Il personaggio

Julian Walker: «Sono felice come un bambino nel giorno del suo compleanno»

L'attaccante del Lugano torna a disposizione di coach Gianinazzi a dieci mesi dall'infortunio
Julian Walker torna a giocare una partita con il Lugano dieci mesi dopo un serio infortunio ad una gamba. ©CdT/Gabriele Putzu
Flavio Viglezio
Flavio Viglezio
20.01.2023 06:00

Dopo due partite con i Ticino Rockets, Julian Walker è pronto per l’esordio stagionale con il Lugano. Il brutto infortunio ad una gamba, che lo ha costretto a una pausa forzata di dieci mesi, è ormai acqua passata. L’attaccante ha una gran voglia di aiutare i bianconeri a uscire dalla crisi: «Ho ancora in fuoco sacro che mi spinge a dare il massimo», afferma.

È il 12 marzo dello scorso anno. Il Lugano è in trasferta all’Hallenstadion di Zurigo e in uno scontro fortuito Julian Walker si procura la frattura scomposta della tibia sinistra. È il 5 settembre: nel corso della presentazione ufficiale della squadra, il club annuncia che il primo intervento chirurgico non è andato a buon fine e che l’attaccante dovrà tornare sotto i ferri.

Il calvario, dopo dieci lunghissimi mesi, è terminato. Già sul ghiaccio in due occasioni con i Ticino Rockets, Julian Walker è pronto per l’esordio stagionale con la maglia del Lugano. Proprio contro gli ZSC Lions, ironia della sorte. «Mi sento molto bene – spiega Walker con un largo sorriso – e l’infortunio ormai è alle spalle. Mi sento addosso tanta energia positiva: non vedevo l’ora di tornare in pista. Per me è stato importante disputare due incontri con i Ticino Rockets: mi hanno permesso di ritrovare il ritmo di una partita e di accumulare fiducia. Sono felice come un bambino nel giorno del suo compleanno».

Lo stile di sempre

Contro l’Olten Walker ha subito riassaporato la gioia del gol. Un’iniezione di fiducia supplementare, per un attaccante: «Segnare fa sempre piacere, anche perché io non è che sia proprio un grande scorer (ride, NdR). Battute a parte, prima dell’incontro ero un po’ nervoso, avvertivo quella tensione che, di solito, si sente all’inizio di una stagione. Nei primi minuti ho fatto un po’ fatica, ma poi mi sono sentito sempre meglio. Devo ringraziare i miei compagni dei Rockets, che hanno fatto di tutto per farmi sentire da subito a mio agio. E al cospetto dell’Olten – una squadra che gioca davvero bene – abbiamo disputato una buona partita».

Ad attendere Walker, ora, c’è un passo supplementare. Proverà a dare una mano ad un Lugano impantanato nei bassifondi della classifica. Portando sul ghiaccio energia ed emozioni. Ha terribilmente bisogno di elementi come Walker, la squadra bianconera. «Cercherò di svolgere al meglio il mio lavoro, come ho sempre fatto, senza inventarmi nulla. Ormai tutti conoscono le mie caratteristiche: amo portare in pista energia ed emozioni. Mi auguro che il mio rientro possa portare un beneficio al gruppo: tutti, adesso, dobbiamo dare il 100% e anche di più per uscire da questa brutta situazione di classifica».

In questi lunghi mesi di inattività Walker ha assistito dalle tribune alle tante sconfitte del suo Lugano. Spesso, da fuori, si riesce ad avere un’idea più precisa dei problemi che affliggono una squadra: «Rimango convinto che il potenziale di questo Lugano sia buono, ma continuare a ripeterlo non ci porterà da nessuna parte. Credo che per migliorare la nostra classifica sarà necessario iniziare a giocare con maggior grinta e aggressività, anche negli allenamenti. In questo modo potremo creare una dinamica positiva».

Un’altra visione

È carico, Julian Walker. Ha ritrovato il sorriso, ma l’ultimo anno è stato particolarmente difficile. Soprattutto per un giocatore di 36 anni, in scadenza di contratto. «Confesso che qualche parolaccia in svizzero-tedesco mi è scappata, in questo periodo (ride, NdR). Gli infortuni fanno parte dello sport, ma è stato difficile accettare, in settembre, di dover subire un secondo intervento chirurgico. Quello è stato davvero un brutto colpo, un boccone che ho faticato a digerire. Poi con il passare delle settimane mi sono detto che dovevo pensare anche al mio post-carriera: la seconda operazione mi ha permesso anche di eliminare quei dolori che, in futuro, avrebbero potuto condizionare la mia vita di tutti i giorni. Mi sono allora fissato l’obiettivo di guarire al meglio e di ricominciare a lavorare per tornare a giocare. Mi sono rasserenato e in un periodo oggettivamente complicato ho apprezzato altri aspetti della mia vita, non necessariamente legati allo sport».

Non è tempo di smettere

Per il possente attaccante non è però ancora arrivato il momento di pensare ad un futuro senza hockey. La voglia di giocare è ancora troppa: «La mia passione per questo sport è quella di sempre, adoro giocare e condividere lo spogliatoio con i miei compagni. Il fuoco sacro brucia ancora e mi spinge a dare ogni giorno il meglio di me. Sì, a Lugano sono in scadenza di contratto e non ho ancora avuto discussioni con il club bianconero. Fino ad ora dovevo pensare alla mia guarigione, ma di sicuro non voglio appendere pattini e bastoni al chiodo».

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