Ambrì, nonostante il lieto fine è stato un brutto film

Il lieto fine non cancella una stagione da incubo. L’attitudine positiva emersa nei playout contro il fragile Ajoie non deve far perdere di vista gli errori e gli orrori commessi in pista e fuori dall’Ambrì Piotta. Il club ne è ben consapevole, come ci ha detto martedì il presidente Davide Mottis: «La salvezza era il minimo che ci si potesse aspettare». Da qui i biancoblù ripartiranno per ricostruire, proiettati verso il futuro. Noi ci concediamo un ultimo sguardo al passato: è tempo di voti.
I portieri
L’Ambrì sperava di poter contare su un solido duo, invece si è ritrovato con un solo portiere affidabile. Quello meno atteso. Partito dalle retrovie, Philip Wüthrich (voto 4,5) ha preso sempre più fiducia, operando il sorpasso su un Gilles Senn (3+) irriconoscibile rispetto alla sua prima buona stagione leventinese. In regular season i due si sono suddivisi equamente le titolarizzazioni (26 a testa), ma nei playout coach Tapola ha puntato sull’estremo difensore più costante, meno umorale e capace di «rubare» più punti. I numeri del resto non mentono: 90,58% di tiri parati e 2,84 gol subiti di media per Wüthrich; 88,89% e 3,35 per Senn.
Gli stranieri
Tanti disastri e diversi colpevoli per quanto riguarda il pacchetto d’importazione. Dalle scelte sbagliate di Duca alla gestione infelice di Cereda, dai correttivi mancati di Benin al caso DiDomenico, liquidato ma non sostituito. Per non parlare della passività di alcuni vecchi pilastri. In questo senso, è da dimenticare la stagione di Tim Heed (3+). Già lo scorso anno il difensore svedese aveva macchiato il suo gioco con svariati errori, ma a questo giro ha esagerato, chiudendo con un personale -25 e mostrando un atteggiamento distaccato, nonostante il bel bottino di «block shot» e il solito minutaggio «monstre». In termini di leadership e apporto offensivo, ha deluso anche l’altro stacanovista, Jesse Virtanen (4-), avaro di quegli impulsi e di quelle giocate decisive a cui ci aveva abituati. Chris DiDomenico (4,5) non ha trovato l’intesa con Tapola e ha fatto i bagagli, ma dopo un inizio di stagione molto negativo era pur sempre stato il vero defibrillatore dell’attacco, con quasi un punto a partita. Anche i 21 gol di Michael Joly (4+) non sono mica poca roba, sebbene il suo apporto sia stato incostante: ha tanta classe, ma segue il flusso e non trascina. Più comprensibili le difficoltà iniziali di Alex Formenton (4+), tornato in Leventina dopo un lungo periodo di inattività. Ha faticato a trovare la forma, raggiungendo il picco nei playout, nei quali ha finalmente avuto più freddezza sotto porta, il suo tallone d’Achille. Sarebbe interessante vederlo al top già da inizio stagione: resterà?
Completamente sbagliato l’ingaggio di Chris Tierney (3), le cui caratteristiche non hanno trovato terreno fertile in Svizzera. Per lo meno ha tenuto duro, al contrario di Nic Petan (2,5), impalpabile e avulso. Al suo posto è arrivato il difensore slovacco Michal Cajkovsky (2), che sarà ricordato come uno degli stranieri meno azzeccati nella storia dell’HCAP: fuori condizione, appesantito, lento, svagato, ha chiuso con un bilancio personale di -12 in sole 6 partite. A modo suo, è un’impresa memorabile.
La difesa
Detto dei difensori stranieri, quelli svizzeri appartengono perlopiù alla classe operaia. Ma anche da loro era lecito attendersi più carattere e resilienza nei momenti duri. Jesse Zgraggen (3,5) ha perso smalto dopo un buon inizio, mentre Dario Wüthrich (4) non è riuscito a compiere ulteriori passi avanti, pur giocando in modo ordinato. Anche per i fratelli Zaccheo Dotti (4) e Isacco Dotti (3,5) non è stata un’annata facile, ma il loro impegno non è mai venuto meno. E «Zack» continua a essere un titolare fisso, indipendentemente da chi ci sia al timone: vorrà dire qualcosa in ottica rinnovo? Ancora più complicata è stata la stagione di Simone Terraneo (3,5) e Rocco Pezzullo (3,5), nuovamente costretti a scendere di categoria per mettere minuti nelle gambe. I due non sono mai stati stabilmente nel line-up biancoblù. La bella sorpresa è Luc Bachmann (4,5): alla sua prima stagione in National League ha colpito per personalità e sicurezza, ritagliandosi un ruolo importante. E può crescere parecchio.
L’attacco
Degli attaccanti stranieri abbiamo scritto. Per quanto riguarda quelli con licenza svizzera, sono mancate qualità e continuità. Uno solo, Dominic Zwerger (4,5), è andato in doppia cifra a livello di gol, con un bottino di 15, 8 dei quali realizzati nel primo mese e mezzo di campionato, quando ha tenuto in piedi il reparto. Dopo la sua firma a Bienne, il 22 dicembre, l’austriaco ha segnato appena 4 gol in 20 gare, playout compresi. Positiva la crescita di Miles Müller (4,5), sia in termini numerici (da 4 a 8 gol), sia di personalità e responsabilità. Sarà una pedina fondamentale della prossima stagione insieme a Tommaso De Luca (4). Il nazionale azzurro, dopo alcuni mesi sotto tono, ha preso fiducia sulla scia delle Olimpiadi, trovando tanta concretezza in una serie di playout vissuta da protagonista. Rispetto alla scorsa stagione si è un po’ smarrito Manix Landry (3,5), forse appesantito dalle attese. L’immeditato futuro dell’Ambrì passa anche dalla sua fame di riscatto. È invece un’illusione l’ipotesi di rivedere l’André Heim (4) pre-St. Louis Blues. Stiamo ormai parlando di un onesto centro d’equilibrio. Un ruolo, quest’ultimo, che è sempre stato ben interpretato da Diego Kostner (3,5), ancora generosissimo, ma con gli anni migliori ormai alle spalle. Al tramonto della carriera ci sta arrivando pure Inti Pestoni (3,5), la cui classe emerge solo a sprazzi e il cui apporto a tutta pista non soddisfa coach Tapola, che non ci ha messo molto a confinarlo ai margini del progetto. Consapevole di non aver brillato, Inti proverà a ritagliarsi un ruolo per la prossima stagione, magari come specialista del power-play. Vedremo. Il futuro parla invece a favore di un nuovo prodotto del settore giovanile, quel Nathan Borradori (4,5) capace di emergere nel finale di stagione, quando qualcuno – Tapola – si è finalmente degnato di dargli una chance. Ora per il nazionale U20 le aspettative aumenteranno, ma il ragazzo sembra avere il giusto mix di personalità e umiltà. L’altro giovane scalpitante è Lukas Landry (4-), che dopo una partenza incoraggiante è apparso ancora acerbo. La fame dei ventenni metterà alla prova anche il capitano Daniele Grassi (4-), che con le sue prestazioni dovrà in un certo senso giustificare il rinnovo quadriennale.
Un discorso a parte lo merita Dario Bürgler (3,5), che ha probabilmente giocato una stagione di troppo, ma che si è confermato elemento prezioso per lo spogliatoio, soprattutto nel potenziale inferno dei playout, poi attraversato senza bruciature. Lascia l’hockey dopo una carriera ammirevole (per quella il voto è 5,5), in cui ha saputo unire come pochi qualità tecniche e umane.
Infine, la stagione di William Hedlund (s.v.) e Tim Muggli (s.v.) si è sviluppata quasi interamente in Swiss League, a Olten e Visp.
Gli allenatori
Luca Cereda (3), in carica fino all’8 ottobre, ha pasticciato, gestendo male le rotazioni degli stranieri e le prime sconfitte, andando in confusione e procedendo per tentativi. Dopo otto anni, il logorio era inevitabile. Ma il coach di Sementina meritava un’uscita di scena più rispettosa. Nel succedergli, Eric Landry (3,5) non ha saputo implementare un’identità di gioco, ma ha migliorato la media punti. Neppure lui, però, ha trovato la ricetta per dare serenità nei momenti decisivi. Jussi Tapola (4,5) ha avuto il merito di condurre in porto la nave, trasmettendo calma in vista dei playout, poi affrontati con il giusto spirito. Per lui, i veri esami inizieranno a settembre, ma il finlandese ha già dato una chiara direzione, anche in termini di disciplina e di principi insindacabili. Qualcuno ne ha già fatto le spese.
