La mossa Kansas City e la convinzione di aver capito Messi

La famigerata mossa Kansas City potrebbe decidere le sorti di Argentina-Svizzera. Appena atterrati in Missouri, avvertendo i battiti del cuore americano, ragioniamo - ancora e ancora - su come diavolo faranno i rossocrociati a esaurire la fonte vitale dell’Albiceleste. E la tecnica resa celebre dal film Slevin - Patto Criminale, beh, non ci rassicura. Il termine è volutamente allusivo e persino forte, ma se pensiamo all’artista della truffa per antonomasia, sui campi da calcio, non possiamo che citare Lionel Messi. Insieme a Diego Armando Maradona, il calciatore più forte di tutti tempi. Anche al Mondiale 2026, e nonostante un percorso più sofferto del previsto, il capitano argentino sta mietendo una vittima dopo l’altra. Di qui il riferimento a Mr. Goodkat - interpretato da Bruce Willis - e alla convinzione, provata in ultima battuta dalla nazionale egiziana, di aver compreso come neutralizzare Messi. Pressing asfissiante, gabbie umane, l’ennesimo rigore sbagliato che piegherebbe il volere di qualsiasi altro giocatore terrestre. E invece no, non è l’astuzia nell’essere riusciti, infine, a superare l’antagonista con il Diez sulle spalle. È una mera illusione. Leo ti ha già fregato. Ha segnato ancora, mantenendo vivo il sogno di un clamoroso bis.
La miccia che esplode di colpo
Il 2-2 che ha tagliato le gambe a Salah e compagni è stato l’ennesimo gol di Messi in un match della fase a eliminazione diretta della Coppa del Mondo. Accade, consecutivamente, da sei partite. Ed è pazzesco. Lo è nella misura in cui, rispetto a Qatar 2022, quando sembrava investita da una missione divina, stiamo osservando una Pulce diversa. Non il trascinatore perpetuo, ma la miccia che esplode all’improvviso. Una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto volte. Addirittura otto volte. Guardi di qua e lui, con una camminata che altro non è se non un radar a elevatissima sensibilità, è sul fronte opposto, o alle tue spalle, pronto a punirti.
Già. Ora tocca alla Svizzera scegliere come comportarsi. Tocca a Murat Yakin provare a pianificare un altro capolavoro in termini di ordine difensivo. Di nuovo: essere certi di non abboccare è un conto, finire per cascarci un altro. A ben guardare, ci siamo già passati dodici anni fa, in occasione dei Mondiali brasiliani. La ragnatela architettata da Ottmar Hitzfeld intrappolò Messi per 118’. Poi, alla prima, grande distrazione, la sentenza del campione fu subitanea. A tenere a lungo a bada il 10 argentino, tra sane tacchettate e anticipi prodigiosi, era stato Valon Behrami. E ritornando sul finale amarissimo del match disputato a San Paolo, in un’intervista rilasciata al Blick quattro anni fa, l’ex centrocampista della Nazionale aveva in qualche modo alzato di nuovo le braccia, in segno di resa. «Messi è come un albero, puoi trattenerlo, sferrargli calci: lui non fa nulla. Il migliore contro cui abbia mai giocato. Non sai mai che cosa sta per fare. Anche perché Messi parla raramente in campo, è super concentrato e non si lascia mai distrarre».
Un asse che non funziona
Con queste premesse, la trama di Svizzera-Colombia non appare sufficientemente meritevole di una nuova apoteosi. Perché se è vero che Kobel è stato protetto con attenzione maniacale e solidarietà, sono emerse in modo altrettanto netto le difficoltà sul fronte offensivo. A faticare tanto, troppo, è stato Breel Embolo, il cui feeling con il Mondiale venti-ventisei assomiglia a una montagna russa. Su e giù. Invero, più giù che su. Squadra e diretto interessato, detto altrimenti, devono trovare un modo per alimentarsi con profitto. E, in tal senso, un dato registrato negli ottavi di finale disputati a Vancouver invita a riflettere. Granit Xhaka, faro e cervello rossocrociato, non ha servito un solo pallone al centravanti. Non uno. Cosa che non è capitata con nessun altro titolare. Entrambi irriconoscibili al cospetto della Colombia, Xhaka ed Embolo possono cogliere una nuova, splendida opportunità: affrontare l’Argentina a briglie sciolte, senza più pressione, con lo spessore che appartiene loro. E si badi bene: dietro l’Argentina balla. Nel quadro di un’edizione decisa dalle stelle, e per come sono arrivati i quarti, la Nazionale costituisce una sorta di eccezione. Il fattore Manzadona, tuttavia, non può essere sottaciuto. La Svizzera con Johan Manzambi può immaginarsi in un certo modo. La Svizzera senza Manzambi si aggrappa a una coesione intensa e all’essere squadra. Probabilmente lo siamo persino di più dell’Argentina, che però dispone delle individualità e di un elemento sovrumano.
Che poi, come esistono una Kansas City in Missouri e una in Kansas, vi sarebbero pure due mosse Kansas. Perlomeno, ai tempi dell’università fummo messi in guardia su una variante. In sostanza, abbandonare di soppiatto una festa o un’uscita protrattesi fino a tarda ora, scomparendo senza avvisare nessuno, equivaleva «a fare una Kansas». E allora, l’auspicio è che Lionel Messi, nella sorpresa generale e grazie a un altro capolavoro tattico di Murat Yakin e dei suoi generosi eroi, finisca col defilarsi definitivamente dal Mondiale 2026.
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