La tappa

Giro d'Italia: «Lo spettacolo sarà assicurato»

Simone Pedrazzini, assistente direttore sportivo del Team UAE, analizza i segreti della frazione: «Anche se corta è difficile, e dopo il giorno di riposo sarà ancora più insidiosa» – Il direttore di corsa del Giro: «Potrà essere decisiva»
© GABRIELE PUTZU
15.04.2026 06:00

«Sarà una delle tappe più difficili di tutta la corsa e potrà risultare determinante per decidere chi si porterà a casa il successo finale». Stando al direttore di corsa Stefano Allocchio, la frazione tutta ticinese del Giro d’Italia promette grande spettacolo. Certo, il breve chilometraggio (sono solo 113 quelli previsti tra Bellinzona e Carì) non la farà probabilmente passare alla storia come uno dei classici «tapponi». Tuttavia, il dislivello è importante e la sua collocazione all’interno delle tre settimane di corsa la rende una tappa di sicuro interesse. Di questo è convinto anche Simone Pedrazzini, assistente direttore sportivo dell’UAE Team Emirates. Uno che queste strade le conosce alla perfezione. Non soltanto perché, essendo di Osogna, le ha percorse molte volte, ma anche perché al Tour de Suisse del 2024, durante l’ultimo arrivo di una corsa World Tour a Carì, era sull’ammiraglia della formazione emiratina a festeggiare la doppietta conquistata con Adam Yates e João Almeida.«È la frazione che dà il via all’ultima settimana di gara e arriva dopo una tappa molto facile (la Voghera-Milano, ndr) e soprattutto dopo il giorno di riposo» fa notare Pedrazzini. «Gli uomini di classifica proveranno dunque a testare le gambe dei rivali dopo due giornate di relax».

I migliori saranno protagonisti

Il 58.enne non si attende distacchi enormi, «anche se su una salita come quella di Carì se non si è in giornata si fa veramente dura». Le quattro asperità che il gruppo si troverà ad affrontare a metà percorso, nel suo passaggio nel circuito che si articola in Val di Blenio, daranno senza dubbio l’opportunità ad alcuni fuggitivi di prendere il largo, ma difficilmente permetteranno una grande selezione fra i migliori. «Mi aspetto allora che la salita conclusiva - difficile, seppur regolare - venga presa di petto dal gruppo degli uomini di classifica sin dalle prime rampe, per provare a dare la caccia ai battistrada».

La prima volta per Vingegaard

Uomini di classifica che, a meno di un mese dal via della corsa, non sono ancora stati tutti definiti in via ufficiale. Quel che è certo è che non ci sarà Tadej Pogacar. Il fuoriclasse sloveno ha deciso di concentrare le proprie energie sul Tour de France, ma sarà comunque possibile ammirarlo sulle strade ticinesi nel mese di giugno, quando il Tour de Suisse farà tappa a Locarno. I favori del pronostico per il 26 maggio a Carì - e per il successo finale - puntano quindi tutti sul grande rivale di «Pogi», Jonas Vingegaard. Alla sua prima partecipazione alla corsa rosa, il danese andrà a caccia della vittoria per completare la sua collezione di successi nei Grandi Giri. «L’uomo da battere è indubbiamente lui», conferma Pedrazzini. «Negli ultimi anni ha dimostrato di avere pochissimi passaggi a vuoto e anche in questo inizio di stagione si è confermato su livelli altissimi. Come UAE proveremo a rendergli la vita difficile con il nostro capitano João Almeida. Avremo però a disposizione anche ottime pedine da poterci giocare per cercare i successi nelle singole tappe».

L’occasione per Christen

E una di queste pedine non può che essere rappresentata da Jan Christen. Il 21.enne argoviese ha già mostrato a più riprese il suo indiscutibile talento, scontrandosi però talvolta con una certa immaturità tattica nel leggere le gare, del resto comprensibile vista la giovane età. Un successo svizzero al Giro manca dal 2021, quando riuscirono ad imporsi sia Mauro Schmid, sia il compianto Gino Mäder. Quale occasione migliore, allora, della tappa di casa per mettere fine a questo digiuno? «Sarà fondamentale vedere come Jan arriverà fisicamente alla terza settimana, essendo per lui la prima esperienza in un Grande Giro», dice Pedrazzini, certo però che, nel caso, a spingerlo ci sarà una marea di bandiere rossocrociate: «Lo abbiamo già visto nei precedenti arrivi del Tour de Suisse a Carì: i ticinesi hanno sempre risposto presente». E lo faranno, ne siamo certi, anche per il Giro d’Italia.

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