Fascino o preoccupazione?

Incredibile ma vero, malgrado una storia ormai più che centenaria, la Coppa Svizzera non smette di stupire. E pensare che - dall’anno della sua fondazione, il 1925 - di exploit e colpi di scena ve ne sono stati parecchi. Il sovvertimento dei pronostici, in fondo, è una componente intrinseca di questa manifestazione. Eppure, grazie a una serie di inaspettati epiloghi, la sorprendente edizione attualmente in corso è già passata alla storia.
Tanti capitomboli sin dall’inizio
Delle avvisaglie - affinché si potesse verificare un qualcosa che, dopo tutto questo tempo, risultasse ancora sorprendente - in realtà ce n’erano state sin dal primissimo turno, quando due compagini del massimo campionato elvetico (Thun e Lugano, che peraltro occupano stabilmente le prime posizioni della graduatoria) avevano dovuto salutare anzitempo la competizione a eliminazione diretta. Poi, allo stadio dei sedicesimi di finale, altre tre squadre di Super League (Zurigo, Servette e Young Boys) sono finite al tappeto al cospetto di avversari sulla carta assai meno quotati. La stessa sorte l’hanno incredibilmente sfiorata anche Basilea e San Gallo, entrambi capaci, tuttavia, di salvarsi ai calci di rigore.
Così - per il cosiddetto rotto della cuffia - ad accedere allo stadio degli ottavi di finale di Coppa Svizzera sono state appena sette delle dodici squadre che militano in Super League. Tra un k.o. inaspettato e l’altro, sono quindi giunte fino al penultimo atto del torneo solo in due: il Grasshopper (che ha avuto la meglio sui pari categoria del Sion) e il già menzionato San Gallo, sopravvissuto pure agli assalti del Basilea (in quello che è stato il big match dei quarti di finale). Lo scalpo del Lucerna se lo è invece preso lo Stade-Lausanne - attuale quarta forza della lega cadetta - mentre l’Yverdon ha approfittato dell’accoppiamento vantaggioso con un’altra squadra di Challenge League, il Neuchâtel Xamax. Il risultato globale? Per la prima volta da venti anni a questa parte nella semifinale di Coppa Svizzera figurano soltanto due squadre del massimo campionato elvetico.
Chi ne approfitta?
Un fatto, questo, di per sé raro ma non unico, siccome esattamente lo stesso scenario si era per l’appunto già presentato nella stagione 2005/06. In quella circostanza, però, le due squadre di Challenge League (Sion e Winterthur) si erano ritrovate a battagliare l’una contro l’altra, mentre quest’anno - visto quanto emerso dai sorteggi - l’urna ci potrebbe regalare potenzialmente la prima finale della storia della competizione senza nemmeno una squadra appartenente alla prima categoria del calcio svizzero.
L’occasione, va da sé, è altrettanto ghiotta per San Gallo - che sfida l’Yverdon, nella replica del penultimo atto di quattro anni or sono - e Grasshopper, ovvero delle squadre chiamate a duellare contro avversari di categoria inferiore. I biancoverdi - dopo le delusioni patite in finale nel 2021 e 2022 al cospetto di Lucerna e Lugano - sono ormai in cerca di una seconda affermazione in Coppa Svizzera (dopo quella del 1969) da quasi sei decenni. Nell’atto conclusivo del torneo, nessuno ha fatto peggio di loro - che vantano un solo successo al fronte di cinque battute d’arresto - ma i sangallesi intendono seriamente rimpinguare un palmarès che a oggi appare abbastanza spoglio. Discorso diverso per le Cavallette che, per contro, possono ulteriormente arricchire una bacheca tanto gloriosa quanto ormai impolverata. La compagine zurighese, nobile decaduta, non vince una delle due competizioni nazionali dalla conquista della Coppa Svizzera nella stagione 2012/13.
I successi più insperati
A dipendenza dell’esito delle semifinali - programmate il 18 e 19 aprile - potrebbe restare concreta la possibilità di rivivere un momento che, almeno sin d’ora, si attesta come un unicum nella storia di questa gloriosa competizione. Il riferimento va, nuovamente, alla stagione 2005/06, quando il Sion - che poi impreziosì la sua annata centrando anche la promozione in Super League - sconfisse lo Young Boys in finale, divenendo in quel modo la prima squadra di lega cadetta a vincere la Coppa Svizzera. L’impresa dei vallesani, nello scorso mese di giugno, poteva essere addirittura sorpassata dall’incredibile cavalcata del piccolo Bienne - formazione di Promotion League - che però sul più bello ha dovuto cedere il passo al ben più grande Basilea.
Diversi, ma comunque meritevoli di una menzione, i casi riguardanti Wil e Zurigo che - rispettivamente nella stagione 2003/04 e 2015/16 - hanno conquistato il Trofeo Sandoz salvo poi dover disputare il seguente campionato in Challenge League. Entrambi i club, tuttavia, facevano ufficialmente ancora parte del massimo campionato, seppur i tigurini arrivarono all’incontro finale (al cospetto, ahinoi, del Lugano) già matematicamente certi di retrocedere.
Le big svizzere sono in affanno
Chissà, dunque, se al Wankdorf di Berna sarà per la seconda volta una squadra di lega cadetta a festeggiare o se, invece, una tra San Gallo e Grasshopper riuscirà ad approfittare di un tabellone sulla carta agevole. Certo è che trovare solamente due compagini di Super League - tra cui gli zurighesi penultimi in graduatoria - in semifinale di Coppa Svizzera, può risultare un segnale preoccupante. E a testimonianza di uno stato di salute tutt’altro che eccelso del nostro calcio, vi è pure l’andamento negativo - e certificato dall’impietoso ranking stilato dalla UEFA - dei nostri club in ambito europeo. Le (ex) grandi società svizzere stentano e il fatto che il Thun (senza nulla da togliere comunque ai bernesi neopromossi) si trovi a capeggiare la Super League a febbraio - e per giunta con 9 punti di vantaggio sull’inseguitrice più diretta - qualcosa vorrà pur dire.
