Giro d'Italia al via: tutti a caccia di Vingegaard

Nella storia del ciclismo solo sette uomini sono riusciti nell’impresa di conquistare tutti e tre i Grandi Giri: Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador, Vincenzo Nibali e Chris Froome. Tra poco più di tre settimane a questo ristretto circolo potrà però aggiungersi un nome nuovo. Quello di Jonas Vingegaard, grande favorito per la conquista della 109. edizione del Giro d’Italia, al via oggi dalla Bulgaria. Il danese della Visma si presenta per la prima volta ai nastri di partenza della Corsa Rosa con l’obiettivo di completare la Tripla Corona, forte della doppietta al Tour de France nel 2022 e 2023, e del trionfo alla Vuelta della passata stagione. Un’impresa che gli permetterebbe di bruciare sul tempo persino il grande rivale Tadej Pogacar. Al fuoriclasse sloveno, assente in questo Giro, manca ancora il successo alla Vuelta (gara a cui non partecipa dal 2019), mentre ha già trionfato in Italia nel 2024. Il suo fu un autentico dominio: sei vittorie di tappa e quasi dieci minuti di vantaggio nella classifica generale sul primo degli inseguitori. In molti temono che il copione possa essere simile anche con Vingegaard, considerata la superiorità che sembra avere sulla concorrenza. D’altronde basta la sola assenza di «Pogi» a spianargli la strada. Da due anni e mezzo a questa parte, lo sloveno è stato l’unico in grado di precedere il danese in una corsa a tappe, quando quest’ultimo l’ha portata a termine. Almeno sulla carta si fatica allora a trovare un profilo in grado di lottare ad armi pari con il leader della Visma. A maggior ragione dopo che il suo sfidante più accreditato della vigilia e capitano designato del Team UAE, João Almeida, è stato costretto a rinunciare a causa di un virus.
Tanta lotta per il podio
In una corsa di tre settimane, però, tutto può succedere. Soprattutto al Giro d’Italia, dove le condizioni meteorologiche sono sempre un grande imprevisto, e non sono mancati negli anni clamorosi ribaltoni. Come successo appena dodici mesi fa, quando nella penultima tappa Simon Yates approfittò dell’immobilismo di Isaac del Toro, intento a controllare il suo più diretto inseguitore nella generale Richard Carapaz, per andarsene sul Colle delle Finestre e sfilare la Maglia Rosa al messicano. I tre protagonisti non ci saranno quest’anno (il britannico ha nel frattempo appeso la bicicletta al chiodo), ma alle spalle di Vingegaard saranno comunque in molti a giocarsi il podio e cercare di farsi trovare pronti nel caso in cui le circostanze permettano di attaccarlo. In prima fila, due ex vincitori della corsa: Egan Bernal e Jai Hindley. Il colombiano della INEOS non sale sul podio di un Grande Giro proprio dal trionfo in Maglia Rosa del 2021. In questo avvio di stagione è apparso in ottima condizione, ed è reduce dal secondo posto assoluto al Tour of the Alps, concluso alle spalle di Giulio Pellizzari. Dal canto suo Hindley dovrà però condividere i gradi di capitano all’interno della Red Bull-Bora proprio con il 23.enne italiano. Pellizzari è salito sul podio in tutte e tre le corse a tappe a cui ha partecipato nel 2026, e dopo aver centrato la top 10 sia al Giro sia alla Vuelta durante la passata stagione, sembra quest’anno pronto per tentare l’assalto a un posto sul podio. Sensazione condivisa anche dai bookmaker, che lo indicano come favorito per un piazzamento alle spalle di Vingegaard. La Decathlon, senza Paul Seixas, punterà su Felix Gall, mentre in casa UAE, dopo la defezione di Almeida, il ruolo di capitano è scivolato sulle spalle di Adam Yates, che riceverà il supporto, tra gli altri, anche del nostro Jan Christen.
La carta elvetica
Il 21.enne è sulla carta la migliore pedina di una pattuglia rossocrociata che comprende anche il fratello Fabian (Pinarello Q36.5), Johan Jacobs (Groupama-FDJ), Robin Froidevaux e Fabian Lienhard (Tudor). La sua preparazione non è stata tuttavia delle migliori, complice la caduta alla Milano-Sanremo che gli ha procurato la frattura della clavicola. La sua condizione sarà dunque tutta da testare, ma c’è da aspettarsi che andrà verosimilmente in crescendo nel corso delle tre settimane. In ogni caso, l’argoviese ha annunciato che godrà dalla sua squadra di una certa libertà per sganciarsi dai suoi compiti di gregario e andare a caccia di un successo di tappa. Magari proprio a Carì, il 26 maggio.
Prima di Roma si passa in Ticino
La tappa tutta ticinese aprirà come noto la terza e decisiva settimana, con l’ascesa in Leventina che sarà il quarto di sei arrivi in salita. Qualche giorno più tardi quelli ad Alleghe e Piancavallo disegneranno invece la classifica finale, prima dell’ormai tradizionale passerella finale a Roma. Prima d’allora il gruppo ha da percorrere ancora 3.468 km. I primi 147 condurranno oggi la carovana da Nessebar a Burgas, lungo le sponde del Mar Nero e metteranno in palio la prima ambita Maglia Rosa. A giocarsela saranno presumibilmente i velocisti – su tutti Paul Magnier, Dylan Groenewegen e l’italiano Jonathan Milan – ma le due tappe più movimentate dei giorni successivi, sempre in Bulgaria, lasciano presagire un ulteriore cambio di leader prima del trasferimento in Italia di lunedì. In ogni caso, sarà una volta arrivati nella vicina penisola che la corsa entrerà nel vivo. A partire dal primo vero test, in programma il 15 maggio nella settima tappa, la più lunga di questa edizione, quando si scalerà il Blockhaus. Due giorni più tardi è invece previsto il secondo arrivo in salita al Corno alle Scale, mentre la seconda settimana – che si aprirà con l’unica cronometro – proporrà solamente quello di Pila (24 maggio).

