Un casco per due: lo indosserà finalmente van Pottelberghe?

Uno in palestra, con maglione e pantaloncini, dopo aver contribuito al successo contro il Rapperswil della sera prima. L’altro sul ghiaccio, con i pesi dell’attrezzatura e il desiderio di tornare a difendere i pali del Lugano. Niklas Schlegel e Joren van Pottelberghe hanno vissuto una vigilia di derby indossando panni differenti. E, chissà, forse l’allenamento facoltativo di ieri ha suggerito le gerarchie in vista del match contro l’Ambrì. Ad augurarselo, appunto, è l’ex portiere del Bienne, anche perché alla sentitissima sfida con i biancoblù - dal suo arrivo in Ticino nell’estate del 2024 - non ha mai preso parte da protagonista. «Ma la verità è che si vuole sempre giocare, poco importa se si tratti di un derby o di un’altra partita» rileva van Pottelberghe, cercando di non dare troppo peso alla questione. Sempre titolare nei sette incroci disputati nelle ultime due stagioni, Schlegel sfodera a sua volta l’arma della diplomazia: «Se sono finalmente pronto a concedere un derby a Joren? Dovreste chiederlo al coach. Noi portieri non sappiamo ancora a chi toccherà».
Una solidità condivisa
Una cosa è certa. La fiducia di Tomas Mitell e della dirigenza bianconera nei due estremi difensori è indiscutibile. E la decima e ultima licenza straniera attivata per acquistare l’attaccante Curtis Valk, in fondo, è lì a dimostrarlo. Seduto tra Schlegel e van Pottelberghe nella sala stampa della Cornèr Arena, il tecnico dell’HCL annuisce convinto: «Entrambi stanno disputando un campionato molto solido, basta osservare la statistica dei gol subiti dalla squadra, fra le più basse della lega. Insomma, il rispettivo apporto è determinante e siamo felici di poterne beneficiare con regolarità».
Solo lo ZSC di Hrubec, in effetti, ha incassato meno reti. «Avvertire questa fiducia, ovviamente, è bello. Così come a favorire le nostre prestazioni è il grande lavoro difensivo del collettivo» tiene a sottolineare Schlegel. Il collega completa quindi il discorso: «Il sistema richiesto dall’attuale staff, non lo nego, ci sta dando una grossa mano. La solidità del gioco - riconosce van Pottelberghe - tende a riflettersi in positivo sul nostro operato».
La cartina di tornasole più affidabile, ad ogni modo, è la classifica di National League. Una classifica che, in attesa della matematica, promuove il Lugano ai playoff ancor prima della sosta olimpica. Incredibile, ripensando ai tormenti di un anno fa. «All’alba della regular season non lo avrei escluso a priori, nell’hockey d’altronde non si sa mai» osserva Schlegel. Per poi ammettere: «Un rendimento del genere, però, era difficilmente immaginabile».
Una freccia in più per Mitell
Era invece immaginabile - e auspicato apertamente da coach Mitell - l’acquisto di un attaccante straniero. «Avevamo bisogno di maggiore profondità offensiva» ribadisce il 45.enne svedese, commentando l’innesto di Valk. «Jesper Peltonen, per esempio, rimane un difensore che si sta comportando bene all’ala, ma non posso considerarla una soluzione duratura. Curtis porta in dote tante partite in KHL e può risultare prezioso in più ruoli e più situazioni». Il 32.enne giungerà a Lugano nel weekend e potrà essere schierato dopo i Giochi, verosimilmente in concorrenza con Perlini e Sekac, o come variabile di un line-up con cinque stranieri d’attacco. E a proposito di mosse e contromosse. Stasera alla Gottardo Arena scenderà in pista il primo Ambrì targato Jussi Tapola. «Un allenatore esperto, che tuttavia non credo stravolgerà linee e sistema nel giro di 24 ore» indica Mitell. «Come sempre, in ogni caso, conterà concentrarci soprattutto su noi stessi».


