome, il «modello scozzese» ha preso vita oltremanica, con la Scottish Premiership rivoluzionata nella stagione 2000-01. La Super League, passando da 10 a 12 squadre, ha fatto copiaincolla e abbracciato il sistema con il torneo 2023-24. Riassumendo: dopo 33 giornate, la classifica viene divisa in due, dando modo alle prime sei di contendersi la gloria e i piazzamenti europei con altri cinque scontri diretti; ai club del vagone di coda non resta invece che battersi per evitare la retrocessione.
In entrambe le competizioni, suggerivamo, sta accadendo qualcosa di speciale. Due miracoli sportivi, sì. Da un lato l’Heart of Midlothian - per tutti gli Hearts - comanda la graduatoria ed è dunque nella condizione di spezzare l’egemonia di Celtic e Rangers. Dall’altro, certo, spicca il Thun di Mauro Lustrinelli, in fuga solitaria da mesi e per cui non è più una questione di se, ma di quando sarà possibile festeggiare il primo, storico titolo.
Stravolto, non ancora incerto
A fronte dei risultati emersi lungo il weekend pasquale, i bernesi hanno dovuto posticipare di due settimane gli ordini di champagne e sigari. La sconfitta subita a Cornaredo, contro il Lugano, e il successo ottenuto dal San Gallo - secondo in classifica a -12 - hanno reso «ininfluente» il match in programma sabato sera alla Stockhorn Arena, dove sarà di scena il Basilea. La data cerchiata in rosso sul calendario, ora, è sabato 25 aprile, quando il Thun tornerà a sfidare i bianconeri. Tradotto: i nuovi campioni svizzeri potrebbero essere consacrati in occasione del primo dei cinque turni del Championship Group. Con un discreto anticipo e a nemmeno un anno dalla promozione in Super League.
Se il nuovo formato del campionato non ha tardato a stravolgere gerarchie e pronostici, lo stesso non si può dunque affermare in merito all’incertezza e alla drammaticità dell’esito. Anche Basilea e YB, nelle prime due edizioni a dodici club, avevano fatto progressivamente il vuoto. Il discorso, ad ogni modo, abbraccia un periodo molto più lungo e, salvo un paio di battaglie all’ultimo respiro, interessa l’era Super League nella sua totalità. Per dire: è dal 2012-13 che il divario tra la prima e la seconda forza del torneo non si riduce a 3 o meno punti.
Che noia: poi ecco Tony Bloom
Prima del Thun, tuttavia, anche lo Zurigo era stato in grado di sovvertire i regni di renani e gialloneri: nel 2005-06, 2006-07, 2008-09 e 2021-22. Variazioni sul tema e sussulti che hanno contribuito a non azzerare completamente poesia e romanticismo. In Scozia, invece, ci si annoia da una vita. Addirittura dal 1985, quando l’Aberdeen di un certo Alex Ferguson osò conquistare il titolo. Da allora, l’Old Firm - e cioè il duopolio formato dalle regine di Glasgow, Celtic e Rangers - ha fatto terra bruciata. Sino ad oggi, quantomeno.
I semi di una ribellione che avrebbe dell’inaudito, infatti, sono infine riusciti a germogliare. È successo a Edimburgo, la cui anima calcistica è scissa in due: gli Hibernian da una parte e - appunto - gli sfrontati Hearts dall’altra. Ad accendere la miccia della rivolta, nel giugno del 2025, è stata una scintilla capace di brillare pure altrove. Tony Bloom. Proprio così, l’imprenditore inglese, giocatore di poker seriale, ha messo le mani sul 29% del club, aggiungendolo a un portfolio che comprendeva già il Brighton - rilanciato in Premier League e pure in Europa -, l’Union Saint-Gilloise, tornato a vincere il campionato belga dopo quasi 90 anni, e una parte del Melbourne Victory. La parola chiave? Big Data, da declinare in chiave mercato.
Il Celtic all’ultima curva
«Abbiamo ottime possibilità di arrivare almeno secondi in questa stagione» ha dichiarato Bloom alla vigilia del torneo. In molti hanno alzato un sopracciglio, mentre gli altri sogghignavano. Ma «The Lizard», come viene soprannominato davanti a carte e fiches, aveva ragione. I trasferimenti estivi, tra scommesse e pepite scovate sottotraccia, hanno subito dato i loro frutti. Nelle prime dieci giornate della Scottish Premiership, sono arrivate otto vittorie, comprese quelle contro Rangers e Celtic. Gli Hearts non si sono accontentati, superando le favoritissime per il titolo anche prima di Natale e laureandosi campioni d’inverno. Ebbene, il primato in questione permane. Seppur sottilissimo. La classifica attuale, con 32 turni giocati, recita: Hearts 67, Rangers 66 e Celtic 64. Tutto, insomma, sarà deciso dal Championship Group che scatterà a fine aprile. L’ultima giornata? Celtic Glasgow-Hearts. E solo allora, con ogni probabilità, scopriremo se il modello scozzese ha permesso a due favole stupende di condividere il lieto fine.

