Hockey

Inti Pestoni: «Sono disposto quasi a tutto, pur di aiutare l’Ambrì Piotta»

Dopo un paio di settimane di silenzio, imposto dalla società, la bandiera biancoblù torna a parlare – Sabato avrà inizio la temuta serie di playout contro l’Ajoie: «Non dovremo farci prendere dal panico» – Quest’anno, il ticinese è stato spesso relegato a un ruolo secondario: «Mi sono posto tante domande»
©CdT/Gabriele Putzu
Alex Isenburg
17.03.2026 23:25

Sono delle settimane delicate, quelle che sta vivendo l’Ambrì Piotta. E altrettanto complicato è il momento che sta attraversando il suo giocatore più rappresentativo: Inti Pestoni. Il che non significa, per forza, che vi sia un nesso – in termini di causa-effetto – ma le enormi difficoltà della compagine leventinese vanno di pari passo con quelle del «figlio della valle». La resa dei conti, però, si sta avvicinando e la squadra biancoblù, così come il suo idolo indiscusso, è chiamata a reagire. Di tempo, in sostanza, non ne è rimasto più molto. Sabato, infatti, inizia una serie cruciale al cospetto dell’Ajoie.

Vietato avere paura

Nonostante le mille peripezie (sportive e societarie) fronteggiate nei recenti mesi, ritrovare l’Ambrì – al termine della regular season – al penultimo posto della classifica non era un qualcosa di scontato. Discorso diverso, invece, per i giurassiani, che dal loro approdo in National League hanno sempre e solo assunto il ruolo di fanalino di coda del campionato. Nello scomodo contesto dei playout, gli uomini guidati da Greg Ireland sono dei veri e propri habitué. «È vero – ha riconosciuto Pestoni – loro, spesso, si sono dovuti confrontare con tali vicissitudini, perciò, sono sicuro che si presenteranno pronti per l’occasione. Hanno già dimostrato di essere combattivi, inoltre, sanno esattamente come giocare partite di questo tipo». In casa Ambrì, a prevalere, deve essere la volontà di chiudere il prima possibile una stagione a dir poco tremenda. «Sì, vogliamo assolutamente rifarci. L’inizio della nostra annata è stato negativo e con il passare del tempo la situazione è perfino peggiorata. Quando le cose non vanno per il verso giusto, tuttavia, è difficile invertire la rotta. Speriamo, dunque, di chiudere questo capitolo al più presto, in modo da tale da ricominciare l’anno prossimo nel migliore dei modi. La sfida contro l’Ajoie – ha spiegato l’attaccante – potrebbe rivelarsi un nuovo inizio».

Seppur l’eventuale spauracchio dello spareggio promozione/relegazione sia ancora lontano, il pericolo più grande, in situazioni del genere, è quello di lasciarsi sopraffare dalla paura. Un sentimento al quale i leventinesi non si possono abbandonare. «Dobbiamo mettere in conto che la serie potrebbe protrarsi a lungo. Quindi, dovremo essere bravi a non andare nel panico. Specialmente, se le cose dovessero mettersi male nel primo incontro».

La percezione del pericolo

Per Inti, le insidie legate ai playout non rappresentano di certo una prima assoluta. L’ultima circostanza in cui ha sperimentato l’ebbrezza – si fa per dire – di questo momento, vestiva la maglia del Davos e correva l’anno 2019. Ma a casa sua, ad Ambrì, ha pure vissuto degli scenari ben più preoccupanti. Basti pensare – rammentando gli anni più bui, vedi 2011 e 2012 – alle criticità riscontrate nei tempi in cui il numero 18 biancoblù era ancora un ragazzino. «Credo che la percezione del pericolo dipenda molto dall’età» – ha spiegato Pestoni. «Allora, inconsciamente, non avevo ben chiaro cosa significasse giocare per la salvezza. Ora affronto la situazione con una mentalità diversa e dopo quell’esperienza ho capito che può succedere davvero di tutto». Ricordi che potrebbero diventare utili per tutto il gruppo? «Ogni giocatore esperto – non per forza nell’ambito dei playout – potrà dare un contributo alla squadra, soprattutto ai giovani».

Pestoni – fatta eccezione per una parentesi oltre Gottardo (tra Zurigo, Davos e Berna) – ha sempre rappresentato il cuore pulsante dell’Ambrì. Ultimamente, tuttavia, sentire la sua voce è divenuto vieppiù complicato. Una scelta sua o del club? «È stata la società a preferire che io non rilasciassi più interviste» – ha chiarito il diretto interessato. «Ora, visto che se ne è fatto un gran parlare, si è deciso di fare un passo indietro e io sono tornato a rispondere alle vostre domande, senza problema alcuno».

«Intensità? Devo imparare»

Le diverse esclusioni che lo hanno coinvolto, hanno indubbiamente contribuito a generare delle discussioni. Infatti, per sei volte – divise equamente tra la gestione di Landry e quella di Tapola – Pestoni è finito addirittura in sovrannumero. E per una buona metà della regular season, il suo ruolo è stato di secondo piano: schierato in 4. linea, oppure impiegato come 13. attaccante o, per l’appunto, confinato in tribuna. «Non lo nego – ha ammesso Pestoni – non poter scendere sul ghiaccio è frustrante e non mi fa piacere. Non si tratta, però, di un caso isolato. Il mio contributo è stato spesso secondario con ognuno degli staff tecnici che ci hanno guidato».

Inti, insomma, si è fatto anche un esame di coscienza. «Mi sono posto tante domande, anche se rimuginare sul passato non ha troppo senso. Parlarne apertamente con Tapola, invece, è stato utile, poiché lui ha chiarito – successivamente anche pubblicamente – ciò che sia aspetta da me e da ogni altro giocatore». Ha parlato di «intensità», il tecnico finlandese, che dal suo arrivo in Leventina non ha lesinato provvedimenti forti. «Sono consapevole che sotto quell’aspetto non ho mai fatto stravedere – ha risposto Pestoni – ma non ci sono tante opzioni: se voglio giocare devo imparare a fare quello che chiede l’allenatore».

«La mia volontà è restare qui»

E in ottica futura? Il finnico ha siglato un accordo triennale con l’Ambrì, che ha altresì un contratto con l’attaccante valido fino al termine della prossima stagione. «Io non ho nessun problema con lui – ha precisato Pestoni – e comprendo che le sue decisioni sono rivolte al bene della squadra e non sono di carattere personale. A fine stagione, verosimilmente, ci siederemo nuovamente a un tavolo per parlare, ma da parte mia ribadisco la volontà di restare. L’opzione del ritiro, inoltre, non l’ho ancora contemplata. Non sono pronto a smettere: sento di avere ancora tanto da dare. Non voglio porre fine alla mia carriera, ma un altro anno così non lo voglio passare».

Potrebbe significare, in qualche modo, osservare un giocatore diverso nei prossimi anni? Forse più propenso al sacrificio, forse perfino in una posizione differente. Alla terza partita di campionato, tanto per intenderci, Inti – che era poi stato definito «un prototipo ideale di centro» – non era stato impiegato, come da abitudine, in qualità di ala da Luca Cereda. «Un’esperienza che non ho affatto disdegnato, per cui sarei disposto anche a convertirmi a un ruolo diverso. In generale – ha chiosato Pestoni – sono disposto quasi a tutto pur di giocare e provare ad aiutare la squadra». L’Ambrì, ora più che mai, ha bisogno del contributo di tutti. E affidarsi anche a un giocatore come Pestoni – dall’indubbia classe e dalla comprovata esperienza – potrebbe rivelarsi una mossa vincente.