I grandi club sono in vetrina

Quasi tutti i grandi club calcistici vendibili del mondo sono in vendita, e il 2023 sarà l’anno del record: se la scorsa primavera il Chelsea è stato acquistato per più di 5 miliardi di dollari, non è fantafinanza ritenere che lo sceicco della situazione possa valutare un Manchester United o un Liverpool molto di più. Ma cosa sta davvero per succedere?
Il caso Chelsea
Intanto sta succedendo che le proprietà statunitensi, soprattutto quelle dei club inglesi (in Premier League 10 su 20), si stanno rendendo conto che il calcio non è poi questo grande affare. Nemmeno quando, e accade raramente, i club sono bene amministrati sia dal lato finanziario sia da quello sportivo. Possono essere in utile, come Real Madrid e Manchester City, ma si tratta comunque di poca cosa rispetto al fatturato e alle ricapitalizzazioni necessarie per restare ad alto livello o arrivarci. La lampadina è stata accesa dal Chelsea, che Roman Abramovich è stato costretto a vendere a causa delle sanzioni nei confronti della Russia. Ecco, il consorzio statunitense guidato da Todd Boehly, che già nel 2019 ci aveva provato ricevendo un no di Abramovich a qualsiasi cifra, ha messo le mani sul club di Stamford Bridge pagandolo 5,07 miliardi di dollari. Per l’imprenditore russo un dolore, ma anche un affare: dopo aver pagato il Chelsea 233 milioni di dollari nel 2003, ci ha investito circa 1,3 miliardi nel corso degli anni, e i conti sono presto fatti. Nel bilancio anche le due Champions League vinte, le cinque Premier League e tutto il resto.
La famiglia Glazer
I 5 miliardi per il Chelsea sono stati la valutazione di un club con 145 milioni di tifosi sparsi in tutto il mondo. Allora quanto vale il Manchester United, che di milioni di tifosi ne ha 750? Al di là del fatto che queste cifre siano spesso in libertà, non c’è dubbio che la famiglia Glazer ritenga chiusa la sua avventura allo United, che come azionista di maggioranza amministra dal 2005 dopo averlo acquistato a debito. Un caso quasi unico a questo livello: in pratica investendo di loro 300 milioni di dollari, gli americani hanno comprato un club che ne valeva circa 900, con la differenza finanziata da prestiti garantiti da beni del club stesso. Negli ultimi 18 anni i Glazer sono costati al Manchester United 1,2 miliardi di dollari fra capitale, interessi, dividendi distribuiti (200 milioni in totale) e remunerazioni folli per tutti i membri della famiglia. Che dopo tante stagioni sportivamente disastrose, ora anche con i conti in rosso, sogna il colpo grosso da 10 miliardi, ma potrebbe accontentarsi anche di meno.
Il mercato
I club sul mercato sono tanti, e gli acquirenti non mancano, tra Paesi arabi alla ricerca di immagine - e di strumenti per il soft power - e fondi di investimento americani: della scorsa estate è stato il passaggio del Milan dal fondo Elliott al RedBird di Gerry Cardinale, con valutazione di 1,1 miliardi. In vendita è adesso l’Inter degli Zhang, che entro il 2024 devono rientrare di un megaprestito, con più o meno la valutazione del Milan, ma il discorso vale per mezza Serie A: questione di poco per la Sampdoria, occhio a Verona e Udinese. Per la loro struttura societaria, Real Madrid, Barça e Bayern Monaco non saranno mai in vendita, il PSG qatariota ha la proprietà più ricca del mondo, e allora ecco che le quotazioni stellari riguarderanno i club di Premier League. Lo scorso novembre il Fenway Group, cioè gli americani azionisti di maggioranza del Liverpool, ha dato mandato a Goldman Sachs e Morgan Stanley di trovare acquirenti, con una prospettiva di valutazione a metà strada fra Chelsea e Manchester United. Comunque è clamoroso che i due club inglesi più amati, presunte macchine da soldi, siano in vendita, per non parlare di tutta la classe media in attesa di una buona offerta per trasformarsi nel Newcastle (azionista all’80% PIF, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita) della situazione.
Mondiale e Superchampions
Senza andare sui massimi sistemi, dopo il fallimento del progetto Superlega i posti inglesi nell’Europa che conta, cioè la Champions League, sono rimasti quattro, mentre i club con grande potenziale di spesa sono una decina e per fare la differenza occorrono sempre più soldi. Nella testa dei concreti proprietari americani si è fatta quindi largo un’idea: in assenza di regole come il salary cap, e della volontà di farle rispettare, in prospettiva non sarà possibile competere in Europa ma nemmeno in Premier League con chi ha risorse illimitate e nemmeno punta al guadagno, ma soltanto a ripulirsi l’immagine. Quindi campo sempre più libero per una Premier League all’araba, con investimenti statunitensi in mercati sottovalutati come la Serie A, la Ligue 1 e la Liga spagnola. Chiaramente l’unica difesa contro la legge del più ricco è l’azionariato diffuso, ma oltre a Real Madrid, Barcellona e quasi tutta la Bundesliga ci sono pochi altri esempi e nessuno di alto rango. Per questo nel 2023 accadrà davvero di tutto, perché fra un anno partirà la nuova Champions di Ceferin e tutti vogliono arrivarci con una proprietà stabile e disposta a qualsiasi spesa. Poi dal 2025 il Mondiale FIFA per club quadriennale e a 32 squadre, quello che in prospettiva potrebbe diventare il vero Mondiale, dominato dai più ricchi.

