Ciclismo

L’uomo più atteso non delude, a Carì Vingegaard si prende il Giro

Il danese non ha rivali sulle strade ticinesi e mette una bella ipoteca sulla conquista del Trofeo Senza Fine che gli varrebbe la Tripla Corona - «Prima della corsa avevamo cerchiato di rosso questa frazione» dice il leader della Visma, che nel nostro cantone ha vissuto per qualche anno
©AP/Massimo Paolone
26.05.2026 20:16

Dopo giorni in cui le strade del Sopraceneri e i suoi monumenti si sono tinti di rosa nell’attesa di accogliere la carovana del Giro d’Italia, a trionfare a braccia alzate sul traguardo di Carì non poteva che essere il legittimo proprietario di quel colore: Jonas Vingegaard. Leader della classifica generale da sabato scorso, e in prima fila questo pomeriggio in una gremitissima piazza Collegiata a Bellinzona, nel momento in cui Noè Ponti ha dato il via al trasferimento verso il chilometro zero di Arbedo, «Vingo» è diventato padrone assoluto della corsa. Chiudendo di fatto i conti per quanto concerne la lotta - se mai c’è stata - per il trionfo finale. Perché se è vero che nel ciclismo tutto può succedere, e l’ultima settimana presenta ancora parecchie insidie, sulle strade ticinesi il danese ha nuovamente dimostrato di non avere rivali quando il terreno comincia a salire. Trovando una vittoria ancor più netta rispetto a quelle già messe a segno sul Blockhaus, a Corno alle Scale e a Pila. Felix Gall, suo più immediato inseguitore, finora sempre riuscito a stare sotto il minuto da Vingegaard, ha pagato 1’09, ed è scivolato in classifica a 4’03’’. Alle sue spalle Tymen Arensman è a 4’27’’ dalla vetta. Insomma, un distacco che è più di un passo verso la conquista della Trofeo Senza Fine, che per il danese farebbe rima con Tripla Corona.

Tutto sotto controllo

Se c’erano dubbi sul fatto che Vingegaard, una volta conquistata la maglia rosa in Valle d’Aosta, si sarebbe accontentato di controllare la sua leadership, questi sono stati fugati sin dai primi chilometri. Il corridore della Visma, infatti, ha da subito piazzato i suoi uomini in testa al gruppo per tenere sotto controllo i vari tentativi di fuga. «Quando abbiamo pianificato il Giro, abbiamo scelto alcune tappe su cui puntare, e questa era una di quelle», ha spiegato il vincitore. «Come squadra pensavamo che, essendo una frazione breve, pur costando ovviamente energie, non ne richiedesse la stessa quantità di una più lunga».

Una tappa esplosiva

Proprio per l’atteggiamento della Visma e i soli 113 chilometri di percorso, ne è nata una tappa, come atteso, esplosiva. Una prima azione di undici corridori, plasmata dopo il forcing iniziato al chilometro zero, è stata riacciuffata già sulla prima salita di Torre. La seconda, partita in prossimità del medesimo GPM - inizialmente formata da tredici attaccanti e poi ridottasi a quattro - non è mai stata lasciata andare oltre i due minuti di vantaggio. Anche perché in prima linea nei fuggitivi c’era Giulio Ciccone, uno dei favoriti di giornata e rivale di Vingegaard nella classifica per la maglia blu di scalatore. L’abruzzese ci ha provato, ma ha rapidamente capito di non potere puntare al colpo grosso, non prima però di essersi preso tutti i primi quattro GPM di giornata in Val di Blenio.

Vincere in Ticino ha un sapore speciale, qui ho ancora degli amici
Jonas Vingegaard

Lo scatto ai -6

Così, a Faido, all’imbocco della tanto attesa ascesa verso Carì (11,7 km all’8%), i battistrada ormai sfilacciatisi erano sotto tiro. Una volta ripresi, Vingegaard ha aspettato che mancassero 6 chilometri e mezzo per alzarsi sui pedali e salutare la compagnia, involandosi tra i tornanti dell’Alpe d’Huez ticinese. Un paragone azzeccato come non mai, visto il clima rovente che ha accompagnato la corsa, più simile a un tappone di luglio del Tour de France che a una frazione del Giro.

Una motivazione in più

Per il danese fanno così quattro successi di tappa in questo Giro d’Italia. Quest’ultimo ha però un sapore speciale. «Sì, perché per un breve periodo ho vissuto a Montagnola, e anche queste strade le conosco molto bene» ha confermato sorridendo. «Ho apprezzato molto il tempo trascorso qui in Ticino, un luogo dove ho lasciato anche qualche amico. Oggi erano sicuramente qui a sostenermi, e dunque sono contento di avere potuto festeggiare una vittoria». Con ancora due arrivi in salita in programma nel fine settimana e la conferma di un Vingegaard fuori portata per i rivali, l’obiettivo di arrivare a sei vittorie come fatto da un certo Tadej Pogacar nel 2024 è più che un sogno. E sebbene il danese abbia fatto capire di non pensare troppo alle statistiche, sarebbe un messaggio forte da mandare al fenomeno sloveno, in vista dello scontro diretto previsto quest’estate sulle strade del Tour. Su cui «Vingo» proverà sicuramente a rimettere le mani.

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