L'hockey ticinese in lutto

«Ha segnato la storia dell'HC Lugano, come pochi altri»

Il ricordo di Fabio Gaggini nelle parole di Sandro Bertaggia, Jean-Jacques Aeschlimann e Jörg Eberle
Fabio Gaggini abbracciato da Sandro Bertaggia dopo il titolo del 2003, il sesto e ultimo conquistato dal leggendario numero 2. ©KEYSTONE/KARL MATHIS
Massimo Solari
13.08.2026 21:30

La grande famiglia bianconera e l’hockey ticinese piangono la scomparsa di un’altra figura di spicco. A 70 anni, dopo malattia, è deceduto Fabio Gaggini, ex giocatore e soprattutto storico dirigente dell’HC Lugano, nonché avvocato di riconosciuto spessore. Per il club, dicevamo, si tratta di una perdita enorme dopo quella del presidentissimo Geo Mantegazza, venuto a mancare nell’ottobre del 2024. Gaggini, già capitano di 192 battaglie e protagonista della promozione nel massimo campionato svizzero al termine della stagione 1981-82, ereditò la presidenza del club proprio da Geo, nel settembre del 1991. «E sulla scia del Grande Lugano che aveva incantato e vinto quattro titoli nazionali, gli anni Novanta non si rivelarono facili per chi ne raccolse il testimone» sottolinea l’HCL in una nota. Competenza e perseveranza, tuttavia, premiarono il Lugano di Gaggini con lo storico titolo del 1999, il quinto, conquistato al termine della finale dei playoff vinta contro l’Ambrì Piotta. Un successo, quello ottenuto il 5 aprile alla Valascia, plasmato insieme a Beat Kaufmann e con il compianto Jim Koleff alla transenna. «L’apoteosi che mandò in estasi il popolo bianconero» sottolinea l’HCL, parlando di un «trionfo irripetibile e indelebile».

Il «Discogate»

Gaggini, nel frattempo divenuto presidente dell’Associazione HC Lugano, azionista di maggioranza dell’HCL SA, lasciò le cariche dirigenziali operative nel novembre del 2006, contribuendo in modo decisivo alla vittoria di altri due titoli. Il passo indietro venne tuttavia affiancato dal cosiddetto «Discogate», vicenda giudiziaria dalla quale emerse come tra il 1996 e il 2005 la gestione Gaggini-Kaufmann ricorse al pagamento in nero di alcuni giocatori. Entrambi furono condannati per frode fiscale nel 2008. E in occasione delle celebrazioni per gli 80 anni dell’HCL, nel 2021, Gaggini tornò a esprimersi pubblicamente sui fatti. Con grande onestà. «Quindici anni fa abbiamo sbagliato, senza se e senza ma, come club e come persone» le sue dichiarazioni alla RSI. «Abbiamo pagato, senza fare polemiche e ci siamo rimessi duramente al lavoro. Siamo usciti più forti di prima, nonostante sia stata un’esperienza molto sofferta. Mi rimprovero ogni giorno di non aver trovato la forza di andare contro il sistema. Quel sistema che andava di moda all’epoca. Avremmo dovuto ragionare più freddamente e lottare con tutte le nostre forze contro quel sistema. È stata un’esperienza che mi ha marcato tantissimo, ma che nel contempo mi ha fatto uscire più forte».

Il ricordo di Vicky

Già. Il club, non a caso, precisa come Gaggini sia rimasto «una stella polare per la famiglia bianconera. Carismatico, empatico, fuoriclasse della strategia, dotato di spiccata lungimiranza e capacità di leggere il presente e immaginare il futuro, ha sempre saputo intuire con anticipo lo sviluppo dello sport e di ciò che lo circonda. Fondatore e socio benemerito del Golden Wings Club, il principale gruppo di sostegno dell’HCL, tra i promotori e membro in carica del Consiglio di Fondazione della Fondazione HC Lugano Academy che dal 2015 sostiene l’attività della Sezione giovanile». La presidente Vicky Mantegazza, in un messaggio consegnato a Instagram, parla di «un faro, una persona sulla quale poter contare. Una persona che ha sempre saputo consigliarmi in maniera corretta, grazie alla profonda intelligenza e sensibilità».

«Ma quando interveniva...»

L’acume di Gaggini riemerge anche nelle parole cariche di tristezza di diverse icone bianconere. Sandro Bertaggia è stato uno dei suoi leader e dagli archivi - in queste ore di cordoglio - spuntano gli abbracci emozionati e fieri per il raggiungimento di diversi traguardi prestigiosi. «Fabio - rammenta l’ex numero 2 bianconero - mi ha aiutato in ogni circostanza hockeistica, dall’inizio alla fine della mia carriera. Fuori e dentro la pista». Gaggini, evidenzia Bertaggia, rientra tra «i grandi e rari personaggi che hanno segnato la storia dell’HC Lugano, portando avanti il lavoro iniziato da Geo Mantegazza. Pochi altri, e penso a Fausto Senni e John Slettvoll, hanno contribuito così profondamente alla gloria del club».

Proprio il «mago» svedese, che prima allenò e poi ascoltò Gaggini, ha pubblicato un sentito omaggio su Facebook: «Fabio è stato uno dei pilastri del Grande Lugano (...). Abbiamo lavorato insieme con l’obiettivo di creare una squadra vincente. Grazie alle sue capacità strategiche e analitiche, Fabio ha rapidamente capito i nuovi metodi di allenamento e il nuovo stile di hockey che stavamo sviluppando. (...). Nonostante le nostre differenze culturali, mi ha capito e sempre sostenuto».

Bertaggia, leggenda della difesa bianconera, ricorda «l’enorme carisma che accomunava Geo e Fabio. Gaggini, ad ogni modo, non era il dirigente che amava mettersi in primo piano, né con lo spogliatoio, né con i media. La sua guida sicura ha sempre fatto la differenza dietro le quinte e laddove si rendeva necessaria. Insomma, non una personalità appariscente, ma che quando interveniva faceva inevitabilmente presa. Se Fabio o Geo mettevano piede in spogliatoio il messaggio non poteva che essere uno: “Achtung”. O ci si rimboccava le maniche, o le cose avrebbero rischiato di complicarsi». Come rilevato dal club, l’ascendente di Gaggini non è mai venuto meno. «Punto di riferimento e memoria storica, sino alla fine» osserva pure Bertaggia.

Il suo attaccamento ai colori bianconeri è stato incredibile. Non ha mai smesso di cercare soluzioni per il bene del club
Jean-Jacques Aeschlimann, direttore operativo HC Lugano

L’esigenza di dover vincere

Tra i primi giocatori dell’era Gaggini spicca il nome di Jean-Jacques Aeschlimann, attuale direttore operativo della società bianconera. «Firmai il contratto ancora con Geo, ma al via della stagione 1991-92 le redini del club erano ormai nelle sue mani. Abbiamo condiviso un lungo percorso e se devo porre l’accento su un aspetto, beh, non esiterei a menzionare l’incredibile attaccamento e l’amore per i colori bianconeri. Fabio non si è adoperato solo per conseguire il successo sportivo sul breve termine, ma per consolidare il futuro del club, con tante iniziative e decisioni lungimiranti». Anche «JJ» ha fatto tesoro dei consigli di Gaggini. «Sì, personalmente i suoi contatti e la sua esperienza sono stati fondamentali al momento di assumere e svolgere diversi incarichi. Fabio mi ha accompagnato e aiutato. Insomma, una fonte d’ispirazione per me e per molti attorno a lui in seno al club». Come Bertaggia, Aeschlimann torna quindi agli anni Novanta. «E a un presidente presente al momento opportuno. Quando si trattava di trasmettere determinati messaggi e raddrizzare la squadra. La sua influenza, così come quella di Geo, comunque, permeava ogni decisione. E lo avvertivamo».

Dalla presidenza Mantegazza a quella di Gaggini, appunto. «A fronte di un calo oggettivo, dopo il terzo titolo, Fabio non ha mai smesso di cercare soluzioni. In quel periodo sono state gettate le fondamenta per i trionfi successivi. Dimostrarsi all’altezza del grande Lugano non deve essere stato evidente. Anzi. Rammento una presidenza molto attiva e chiamata a prendere numerose decisioni delicate. Fabio, detto altrimenti, avvertiva l’esigenza di dover vincere. E la ricompensa si materializzò nel 1999, 2003 e 2006. Il titolo conquistato contro l’Ambrì? Ricordo che Fabio visse la serie con parecchio nervosismo, per poi lasciarsi andare, eccome, ai meritati festeggiamenti».

Eberle: «Grande umanità»

Prima compagno, poi suo giocatore, infine collega. Jörg Eberle non si discosta dal ritratto di un grande dirigente. «Ma anche una grandissima persona e personalità, dotata di una fine umanità» afferma. «Non ho mai visto Fabio agire d’impulso. Il grande feeling con Geo Mantegazza, di cui era la persona di fiducia, ha permesso al Lugano di rimanere ai vertici dell’hockey svizzero. Hockey svizzero che, oggi, perde un grande protagonista».

Fabio Gaggini lascia la moglie Francesca e i figli Simona e Sandro, attorno ai quali, con gratitudine, non mancherà di stringersi la grande famiglia bianconera.

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