Ambrì Piotta

Chris DiDomenico, l'imputato si sieda

Praticamente condannati ai playout, i biancoblù devono innanzitutto ritrovare calma e serenità - A Zugo, Jussi Tapola ha scelto di schierare solo cinque stranieri, privandosi del topscorer canadese: «Non contano i singoli, ma il collettivo: ogni squadra ha bisogno di unità e disciplina, serve l’impegno e il coinvolgimento di tutti»
© Keystone/Andrea Branca
Marco Maffioletti
01.03.2026 16:29

Non c’è pace per l’Ambrì Piotta in questa travagliata stagione. Il nuovo capitolo, l’ennesimo di una serie degna di Hollywood, è la rottura (temporanea?) tra l’allenatore Tapola e il topscorer DiDomenico. Già venerdì contro il Davos, il canadese non era stato più schierato da metà gara. A Zugo, dove i biancoblù sono stati sconfitti 4 a 1, il tecnico finlandese ha deciso addirittura di privarsi completamente dei servizi del 37.enne. E così, l’Ambrì si è presentato alla OYM Hall con solamente cinque stranieri e ha riproposto Pestoni, reduce da due turni in tribuna. Che la convivenza tra Tapola, fautore del rispetto di gerarchie e ruoli, e DiDomenico sarebbe stata problematica, non è una sorpresa. Quando Tapola era sulla panchina del Berna, ad esempio, a farne le spese fu un altro elemento un po’ fuori dai canoni, il tedesco Kahun. DiDomenico, con i suoi cambi «autogestiti» e la sua tendenza a uscire dagli schemi, è un pugno in un occhio per il suo coach. La scelta, dunque, non è clamorosa e per certi versi è persino comprensibile. Il problema? L’Ambrì Piotta, che non dispone di una rosa di grande qualità, non può permettersi il palato fine e in fin dei conti necessita di DiDomenico e della sua personalità per terminare al più presto possibile la stagione. Nell’interesse di tutti, sarebbe dunque ideale trovare un compromesso per portare a termine le restanti settimane in un clima sano.

Ricucire lo strappo

Si riuscirà a ricucire lo strappo? «Vedremo cosa succederà», afferma Jussi Tapola. «Io cerco sempre di schierare la miglior formazione possibile. Ogni squadra ha bisogno di unità e disciplina, è necessario avere impegno e coinvolgimento da qualsiasi membro. Non importa il singolo, conta il collettivo». L’allenatore ha già discusso con il giocatore e continuerà a farlo. «È normale parlare. Nell’hockey va così, di solito le squadre hanno dei roster più profondi e ci sono più rotazioni e selezioni, questo è il lavoro di noi coach, prendere certe decisioni». Certo che privarsi del topscorer e giocare con solo cinque stranieri è una decisione difficile. «È sempre dura lasciare fuori un elemento, non importa se si tratti di un giovane, di un import o del miglior marcatore della squadra», controbatte Tapola.

Rispetto all’uscita di 24 ore prima contro la capolista Davos, a Zugo l’Ambrì ha perlomeno mostrato più disciplina e solidità difensiva, come conferma il tecnico. «È così, partendo da una buona struttura difensiva si può lavorare anche sulla fase offensiva. Contro il Davos è stata una partita molto deludente sia per la squadra, sia per il sottoscritto. Non avevamo il gioco e lo spirito necessario per affrontare una sfida, oltretutto in casa. Nell’hockey professionistico si gioca per il risultato, quindi evidentemente non posso essere contento nemmeno dopo il match di Zugo, ma si è almeno visto come vogliamo giocare e da qui si può costruire qualcosa».

Il Kloten è scappato

Con la sorprendente vittoria del Kloten a Davos, ai leventinesi servirebbe un miracolo per evitare i playout contro l’Ajoie. I biancoblù, con 9 punti ancora a disposizione, dovrebbero recuperarne 8 agli aviatori, che sono a +7, ma con il vantaggio negli scontri diretti. «Sfidare i giurassiani in questo momento è uno scenario realistico», dice Tapola. «Non mi sono mai trovato in questa situazione, dovremo essere pronti, ma i miracoli a volte accadono, quindi il nostro focus deve essere sul presente e sul lavoro quotidiano. Non dobbiamo già pensare ai playout. È importante analizzare il gioco, essere onesti con i giocatori e ascoltare i feedback. Se è la sfida più dura della mia carriera? Beh, nei playoff c’è sempre qualcosa da vincere, mentre quando si lotta contro la relegazione c’è solo da perdere, quindi è di sicuro una grande sfida», conclude il coach.

Equilibrio mentale

Anche André Heim non si fa ormai più particolari illusioni in merito alla classifica. «Non si può cambiare la situazione, è praticamente assodato che affronteremo l’Ajoie. Ora è importante mantenere comunque il morale all’interno del gruppo al fine di presentarci con positività e trovare un buon equilibrio mentale. Per questo è fondamentale concludere bene la regular season e guai a tirare il freno a mano. A Zugo ci sono stati disciplina e sistema, peccato non aver segnato qualche rete in più, non siamo andati sufficientemente davanti al portiere avversario. L’esclusione di DiDomenico? È una decisione dell’allenatore, posso solo dire questo». A livello personale, Heim vuole logicamente crescere. «Certo, segnare qualche rete in più è un obiettivo, ma prima devo pensare alla fase difensiva e portare solidità. Tapola vuole solidità in difesa e predilige un gioco veloce in fase di transizione una volta conquistato il disco, al fine di arrivare rapidamente nei pressi della gabbia avversaria», termina l’attaccante.

Un occhio alla Swiss League

Con questa ricetta l’Ambrì dovrà guadagnarsi la salvezza. Prima di pensare al gioco, sarà però fondamentale trovare calma e serenità. Ecco perché la questione DiDomenico dovrà essere risolta in fretta. In seguito, si potrà pensare agli schemi e alle alchimie per conquistare la salvezza. Una missione fattibilissima, anche perché retrocedere con il modulo attuale sarebbe una vergogna. Certo che ora, un’occhiatina più attenta ai playoff della lega cadetta i tifosi biancoblù la getteranno, con Visp e Chaux-de-Fonds quali unici aspiranti alla promozione. Se nessuna delle due squadre dovesse vincere il titolo, lo spareggio non si disputerebbe.