Formula Uno

Sotto la stella Mercedes brilla ancora Kimi Antonelli

Il 19.enne italiano si ripete e conquista impressionando il Gran Premio del Giappone – Suzuka, uno dei circuiti più difficili e tecnici del Mondiale, conferma anche la superiorità del team tedesco: le scuderie avversarie riusciranno a ricucire il gap?
©AP/FRANCK ROBICHON
Pino Allievi
Pino Allievi
29.03.2026 16:30

Ancora lui. Incredibile. Un ragazzino dall’aria pulita, lo sguardo dolce, i modi gentili, che si mette alle spalle, per la seconda volta di fila, il meglio della Formula 1. Andrea Kimi Antonelli è il volto nuovo delle corse e, soprattutto, è il campione annunciato di un domani che è già oggi, perché ci ha costretto ad accorciare i tempi d’attesa, adeguandoci a una realtà che nessuno poteva immaginare. La Mercedes lo ingaggiò un anno fa per prendere il posto nientemeno che di Lewis Hamilton, 7 volte campione del mondo. Piovvero critiche su Toto Wolff che fece la scelta, risparmiando peraltro una cinquantina di milioni di dollari negli ingaggi. Oggi, dopo sole 27 gare, Antonelli è già il faro della squadra tedesca per velocità, visione di corsa, maturità agonistica, il modo accorto di usare le gomme, la sicurezza nei sorpassi, la calma con la quale gestisce le situazioni in pista e fuori.

Kimi, l’unica sbavatura al via

La prova – che serviva – l’ha data sul circuito forse più difficile del mondiale, quello di Suzuka puntellato da curve micidiali, saliscendi mozzafiato, repentini cambi di direzione: condizioni che hanno sempre esaltato i campioni. E Antonelli si è aggiunto orgogliosamente ai vari Prost, Senna, Schumacher per l’abilità con la quale ha fatto la differenza rispetto a tutti, imponendo un ritmo di gara, esente da errori, col quale la vittoria è apparsa un traguardo facile, scontato. Una sola sbavatura: la partenza. Da primo a sesto in pochi metri, poi la ragionata rimonta diventata leadership della corsa grazie all’uscita della Safety Car che lo ha indubbiamente avvantaggiato penalizzando Russell – leader sino a quel momento – che aveva appena fatto il pit stop.

Dal momento in cui Antonelli ha montato le Pirelli Hard è cominciata una fuga veloce e costante che ha messo kappaò gli altri. Russell, con la stessa macchina, è giunto quarto perché non ha avuto la freddezza del compagno quando si è trovato indietro. Invece di ragionare, l’inglese ha cominciato a commettere errori da nervosismo, segno evidente che soffre Andrea Kimi e teme che il suo ruolo di uomo di punta nel team possa risentirne.

Ferrari nel limbo

Una volta di più, il GP del Giappone ha mostrato la superiorità della Mercedes come Power Unit ibrida e come qualità aerodinamiche e telaistiche. La W17 ha potenza e la sfrutta meglio nelle fasi di carica e svuotamento della batteria: col mese di sosta saprà mantenere il vantaggio o gli altri rimonteranno? Il prosieguo del mondiale vive su questo interrogativo, col timore che da qua alla fine siano solo le monoposto di Stoccarda a dominare.

Intanto, però, c’è chi ha già recuperato. E molto. Come la McLaren, che con Oscar Piastri (partenza al fulmicotone!) è stata davanti per 7 giri e poi ha conquistato un ottimo secondo posto. Era il primo GP dell’anno per l’australiano, sinora spettatore a causa di guasti prima del via alla sua macchina in Australia e Cina. Il team di Woking, con la monoposto inizialmente sovrappeso, ha capito come far rendere il motore Mercedes e come trovare una buona messa a punto telaistica. Progressi che invece non ha fatto la Ferrari, rimasta nel limbo di una competitività discreta, senza recuperi. Leclerc è giunto terzo a 15’’2, il distacco più contenuto dell’anno di una rossa: la Safety Car ha danneggiato il monegasco che poi, con i soliti sorpassi da brivido a Hamilton e Russell, ha però acchiappato il podio. Hamilton si è visto in qualche frangente ma non aveva il ritmo delle precedenti gare. Come sempre, la Ferrari promette sviluppi e novità dal GP di Miami (3 maggio) in poi. E come sempre bisogna armarsi di santa pazienza e attendere un domani annunciato più ricco di soddisfazioni. Mah!

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