Khvicha Kvaratskhelia, un talento da Pallone d'Oro

Gli appassionati di Serie A, Khvicha Kvaratskhelia, lo conoscono già da diversi anni. Coloro i quali, invece, sono più avvezzi al calcio internazionale, stanno scoprendo le mirabolanti gesta del georgiano solo di recente. Anche perché, non ce ne vogliano gli estimatori della Ligue 1 – che tra i migliori cinque campionati europei resta il meno seguito al di fuori dei propri confini nazionali – è proprio sui palcoscenici più importanti che il 25.enne sta esprimendo il meglio di sé. Nelle spettacolari notti di Champions League, che stanno esaltando la forza collettiva del Paris Saint-Germain, il suo è uno dei volti a prendersi maggiormente le luci della ribalta.
Numeri da record
I numeri collezionati in Francia – a partire dal gennaio del 2025, quando è approdato a Parigi – sono certamente buoni, ma non fanno strabuzzare gli occhi. Tanto che in campionato, nella stagione attualmente in corso, l’ala sinistra ha totalizzato 7 gol e 4 assist in 25 presenze. Sulla scena continentale, tuttavia, il discorso è ben diverso. Prestazioni fantastiche e cifre da urlo ne sono un attestato: «Kvaradona» – come era soprannominato a Napoli – gioca a un livello da Pallone d’Oro. Certo, difficilmente, nell’anno in cui si disputa il Mondiale (senza di lui e la sua Georgia) gli potrà essere assegnato il massimo riconoscimento individuale per un calciatore. Nei prossimi anni, però, sarà uno dei massimi indiziati.
La possibile riconferma del PSG sul tetto d’Europa non può che renderlo già un serissimo candidato per la stagione 2025/26. In Champions League, «Kvara» ha messo insieme 10 marcature e 6 passaggi tramutatisi in rete in appena 15 match. Un grado di incisività che raramente si era visto prima a questi livelli, basti pensare al nuovo record che ha stabilito nella sfida di ritorno tra il Bayern e il suo PSG. Nessuno, prima di lui, aveva fatto registrare un contributo pari ad almeno un gol o assist sull’arco di sette partite consecutive a eliminazione diretta. Inoltre, in vista della finale di Budapest (prevista il 30 maggio contro l’Arsenal), va tenuto d’occhio il primato attualmente condiviso da Cristiano Ronaldo e Karim Benzema. Entrambi – rispettivamente nella stagione 2016/17 e 2021/22 – sono andati a segno 11 volte nella cosiddetta «knockout stage» di una singola edizione di Champions League. Il georgiano, attualmente, è fermo a quota 10.
I paragoni con Leao e Mbappé
A impressionare, di Kvaratskhelia, è la totalità del suo gioco. Un aspetto giustamente sottolineato sin dal suo arrivo a Napoli, tanto che nella sua annata d’esordio (2022/23) era riuscito a vincere lo Scudetto, laureandosi peraltro miglior giocatore dell’intera Serie A. Succedendo direttamente al milanista Rafael Leao, in quel periodo, i paragoni tra i due – pari ruolo – si sono sprecati. Un confronto che, a oggi, appare però impietoso. Se la parabola del portoghese – condizionato, è vero, dalla pubalgia e da uno schema tattico che di certo non lo premia – sembra in fase calante, la carriera di «Kvara» pare aver preso una clamorosa impennata. La mentalità, come spesso accade, può fare la differenza. Lui, infatti, oltre a distinguersi per le capacità tecniche (è capace di dribblare e tirare in maniera efficace con entrambi i piedi) spicca in termini di competitività. È un agonista nato, che non smette mai di migliorare. E, dettaglio non indifferente, fa di tutto pur di far vincere la sua squadra.
I meriti, in questo senso, vanno spartiti con chi lo allena. Ci riferiamo, evidentemente, a quel genio di Luis Enrique, che il presidente qatariota Nasser Al-Khelaifi ha indicato come «il migliore del mondo». Lo spagnolo ha saputo convertire il PSG – da un’accozzaglia di figurine – a una compagine unita e famelica. È riuscito nel suo intento, in particolare, a partire dalla scorsa stagione, ovvero dall’addio di Killian Mbappé. Nelle ultime ore è tornato virale un video risalente ormai a due anni or sono, in cui il tecnico iberico provava a inculcare nella superstar francese un altro tipo di approccio mentale. Il succo del discorso, in maniera edulcorata, si potrebbe riassumere così: «Ho letto che ti piaceva Michael Jordan. Ecco, lui trascinava i compagni e difendeva come un ossesso. Tu devi dare l’esempio, come persona e come giocatore. Andando a pressare, perché un vero leader – quando non riesce a segnare – aiuta a fare tutto il resto». Dettami che hanno compreso alla perfezione lo stesso Kvaratskhelia e Dembélé (uno che, non a caso, il Pallone d’Oro lo ha già vinto). Mbappé, invece, ha realizzato 41 gol per il suo club, che rischia però di chiudere l’annata senza titoli. E i tifosi del Real Madrid, guarda caso, lo stanno contestando proprio per il suo modo di fare egoista e dannoso per le sorti della squadra.
Occhio al fratellino Tornike
L’evoluzione di Kvaratskhelia, insomma, può essere spiegata tramite il lavoro svolto da chi lo ha guidato in panchina (oltre a Luis Enrique non vanno neppure dimenticati Luciano Spalletti e Antonio Conte) e un talento che è obiettivamente ben al di sopra della media. Questa sensazione si era effettivamente già diffusa prima del suo approdo «nell’Europa che conta». Una volta messosi in evidenza con il Rubin Kazan, diversi club prestigiosi avevano rivolto le proprie attenzioni su di lui. A spuntarla, infine, era stato il Napoli, che lo aveva prelevato però dalla Dinamo Batumi. La società partenopea – che seguiva il giocatore da tempo – aveva in qualche modo approfittato del conflitto russo-ucraino. La guerra aveva contributo a riportare il calciatore in patria e da lì è stato favorito il suo passaggio al Napoli. Il club italiano era riuscito ad accaparrarselo per una cifra di poco superiore ai 10 milioni, poco meno di un terzo di quanto inizialmente chiedeva il Rubin Kazan.
L’esperienza in Serie A, invero, non si era poi conclusa nel migliore dei modi, per Kvaratskhelia. Gli attriti con la dirigenza – dovuti a divergenze contrattuali e alla volontà sempre più manifesta di imporsi a livello internazionale – lo avevano portato ai saluti. A Parigi, quindi, è diventato la massima espressione del calcio moderno. In un gioco dove gli uno contro uno risultano sempre più determinanti, contare su un’ala del genere – devastante davanti e capace altresì di sostenere la sua squadra difensivamente – è un lusso che davvero in pochi vantano. Profili di questo tipo, inevitabilmente, fanno le fortune di un club. E non deve stupire, allora, se in diversi sono già sulle tracce del fratello minore di Khvicha, ossia Tornike Kvaratskhelia. Le movenze, d’altra pare, sembrano le stesse. E, pur avendo soli 16 anni, su di lui sembrano pronti a investire diversi club. In pole position, per ora, pare esserci il Bayern Monaco.
