Effetto Trump: e se le Nazionali europee boicottassero il Mondiale USA?

Le minacce di Donald Trump contro la Groenlandia e le sue ingerenze nei confronti dell'intero Vecchio continente stanno avendo forti ripercussioni. Non solo sulla solidità della NATO e della cosiddetta Pax Americana, ma anche in ambiti che meno hanno a che fare con la geopolitica. I vertici del calcio europeo, per esempio, stanno guardando con crescente preoccupazione alle dichiarazioni del tycoon sulla possibile annessione (anche violenta) della Groenlandia. Che impatto potrebbe avere sul Mondiale 2026, co-ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico?
Le discussioni
Secondo quanto riportato dal Guardian, il tema è stato oggetto di discussioni informali ieri a Budapest, a margine delle celebrazioni per il 125. anniversario della federazione calcistica ungherese. Una ventina di presidenti di federazioni europee avrebbero affrontato la questione, consapevoli che, in caso di escalation, potrebbe rendersi necessaria una risposta coordinata a livello continentale. Tra gli argomenti emersi anche le implicazioni per la Coppa del mondo, che si svolgerà tra giugno e luglio, con ben 78 delle 104 partite previste negli Stati Uniti.
Finora le istituzioni calcistiche hanno mantenuto un profilo prudente, evitando prese di posizione pubbliche su una situazione in rapida evoluzione che coinvolge la Danimarca, membro della UEFA. Tuttavia, la pressione per una reazione potrebbe aumentare qualora Trump non arretrasse. Alcuni dirigenti ritengono che un’eventuale aggressione militare alla Groenlandia rappresenterebbe una linea rossa, tale da giustificare un boicottaggio guidato dalla UEFA o altre misure di protesta nei confronti dell’amministrazione statunitense.
L'imbarazzo FIFA
In casa FIFA, intanto, c'è imbarazzo. Solo un mese fa, Gianni Infantino consegnava a Donald Trump il Premio per la pace FIFA - un riconoscimento fatto su misura per il tycoon - nel corso di una grottesca cerimonia al Kennedy Center. Oggi, invece, Trump minaccia azioni militari contro alleati europei. «Imbarazzo». Sarebbe proprio questo, secondo informazioni raccolte dal giornale britannico, il sentimento dominante fra i funzionari di medio e alto livello all'interno dell'associazione calcistica. Già nei giorni in cui Trump riceveva il premio, all'interno della FIFA regnava un certo disagio, poiché l'organo di governo non aveva rivelato alcun dettaglio sul processo di selezione del premiato. Ora, però, secondo una fonte autorevole citata dal Guardian, «il disagio si è trasformato in profondo imbarazzo» e diversi funzionari hanno espresso il loro malcontento per il modo in cui è stata gestita la vicenda.
Un tema discusso
Ma torniamo sul boicottaggio. Le richieste, riportano i media internazionali stanno guadagnando visibilità. In Germania, il politico conservatore Roderich Kiesewetter ha dichiarato di faticare a immaginare una partecipazione europea al Mondiale nel caso in cui Washington mettesse in atto le sue minacce sulla Groenlandia o aprisse una guerra commerciale con l’Unione europea. Nei Paesi Bassi, una petizione a favore del boicottaggio ha raccolto quasi 90.000 firme.
In Francia, si legge su Le Monde, la ministra dello Sport Marina Ferrari ha escluso, allo stato attuale, una volontà di boicottare la competizione. Ma esiste una certa pressione politica: il deputato della France insoumise Éric Coquerel, ad esempio, ha chiesto di spostare il Mondiale esclusivamente in Canada e Messico, giudicando inaccettabile giocare negli Stati Uniti alla luce delle politiche di Trump.
