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Milano Cortina 2026

I Giochi invernali e il gioco dei ricordi

Per due settimane ogni medaglia avrà più o meno lo stesso sapore, i confini tra le discipline più popolari e quelle di nicchia si assottiglieranno, ma solo alcune imprese rimarranno scolpite per sempre nella memoria collettiva
Fernando Lavezzo
06.02.2026 06:00

Lara Gut-Behrami si asciuga una lacrima tenendo in mano la medaglia d’oro appena vinta in superG. Un’immagine bellissima, emozionante, capace di coronare una carriera già straordinaria e di segnare indelebilmente, almeno dal nostro punto di vista, le Olimpiadi invernali di Pechino 2022. Un’immagine che purtroppo non rivedremo a Milano Cortina 2026. La ticinese, infortunatasi in novembre, non ci sarà. Avremo altre eroine e altri eroi da celebrare. Osanneremo campioni già popolari e affermati e ne scopriremo di nuovi, forse mai sentiti prima. Cercheremo conferme nello sci alpino, che quattro anni fa garantì alla delegazione svizzera ben nove delle sue quindici medaglie. E ci avventureremo in territori inesplorati, come quello dello scialpinismo, al suo debutto nel programma olimpico. Ammireremo la nazionale di hockey più forte di sempre, con ben dieci giocatori di NHL, e torneremo esperti di curling, familiarizzando, pietra dopo pietra, con questi campioni della porta accanto, armati di scope, senso tattico e sangue freddo. Da oggi al 22 febbraio, ogni podio avrà più o meno lo stesso sapore, la stessa carica emotiva, lo stesso peso nel medagliere, con la sola discriminante del metallo: un oro varrà più di cinquanta argenti. È la magia dei Giochi che si rinnova, continuando a regalarci trionfi inaspettati e nuovi idoli da applaudire.

Poi la fiamma si spegnerà. E a restare scolpite per sempre nella memoria collettiva di una nazione – o persino in quella globale – saranno solo alcune di queste fantastiche imprese. Altre, inevitabilmente, sbiadiranno con gli anni, riaffiorando solo in occasioni speciali: un filmato d’archivio, una ricorrenza, un vecchio ritaglio di giornale. Insomma, le medaglie sono tutte uguali, sì, ma alcune – parafrasando George Orwell – sono più uguali di altre. Giusto? Sbagliato? Semplicemente, succede. Per rendersene conto, basta un piccolo test, senza dover intraprendere lunghi viaggi nel tempo: quanti di noi ricordano tutti e quindici i podi ottenuti quattro anni fa a Pechino dalla nostra spedizione? Difficile, vero? Abbiamo gioito, abbiamo provato orgoglio, ci siamo commossi sulle note del salmo svizzero o per un bronzo vinto sul filo dei centesimi. Poi, senza cattiveria e premeditazione, ognuno ha fatto la sua cernita, liberando spazio in memoria per archiviare nuovi ricordi, nuove informazioni, nuovi miti. A volte, banalmente e brutalmente, è anche una questione di popolarità. Ci sono personaggi che bucano lo schermo più di altri e diventano improvvisamente delle celebrità. Come Simon Ammann, saltato fuori dal nulla, o quasi, sui trampolini di Salt Lake City 2002. E poi capace di ripetere la clamorosa doppietta a Vancouver, otto anni dopo. Ci sono discipline che mettono d’accordo tutti, in tutto il mondo, e altre più di nicchia, magari legate a tradizioni locali (il pattinaggio di velocità nei Paesi Bassi, per esempio). Ci sono sport invernali che godono di visibilità durante tutta la stagione – lo sci, l’hockey –, e altri che riemergono a cadenza quadriennale. Nei prossimi sedici giorni i confini tra le varie discipline si assottiglieranno, fino a sparire o quasi. Poi ritorneranno. Il fatto che le prime medaglie di questi Giochi vengano assegnate in una gara definita «regina», la discesa maschile di domani (quella femminile seguirà domenica), suggerisce l’esistenza di una «gerarchia». Succede anche alle Olimpiadi estive, con le finali dei 100 metri. Dunque, dopo il primo weekend di Milano Cortina 2026, potremmo già avere due nuove immagini da consegnare alla memoria collettiva. Quella nazionale, se a trionfare saranno i colori rossocrociati. O quella globale, qualora prendesse forma il folle disegno di Lindsey Vonn, tornata a gareggiare con una protesi nel ginocchio destro e decisa ad andare fino in fondo nonostante la recente rottura del crociato sinistro. Non resta che godersi diciassette giorni di emozioni e grandi storie. Il resto lo faranno i ricordi.

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