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Ghiaccio bollente

Davos, Friburgo e i colpi proibiti: quando la finale la decide Ponzio Pilato

Dopo aver sorvolato sulla dura carica di Lemieux ai danni di Bertschy in gara-1, stavolta il giudice unico si rifiuta di squalificare Wallmark per la vile bastonata ai danni di Zadina: così si mette a rischio l'incolumità dei giocatori
Fernando Lavezzo
23.04.2026 15:40

Nella finale tra Davos e Friburgo non manca nulla: dai risultati sorprendenti, con tre vittorie su tre in trasferta; alle grandi storie, su tutte quella di Julien Sprunger. Il quarantenne capitano del Gottéron, al suo ultimo ballo prima del ritiro, è in missione. Dopo i due assist forniti in gara-1, mercoledì in gara-3 ha segnato la rete della vittoria al secondo overtime, nella partita più lunga di sempre in una finale di National League. La pista di Davos, l’unica in cui Sprunger e i Dragoni hanno già sollevato un trofeo (la Spengler del 2024), sta diventando il palcoscenico dei sogni burgundi. Ma domani, in gara-4, si torna alla BCF Arena. Nella sua tana, la squadra di Rönnberg può portarsi sul 3-1 e fare un passo forse decisivo verso la gloria eterna. Per riuscirci, però, dovrà innanzitutto controllare le emozioni e la tensione. Esercizio decisamente fallito in gara-2.

Come in ogni finale, non mancano neppure le polemiche. Tra i protagonisti in negativo, oltre ad alcuni giocatori con i loro colpi proibiti, ci sono gli arbitri, il Player Safety Officer (PSO) e il giudice unico della lega Karl Knopf. Gli episodi che hanno fatto più discutere sono due: la dura carica di Brendan Lemieux ai danni di Christoph Bertschy negli scampoli conclusivi di gara-1 e la vile bastonata di Lucas Wallmark dietro il ginocchio di Filip Zadina, nel secondo overtime di gara-3. Nel primo caso, Lemieux è stato punito con 5’ e una penalità di partita. Nel secondo, tra l’incredulità e i fischi del tifo grigionese, i direttori di gara Tscherrig e Ruprecht non si sono accorti di nulla, alimentando i dubbi sulla qualità della classe arbitrale elvetica. Ma a stupire, sia per quanto rigurarda Lemieux, sia per Wallmark, sono soprattutto le mancate squalifiche. In entrambi i casi, il giudice unico si è vestito da Ponzio Pilato, lavandosene le mani ed evitando di prendere decisioni forti che avrebbero evidentemente avuto un impatto sulla finale. Ma in questo modo i problemi non fanno che aumentare. Se non si pongono limiti chiari attraverso punizioni severe, la situazione rischia di degenerare. Per la serie: «Vale tutto».

Bertschy se l’era cavata senza danni grazie ai suoi ottimi riflessi. Ma il check di Lemieux avrebbe potuto fargli molto male. Eppure Philipp Rytz, il PSO, non ha neppure segnalato il caso. Il giudice unico si è chinato sul video solo in seguito a un ricorso del Friburgo, ma ha valutato sufficiente la punizione decisa dagli arbitri. «Lemieux - scrive la Lega - percorre una distanza considerevole e acquisisce una velocità significativa attraverso diverse falcate prima del contatto, effettuando il check con forza non necessaria in un momento in cui l’esito della partita è di fatto deciso e contro un avversario già impegnato in un duello. Tuttavia, Bertschy è in possesso del disco ed è quindi soggetto a check. Il check stesso viene effettuato con la spalla sinistra e, a parte i fattori sopra menzionati, è eseguito in modo corretto. La forza del colpo è diretta attraverso il corpo e Lemieux non si solleva eccessivamente». E se la stagione di Bertschy si fosse conclusa a causa di quel contrasto? A Zadina è andata peggio: l’attaccante ceco non ha potuto concludere il match. E chissà se sarà in pista domani sera. Nel suo caso, PSO e giudice unico hanno optato per una penalità di partita a posteriori, senza squalifiche. Eppure la gravità del gesto era evidente pure a loro: «Wallmark usa deliberatamente entrambe le mani sul bastone per sferrare un colpo controllato e potente contro un’area vulnerabile e poco protetta». E quindi? «Il fatto non avviene lontano dall’azione di gioco, ma davanti alla porta, in un’occasione da gol del Davos. Anche se un colpo del genere è molto doloroso, il suo potenziale di pericolo non è estremamente elevato. Poiché la forza del colpo non è stata massima». Vabbé, ma allora vale tutto.

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