Mirco Müller: «Il Ticino è la mia America»

Uno dopo l’altro, tutti i compagni lasciano il ghiaccio al termine dell’allenamento. Alla fine, quasi con riluttanza, anche Mirco Müller decide che può bastare così. Le 188 partite accumulate in NHL, comunque, non gli impediscono di essere l’ultimo a rientrare negli spogliatoi. Questione di attitudine, di mentalità. Ma anche di puro piacere: «Siamo stati fermi per diversi giorni - afferma il 26.enne zurighese -. Personalmente ho pure dovuto fare i conti con la COVID-19. Il semplice fatto di essere di nuovo sul ghiaccio mi rende felice».
Nostalgia e felicità
È sereno, l’ex difensore di San Jose e New Jersey. A suo agio. Come se a Lugano avesse finalmente trovato ciò che andava cercando: «E in effetti è proprio così - ci confida -. Ormai sono passati alcuni mesi dal mio ritorno in Svizzera, e ogni tanto mi capita di riflettere su ciò che provo. La verità è che, ripensando ai miei anni in Nord America, un po’ di nostalgia emerge. Adoravo girare di città in città, visitando posti bellissimi e scoprendo nuove culture. In pista, inoltre, avevo la possibilità di confrontarmi con i migliori giocatori al mondo. Tornando in Svizzera, e in particolare in Ticino, ho però riscoperto altri piaceri. La semplicità delle trasferte corte, ad esempio. O un calendario meno asfissiante. Ora ho molto più tempo da dedicare al recupero delle energie e questo mi rende un giocatore migliore, perché posso trarre il meglio da me stesso. La porta verso il Nord America non è definitivamente chiusa, ma non ho fretta di ritornare oltreoceano. Fuori dal ghiaccio, poi, sto scoprendo una nuova regione e una nuova lingua. Comprendo piuttosto bene l’italiano, anche se per parlarlo ci vorrà un po’ più di tempo».
Più sani e più furbi
Un po’ di tempo è servito anche al Lugano per trovare la quadratura del cerchio, dopo un inizio di campionato poco entusiasmante. Nelle ultime dieci partite, però, i bianconeri hanno decisamente cambiato marcia. Arcobello e compagni hanno infatti colto otto successi, a fronte di due sole battute d’arresto - per giunta ai supplementari - contro la capolista Friburgo. Di fatto l’ultima sconfitta «vera» risale al 6 novembre scorso, un’eternità in termini hockeistici. Un ruolino di marcia pazzesco, che però non sorprende Müller: «Finalmente si è svuotata l’infermeria - rileva -, ma c’è di più. I nostri portieri sono in grande spolvero, e noi giocatori di movimento ci siamo fatti più furbi con il disco sul bastone. È una diretta conseguenza della struttura di gioco implementata da McSorley. Prima perdevamo sovente il possesso del puck, anche in maniera stupida, mettendoci in difficoltà da soli. Ora siamo più disciplinati e questo si riflette positivamente sul risultato finale».
La grande sfida, dopo quasi tre settimane di stop forzato, sarà ora ritrovare le migliori sensazioni. Lo Zurigo, reduce da cinque vittorie consecutive e già in pista negli scorsi giorni, appare come un cliente scomodo: «Probabilmente soffriremo i primi cambi, ma sono convinto che col passare dei minuti la situazione migliorerà ed emergerà la nostra freschezza fisica. Quella zurighese è un’ottima squadra, sulla carta forse la migliore in Svizzera. Noi però li stiamo inseguendo in classifica e per di più giocheremo in casa: non possiamo farci sfuggire questa occasione».
Un sogno a cinque cerchi
Al suo fianco domani sera, come ormai capita da diverse settimane, Mirco Müller potrà contare sul sostegno di Romain Loeffel. I due formano una coppia collaudata, che potrebbe anche persuadere Patrick Fischer a convocarli entrambi per i Giochi di Pechino, con l’intento di farli giostrare insieme: «Speriamo! - risponde senza esitare il numero 25 -. Con Romain mi trovo davvero bene. Ha un istinto offensivo micidiale, mentre io sono più orientato alla fase difensiva. Ci completiamo. Cerco pure di rubargli il mestiere, perché sento di avere dei margini di miglioramento in fase realizzativa. Tornando alle Olimpiadi, mi piacerebbe tanto prendervi parte, anche senza di lui (ride, ndr.). Sarebbe un sogno che si avvera, dopo che quattro anni fa - come per tutti gli NHLers - mi è stata negata questa opportunità. E poi ho appena contratto il coronavirus, dunque i temibili protocolli cinesi non mi fanno paura (altra risata; ndr)».
Troppi M. Müller
Un po’ di timore potrebbe invece provarlo l’addetto al materiale dell’HCL, che dal prossimo anno vivrà un vero e proprio incubo, poiché in squadra vi saranno Mirco Müller e Marco Müller. Che si fa con i nomi dietro la maglia? «È una bella domanda - sogghigna lo zurighese -. In passato io e lui abbiamo giocato insieme nelle nazionali giovanili, ma lì non si stampavano mica i nomi. Credo che si eviteranno le varie versioni “Mi. Müller” e “Ma. Müller”, optando semplicemente per cognome e numero. E in spogliatoio largo a soprannomi e nomi di battesimo».
La locomotiva di McSorley e il sesto straniero
È un fiume in piena, Chris McSorley. Il tecnico canadese sprizza entusiasmo da tutti i pori, e non fa nulla per nasconderlo: «Mi sento come un bambino a Natale. È stupendo poter di nuovo lavorare con i miei ragazzi. Ho quasi pensato di chiamare Flavien Conne - il nostro skills coach - per chiedergli di ricordarmi come si fa a pattinare. Ormai lo avevo quasi dimenticato (ride, ndr.). Scherzi a parte non è stato un periodo particolarmente facile, ma sono molto fiero dell’intera organizzazione. Dalla dirigenza ai giocatori, noto che l’attitudine non è cambiata di una virgola nelle ultime settimane».
L’auspicio dei tifosi bianconeri è che lo stesso, da domani sera contro lo Zurigo, varrà anche per l’invidiabile ritmo proposto nelle ultime dieci uscite: «Ci attende una sfida tosta, complicata. Il classico match da sei punti. Da qui alla pausa olimpica ho però chiesto ai ragazzi di agire come una locomotiva. Non dobbiamo andare a cento all’ora, ma neanche troppo lentamente. Ci servirà la forza e l’apporto di tutti i giocatori che compongono il nostro roster. In questo senso le prime indicazioni, emerse dagli allenamenti degli scorsi giorni, sono molto incoraggianti».
Domani sera il Lugano potrebbe dover fare a meno di Mikkel Boedker (vedi sopra). Dopo l’addio di Hudacek, McSorley si attende l’arrivo di un sesto straniero, per sopperire a future assenze simili? «Per fortuna Mikkel non sta pianificando di formare un’intera famiglia (altra risata, ndr.)! Tornerà fra un paio di giorni, dopo aver vissuto un momento molto più importante di qualsiasi partita di hockey. Domenichelli, comunque, è molto attento a non intaccare gli ottimi equilibri che si sono instaurati all’interno della squadra. Man mano che si avvicinerà la chiusura del mercato, vedremo se troverà un ulteriore elemento d’importazione da aggiungere al nostro gruppo».
