Un tempo di paura e grigiore, poi l’Italia avvicina il Mondiale: ora c'è «solo» la Bosnia

L’Italia tira un sospiro di sollievo. Non si dispera. Respira. No, non ancora a pieni polmoni. Perché il Mondiale americano rimane lì, all’orizzonte. Un po’ più vicino, non per forza tangibile. Prima, appunto, occorreva sconfiggere l’Irlanda del Nord (2-0 il risultato). E il terrore di una nuova disfatta, dopo quelle terribili del 2017 e del 2022, contro Svezia e Macedonia. Il terrore che avrebbe potuto bloccare le gambe e la testa della selezione di Gennaro Gattuso. L’uomo scelto per evitare il terzo fallimento consecutivo, alla fine, ha potuto baciare la fronte dei suoi ragazzi. E prendersi degli applausi a tempo condizionato. Non per forza sereno, ma - suggerivamo - rinfrancato insieme a un intero Paese. A Bergamo, senza incantare, anzi, gli azzurri hanno superato il fiero ostacolo - e poco più - della Green and White Army. Come? Trasformando un primo tempo preoccupato e preoccupante, in una ripresa dignitosa e degna della finale playoff di martedì prossimo. Quando la tensione, lontani da casa, sarà per certi versi minore, anche se servirà alzare il livello della prestazione. Collettiva e individuale. Di fronte, la Bosnia. Capace di rimediare allo svantaggio iniziale in Galles e di imporsi ai rigori.
Con il fiato sospeso
Il pubblico della New Balance Arena, in effetti, ha vissuto il match in apnea per quasi un’ora. Un silenzio surreale, considerato che Gattuso aveva giustificato la scelta di Bergamo proprio in chiave tifo e affetto incondizionato. D’altronde c’è Fifa e fifa. Ad assolvere questa missione, dal fischio d’inizio e anche dopo il vantaggio azzurro, è stato così lo spicchio dello stadio colorato di verde. L’Irlanda del Nord non aveva nulla da perdere. Solo il tempo, con cui gli ospiti - a partire dal portiere Charles - hanno iniziato a speculare già dal 18’. Oddio, grazie a organizzazione, polmoni e un centrocampo audace, i britannici hanno altresì cavalcato i dubbi dell’Italia. Quelli psicologici e quelli sul piano del gioco, prevedibile e orfano di elementi in grado di saltare l’uomo. Ci si è aggrappati a un paio di verticalizzazioni di Locatelli e ai calci d’angolo, umile specialità dell’avversario.
«Poppoppoppopopooo»
Poco male. Gattuso, il più irlandese degli italiani, ha evidentemente scosso lo spogliatoio alla pausa. Facendo leva, perlomeno, sull’orgoglio. Ai padroni di casa è bastata così una piccola miccia, accesa da un retropassaggio sbagliato che al 54’ ha mandato in porta Retegui. Improponibile, davvero, il suo tentativo in allungo e, più in generale, la sua prova. Ma tant’è, nel giro di due minuti è arrivata un’altra occasionissima con Kean e, poi, l’agognata rete di Tonali. Il più «gattusiano», con la maglia numero 8 di Rino, degli italiani in campo.
Sull’1-0 e con i fantasmi più minacciosi spazzati via, il cittì ha affrontato di petto - e in maglia leggera - pure l’aria gelida di Bergamo. La paura, di fatto, ha abbandonato tutti gli azzurri, sul rettangolo verde e in tribuna. Tonali ha mostrato di nuovo la via e all’80’ è giunto pure il raddoppio di Kean. «Poppoppoppoppopooo»: il coro simbolo del trionfale Mondiale 2006 si è infine alzato verso il cielo. No, l’Italia non si è ancora regalata l’America. Ma il primo passo, forse il più difficile, verso il traguardo tanto bramato è stato mosso.
