Calcio

Una Coppa del Mondo esagerata, come i suoi padroni

Da 32 a 48 nazionali partecipanti, in tre Paesi e però con due primattori assoluti: la FIFA di Gianni Infantino e gli Stati Uniti di Donald Trump - Il Mondiale 2026 è pronto a prendersi la scena, ma il dibattito sul torneo e le sue derive sul piano commerciale e politico è oramai in corso da mesi
Il presidente statunitense Donald Trump e il numero uno della FIFA Gianni Infantino. © EPA/ANNABELLE GORDON
Massimo Solari
06.06.2026 06:00

Un Mondiale esagerato, come il suo formato. Un Mondiale schizofrenico, come i prezzi dinamici dei biglietti, che raramente scendono e inesorabilmente s’impennano. Un Mondiale, al solito, infarcito di storie e grandi campioni, chi germoglio, chi all’ultimo petalo. Un Mondiale tutto da vivere e ricordare, nonostante le sue enormi contraddizioni. Canada, Messico e - certo - Stati Uniti: bacheche, più o meno ospitali, del pezzo più pregiato della collezione FIFA. «La Coppa del Mondo più inclusiva di sempre» promette il presidentissimo Gianni Infantino, glissando, ovviamente, sulla politica restrittiva dell’amministrazione Trump, tra visti a lungo negati (all’Iran, esiliato a Tijuana, e ai suoi tifosi, ma non solo) e ampi poteri concessi all’Immigration and Customs Enforcement (ICE). L’incertezza che ammanta il torneo non è minore all’entusiasmo, che fatica a farsi largo in seno all’opinione pubblica europea e però invade il continente africano e quello asiatico.

Quanti cambiamenti

L’allargamento del torneo a 48 squadre, d’altronde, premia soprattutto le rispettive confederazioni, prestando il fianco a qualificate per certi versi inimmaginabili. Si gonfia tutto: montepremi, sponsorizzazioni, diritti tv, costi. Si gonfia, va da sé, l’ego di Infantino e di Donald Trump, pronti - comunque vada - a celebrare l’evento e la sua portata globale. Un Mondiale per due potenti, più che per tre Paesi. Un Mondiale che la FIFA vuole rendere a tutti costi rivoluzionario. Non passa giorno senza un annuncio, un ritocco, una ritrattazione. Spiccano, per esempio, le molteplici novità arbitrali, dal VAR con più competenze alla lotta spasmodica contro le perdite di tempo, sino ai cooling break di 3 minuti nel primo e nel secondo tempo. È invece di ieri la notizia circa la rivisitazione della cerimonia iniziale, con gli inni che non verranno più intonati su un rango - undici di qui, undici di là - ma tutti insieme, riserve comprese, posizionandosi attorno al cerchio di centrocampo.

In origine fu la birra, ora l’acqua

L’accento, in Nordamerica, non poteva che essere posto sullo spettacolo. L’halftime show della finale al MetLife Stadium di New York, per dire, si preannuncia monumentale. Con tutti i risvolti del caso sul piano commerciale, perno assoluto di questa edizione accolta da numerosi impianti solitamente destinati al football. Che poi sarà più football che soccer, no? E a proposito di business e di comunicazioni dell’ultima ora. Quattro anni fa, in Qatar, a un passo dall’inverno, la vendita della birra negli stadi era stata vietata a cinque minuti dalla mezzanotte. La FIFA, infine, aveva ceduto alle pressioni della famiglia reale e alle usanze del Paese organizzatore. E il partner Budweiser non l’aveva presa benissimo. A questo giro, il tackle allo scadere ha interessato le semplici bottigliette d’acqua riutilizzabili, che, no, a differenza dell’iniziale preavviso positivo, non potranno essere introdotte nelle arene. Il motivo ufficiale? «Prevenire rischi e infortuni a giocatori e spettatori». D’accordo. Ma l’eccezione, precedentemente contemplata al fine di combattere caldo e umidità negli stadi non coperti, e dunque salvaguardare la salute del pubblico, è andata a farsi benedire. Sogghigna Coca-Cola, il cui marchio di acqua Dasani sarà venduto negli impianti.

Svizzera, oggi l’ultimo test

E lo sport? Si riparte dall’Argentina campione. Dalla tercera. Da Leo Messi. Come annunciato urbi et orbi da ct e dirigenti, la Svizzera vuole invece disputare il «miglior Mondiale di sempre». All’esordio con il Qatar manca una settimana. E ieri, in serata, si è finalmente aggregato al gruppo Breel Embolo. Oggi, alle 21 svizzere, le 12 di San Diego, va in scena l’ultimo test contro l’Australia. Il cerimoniale degli inni seguirà la procedura tradizionale. Poi entreranno in scena la FIFA e il suo Mondiale esagerato.

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