Le fondamenta tremano, la difesa del Lugano è da rifondare?

Traballante. Parrebbe un riferimento alla panchina di Croci-Torti. Ma no, non è così, perché la posizione del mister momò - almeno stando a quanto affermato nell’ultimo periodo dai vertici del club bianconero - parrebbe al sicuro. A traballare, però, è una squadra intera: il Lugano, che da diversi mesi a questa parte sta palesando fragilità a dir poco preoccupanti. E quando una struttura pare in equilibrio precario, l’origine dei mali si nasconde nelle fondamenta. In ottica calcistica, ciò si traduce, banalmente, nella difesa.
Sempre più fragili
L’importanza del reparto arretrato è ben nota, tanto che - si è soliti affermare - a vincere i campionati sono coloro che concedono meni reti. È davvero così? Sì, basti pensare ai tre campionati completi trascorsi dal Crus alla guida dei bianconeri, dove a vincere sono state proprio le squadre migliori alla voce «gol subiti». Il Basilea lo scorso anno e lo Young Boys nelle due stagioni precedenti. E il Lugano? I bianconeri, rispettivamente, hanno incassato: 15, 17 e 17 reti in più rispetto a chi si è laureato campione svizzero. È vero, è nella natura di questa squadra - che propende per uno stile offensivo - concedere qualche gol in più, ma il trend relativo al 2025 sta diventando decisamente inquietante.
Già sul finire della scorsa stagione, il Lugano aveva dato ampi segnali di cedimento. Queste crepe, tuttavia, sono ancor più evidenti ora. Nell’intero anno solare, sull’arco di 31 partite disputate, i bianconeri hanno subìto 59 reti, quasi 2 per match. Una soglia, questa, superata - e neanche di poco - in questo inizio di stagione, a causa dei 18 gol concessi in appena 8 sfide. Urgono, insomma, delle modifiche.
Serve un vero numero uno
E a cambiare, prima di tutto, sembrano essere gli interpreti. Sul fronte di un mercato in uscita per molto - forse troppo - tempo taciturno, qualcosa inizia a muoversi. La telenovela - cominciata a inizio luglio - riguardante Albian Hajdari, si è ormai conclusa. Nel modo migliore, infine, considerando la cifra (attorno ai 5,5 milioni di franchi) ricevuta dall’Hoffenheim per il suo trasferimento. Anche se non più utilizzato, o quasi, un pezzo pregiato della difesa bianconera è stato venduto. E un altro - qui facciamo riferimento ad Antonios Papadopoulos - sembra sul punto di partire. Su di lui - desideroso di una nuova avventura - pare esserci il forte interesse del Legia Varsavia. Può, una squadra così in difficoltà, privarsi di un pilastro come il «Papa»? Alla giusta cifra, evidentemente, sì. A quel punto, però, i centrali di difesa da ingaggiare diventerebbero due. E la chiusura del mercato si avvicina.
Di voci, e non poche, nel corso dell’estate ce ne sono state pure per Mattia Zanotti. Se, però, la posizione del terzino destro italiano rimane ancora incerta, più chiarezza sembra esserci attorno al ruolo del portiere. I vertici societari - da Sebastian Pelzer a Martin Blaser - hanno recentemente confermato la fiducia ad Amir Saipi. Settimane or sono, si invocava l’acquisto di un altro estremo difensore che potesse quantomeno insinuare il dubbio, a proposito di una titolarità altrimenti indiscussa. Così, tuttavia, non sarà. Accanto a Saipi, infatti, non ci sarà alcun profilo concorrenziale. Con lui, e le sue riserve, ci sarà però un nuovo allenatore dei portieri. Ma pensare che Germano Vailati possa - a pochi giorni dal suo approdo - far immediatamente impennare il rendimento di Saipi è inverosimile. Chissà, però, che con i «nuovi impulsi» portati dall’alto, qualcosa possa cambiare. Domenica, d’altronde, il Lugano torna in campo contro l’YB e non può permettersi di subire reti come quelle concesse a Cham. Saipi, ormai unico punto fisso della retroguardia bianconera, deve comportarsi da numero uno.