La nuova era della F1 si apre con la doppietta della Mercedes

Già che ci siamo, è possibile che una rondine faccia primavera? Certo! Il riferimento riguarda la Ferrari che ha cominciato il mondiale in Australia (dove invece si sta entrando nell’autunno) giocando finalmente da protagonista come non accadeva da almeno un paio di stagioni. Va bene, poi ha vinto la Mercedes, ma è stata comunque la Ferrari ad accendere la gara nelle prime battute col solito, strepitoso, Leclerc che ha fatto miracoli alla partenza dove è sgusciato subito al comando pur partendo dal quarto posto in griglia. Poi si è difeso bene con una macchina finalmente competitiva, senza più l’handicap delle gomme che si consumavano troppo in fretta o non rendevano, come è accaduto negli ultimi anni. E senza l’ordine dai box di sollevare il piede dall’acceleratore per consumare meno carburante e non limare troppo il fondo della vettura, a rischio squalifica.
È tornato il vero Hamilton?
Insomma, un’altra Ferrari che ha inaugurato nel miglior modo la nuova era nella quale, sintetizzando al massimo, il 50% della potenza arriva dal propulsore termico e il 50% dal motore elettrico. Un bilanciamento che obbliga a equilibrismi di guida per recuperare l’energia che poi la batteria eroga quando serve al pilota. Ogni macchina ha la sua strategia, ogni pilota è però condizionato dal software della vettura e, soprattutto, non può tirare sempre al massimo in quanto è costretto a una guida innaturale. In mezzo a questo caos regolamentare difficile da capire e da sfruttare, la Mercedes si è presentata con la monoposto globalmente migliore ed è stata padrona della corsa. Russell una volta sbarazzatosi di Leclerc dopo 7 giri è volato via, Antonelli gli si è avvicinato dopo una partenza disastrosa («Mi è mancata la batteria allo start») e poi è risalito dal settimo al secondo posto, giungendo a 2’’9 dal compagno. Quindi Leclerc terzo a 15’’5 e Hamilton quarto a 16’’1.
La Mercedes ha vinto grazie a indubbie qualità, di telaio e aerodinamica, che hanno sorpreso tutti. Il motore, con la regolarissima soluzione del rapporto di compressione che sale a caldo aumentando la potenza di un quid che nessuno conosce, ha mostrato un’elasticità che ha favorito la guida dei piloti. Ottima pure la Ferrari, come progetto, col turbo più piccolo degli altri che le dà lo sprint in partenza e una monoposto facile da condurre, nata senza difetti. Come dire che ci sono le basi per puntare a vittorie e ad altro, se non si perderà la strada. Ma, soprattutto, la Ferrari pare aver ritrovato il vero Hamilton, quello naufragato approdando a Maranello: Lewis a Melbourne è apparso deciso, preciso, motivato. Al suo box c’era la mamma, venuta ad assisterlo in quella che lui vorrebbe fosse la ripartenza verso l’ottavo titolo iridato. Frammenti di tenerezza nascosti dentro uno sport ipertecnologico.
McLaren lontana, Max rimonta
Al di là della Mercedes e della Ferrari non c’è stato altro, in Australia. La McLaren è apparsa la fotocopia sgualcita del team fresco di due iridi, con Piastri a muro nei giri di formazione (colpa forse di un imprevedibile balzo di potenza) e Norris giunto quinto a 51’’7, distacco abissale. Verstappen, che per un altro incidente (alla vigilia) di origine meccanica scattava in 20. posizione si è invece piazzato sesto con la Red Bull. Da notare che Max ha portato al traguardo, al debutto, il motore fatto in casa. Lo stesso che equipaggia la Racing Bulls con la quale l’esordiente diciottenne Arvid Lindblad, inglese, è giunto ottavo. Ma una lode va poi alla Audi made-in-Svizzera (a Hinwil, Zurigo) che con Bortoleto, nono, ha conquistato i primi due punti della nuova avventura della marca degli anelli in F1, anch’essa con un motore ai primissimi passi.
Domenica prossima si corre subito in Cina, con gara Sprint alla vigilia, mentre ci si interroga sul prosieguo del campionato in località come Bahrein, Arabia Saudita, Azerbaijan, Qatar e Abu Dhabi che sono in calendario ma vivono il dramma della guerra. Ovvio pensare a una cancellazione con sostituzioni problematiche su altri tracciati. Vedremo.
