È arrivata la vittoria, ma rimangono diversi dubbi

Una vittoria - tanto più dopo la pesante, soprattutto nel risultato, sconfitta nel derby - è proprio ciò che ci voleva, per questo Ambrì. Certo, la prestazione inscenata alla Gottardo Arena contro il Bienne non è stata delle più convincenti. O meglio, non sotto ogni aspetto del gioco. I leventinesi hanno meritato il successo, pur rischiando - e anche seriamente - di gettarlo alle ortiche. Malgrado i tre vantaggi di serata - costruiti grazie ai timbri di Pestoni, Formenton e Manix Landry - i biancoblù hanno chiuso i primi 40’ sotto di un gol. Un punteggio severo, sì, ma frutto delle diverse ingenuità difensive commesse da un Ambrì tanto volenteroso quanto distratto. Poi, una volta chiamati a inseguire, nella terza frazione di gioco gli uomini di Eric Landry hanno faticato a crearsi delle reali opportunità per il pareggio. Il 4-4, infine - e un po’ dal nulla - è giunto per mano di Chris DiDomenico al 56’37’’. E così - in seguito all’overtime, dove lo stesso canadese ha timbrato un palo, l’ennesimo di serata per i leventinesi - la sfida si è decisa ai rigori, dove a prevalere sono stati gli specialisti dei padroni di casa.
«Siamo stati ripagati»
Al termine della sfida, Daniele Grassi ha preferito vedere il «bicchiere mezzo pieno: per come si erano messe le cose questi sono due punti guadagnati». Il capitano dei biancoblù, inoltre, ha voluto sottolineare l’attitudine mostrata dalla sua squadra, che non si è scoraggiata ogniqualvolta è stata riacciuffata dai rivali bernesi. «Il modo in cui ci siamo imposti è stato un bel segnale. Caratterialmente abbiamo dimostrato di essere ben presenti, abbiamo lavorato nel modo giusto fino alla fine e per questo motivo siamo stati ripagati».
L’affermazione al cospetto dei seeländer, tuttavia, non può e non deve nascondere una serie di dubbi che al momento attanaglia la compagine leventinese. A cominciare, logicamente, da una fase difensiva che ultimamente fa acqua da tutte le parti. E sabato sera è pure venuto a mancare l’apporto del box-play, che finora era invece una certezza in casa Ambrì. «Sì, ultimamente abbiamo proprio notato che stavamo lavorando molto bene in termini inferiorità numerica e le statistiche – che vedono tuttora l’Ambrì al 3. posto in questa disciplina, ndr. - ne erano una perfetta testimonianza. Contro il Bienne, invece, abbiamo concesso due reti in altrettante situazioni di 4 contro 5. La sensazione, insomma, era che tutto girasse contro di noi».
Senn e Wüthrich in affanno...
Al di là dei primi due gol concessi (un po’ troppo facilmente) al Bienne, con un uomo in meno sul ghiaccio, a destare qualche preoccupazione è la facilità con cui gli avversari dell’Ambrì trovano la via della rete. A immagine delle marcature poi trovate da Sylvegard e Dionicio. Non è un caso, allora, che nelle ultime cinque partite i biancoblù hanno incassato 21 segnature. «Spesso - ci ha spiegato Grassi - quando si analizzano i gol subiti da una squadra si tende a incentrare il giudizio sui difensori e sui portieri. Tuttavia, il discorso va ampliato: bisogna innanzitutto limitare i dischi persi nella zona centrale del ghiaccio ed effettuare una fase di “forechecking” corretta. Quando riusciamo a eseguire bene questi fondamentali siamo solidi dietro e la sfida di Zurigo - dove abbiamo davvero concesso poco - ne è un esempio perfetto. Contro la compagine guidata da Martin Filander, invece, siamo stati meno bravi in questo senso e nel periodo centrale loro ci hanno prontamente puniti».
La sostanza dei fatti, però, è che - con o senza Cajkowsky, lasciato a riposo contro i seeländer a beneficio di Tierney - l’Ambrì concede decisamente troppo. Attualmente, sono infatti 98 le reti incassate nell’arco delle prime 29 sfide. Un dato, questo, sinonimo della peggior difesa - al pari del derelitto Ajoie - dell’intero campionato. Pesa, in tal senso, anche il rendimento tutt’altro che scintillante della coppia di portieri. Nelle ultime quattro circostanze in cui sono scesi sul ghiaccio - compresa la sfida di Rapperswil, dove sono stati impiegati entrambi - soltanto una volta a testa hanno chiuso al di sopra della soglia del 90% di parate. Senn ci è riuscito a Zurigo, mentre Wüthrich in occasione della vittoria contro il Friburgo. In generale, da inizio stagione - considerando tutti gli estremi difensori della National League - i due portieri dell’Ambrì viaggiano al di sotto della media, sia per gol subiti a partita, sia per quanto riguarda la percentuale di interventi riusciti. È vero, i biancoblù sono la terza squadra che subisce più conclusioni (totali e pure dal proprio slot) ma ciò non toglie che i due portieri elvetici debbano alzare il proprio rendimento.
... ma niente drammi
Al fronte del successo di sabato, comunque, non mancano ovviamente anche gli aspetti positivi. In primis, non va sottovalutata l’importanza di aver vinto uno scontro diretto. A un certo punto della serata - con i risultati dalle altre piste che erano tutti avversi ai leventinesi - l’Ambrì si ritrovava virtualmente a +1 dal penultimo posto in graduatoria e con una partita in più. Ora, invece, i punti di vantaggio sono 4, dal Berna, mentre il Langnau, decimo, dista 2 lunghezze.
Infine, detto della fragilità difensiva, va altresì evidenziata una produzione offensiva che contro i seeländer ha convinto. Una linea inedita, in particolare, è sembrata convincente e meritevole di una riconferma. Quella formata da Pestoni, De Luca e Formenton. Il ticinese - ai margini (in sovrannumero o da 13. attaccante) contro Friburgo e Davos e poi poco in evidenza nelle successive tre partite - ha riguadagnato una posizione in un blocco più adatto alle sue caratteristiche. L’italiano, dal canto suo, nelle ultime cinque partite è tornato a ricoprire un ruolo forse a lui più naturale, ovverosia quello di centro. Formenton, invece, è ricomparso sul tabellino dei marcatori a distanza di un mese, l’ultima volta risaliva al rocambolesco 5-4 sull’Ajoie.
