Hockey

Caso Fischer: avviata un'indagine esterna

Il presidente di Swiss Ice Hockey Urs Kessler ha annunciato delle approfondite verifiche amministrative per fare chiarezza sulla vicenda del certificato COVID fasullo che ha travolto l'oramai ex allenatore della Nazionale e pure la Federazione - «Abbiamo commesso degli errori, ma ammetterlo non è stato un segno di debolezza»
Il presidente di Swiss Ice Hockey Urs Kessler. © Keystone/Claudio Thoma
Massimo Solari
17.04.2026 10:41

«Certo, abbiamo commesso degli errori». Il licenziamento del tecnico della Nazionale Patrick Fischer ha richiesto nuove parole, e ulteriori spiegazioni, a poco più di 24 ore dalla decisione presa da Swiss Ice Hockey. Proprio il presidente della Federazione Urs Kessler, questa mattina, si è esposto per la prima volta pubblicamente sulla questione. Gli interrogativi sul tavolo, d'altronde, restano molteplici, sia per quanto concerne la gestione del caso, sia in termini di possibili conseguenze dentro e fuori dal ghiaccio. I dettagli più spinosi e controversi di questa storiaccia, ad ogni modo, non sono stati definiti. «Toccherà a un'indagine amministrativa esterna fare luce su quanto accaduto» ha annunciato Kessler, non entrando dunque nel merito di domande su «chi e da quanto» sapeva all'interno di Swiss Ice Hockey. E nemmeno per quanto concerne il trattamento degli eventi da parte della Procura di Lucerna, che nel 2023 aveva condannato Fischer a pagare una pena pecuniaria di quasi 40.000 franchi.

Kessler ha invece voluto inquadrare la vicenda e i suoi risvolti in cinque punti. Il tutto, va da sé, partendo dall'origine dell'incendio: il certificato falsificato da Fischer per prendere parte alle Olimpiadi invernali del 2022 a Pechino. «Personalmente ho appreso della notizia lunedì a mezzogiorno, dopo esserne stato informato da Lars Weibel e dal responsabile della comunicazione» ha precisato Kessler, alludendo all'indagine condotta da SRF sul caso e di fronte alla quale è stato posto l'oramai head coach dei rossocrociati. «Inizialmente - ha spiegato il presidente della Federazione - ci siamo concentrati sulla situazione giuridica. E a fronte della condanna penale e della multa pagata da Fischer, abbiamo ritenuto che la questione potesse essere archiviata. Col senno di poi, è stato un errore. La nostra prima valutazione è stata superficiale. La pronunciata reazione dell'opinione pubblica, invece, ha dimostrato che la questione, da un punto di vista etico, non poteva risolversi così. Il comportamento di Fischer, che sottolineo personale, non era effettivamente in linea con i valori della Federazione, la cui fiducia è stata disattesa. Lo abbiamo riconosciuto e non lo ritengo un segno di debolezza, ma un'opportunità per permettere a Swiss Ice Hockey di migliorare e riacquistare credibilità». 

L'intera situazione è stata riesaminata mercoledì, nel quadro di una riunione d'urgenza. Fischer, ha chiarito Kessler, è stato quindi informato del dietrofront e dell'esonero «in video call». Lo stesso è avvenuto con la squadra, impegnata in Slovacchia, attorno alle 18. «Ma lo spogliatoio o i suoi senatori non sono stati coinvolti in questa decisione» ha tenuto a puntualizzare Kessler: «A optare per il licenziamento è stato il CdA, dopodiché ne abbiamo discusso con il direttore delle squadre nazionali Lars Weibel».

A muoversi per indagare sui fatti è stata pure la Federhockey internazionale. Anche perché rimane il dubbio che Fischer abbia agito in modo scorretto anche nel quadro dei Mondiali del 2021 e del 2022, organizzati proprio dalla IIHF. «Per prendere parte a questi tornei era necessario un certificato COVID o una prova di guarigione entro i 90 giorni dalla manifestazione» ha ricordato Kessler, rimandando ogni risposta alla citata inchiesta amministrativa esterna. «Non possiamo escludere alcuno scenario». «Nessuno sponsor», ha quindi indicato, «si è mosso attivamente» per spingere la Federazione a rompere con Fischer. Sì, il 50.enne di Zugo ha infine perso il suo lavoro, ma le pressioni restano marcate anche sui vertici di Swiss Ice Hockey, che - come evidenziato - ha affrontato i fattacci con estrema superficialità. Kessler non si è scomposto. «Se ho pensato di rassegnare le dimissioni? Ripeto, degli errori sono stati commessi in questi giorni. Ma lasciare la Federazione senza una guida a ridosso dei Mondiali casalinghi sarebbe, a mio avviso, la cosa peggiore da fare. L’obiettivo ora è provare a superare questa crisi e creare i migliori presupposti per un Mondiale da ricordare. E, in questo senso, vogliamo sostenere al massimo Jan Cadieux, ora alla transenna e figura conosciuta e apprezzata dallo spogliatoio». Un luogo sacro del quale non farà più parte Fischer. «Ma i suoi successi - ha concluso Kessler - non si cancellano: Patrick rimane l'allenatore di maggior successo nella storia dell'hockey svizzero. E sono sinceramente dispiaciuto per lui. Il Mondiale di casa avrebbe rappresentato il palcoscenico perfetto per chiudere la decennale esperienza alla guida della Svizzera. Separarci è stata una decisione sofferta, ma i presupposti etici per proseguire la collaborazione non erano più dati».

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