Yangwang Altior, la «Rolls-Royce cinese» conferma che il baricentro dell'automotive si è spostato a Est
Quasi milleottocento anni fa, nella Cina dei Tre Regni, una donna conosciuta come Lady Zhao avrebbe realizzato qualcosa di straordinario: una mappa geografica ricamata nella seta, tanto precisa da poter essere utilizzata anche per scopi militari. Secondo la tradizione, l'opera era destinata a Sun Quan, sovrano del regno di Wu, e raffigurava montagne, fiumi, città e strade con una minuzia di dettagli sorprendente. Una storia sospesa tra cronaca e leggenda, che racconta l'importanza del ricamo nella cultura cinese. Un'arte tramandata per secoli, capace di trasformare sottilissimi fili di seta in autentici dipinti.
Questa tradizione, conosciuta come Su Xiu, o ricamo di Suzhou, torna oggi a vivere nell'abitacolo di un'automobile. Non una qualsiasi, ma la nuova Yangwang Altior, l'ammiraglia completamente elettrica con cui BYD punta al vertice del lusso automobilistico mondiale.

«I nostri ingegneri, designer e artigiani hanno lavorato insieme per dare alla nostra eredità culturale un'espressione contemporanea», spiega Stella Li, vicepresidente esecutiva del gruppo cinese, durante la presentazione mondiale organizzata ieri al Mandarin Oriental di Abu Dhabi, alla quale il Corriere del Ticino era presente. «Altior rappresenta la nostra visione del futuro del lusso cinese».
Parole che raccontano una trasformazione ben più ampia. Per oltre un secolo l'Europa ha rappresentato il centro culturale dell'automobile: ingegneria tedesca, design italiano, lusso britannico. Un primato che oggi viene progressivamente messo in discussione dalla Cina, non più soltanto fabbrica del mondo, ma centro di sviluppo tecnologico e creativo.

La Altior, lunga 5,6 metri e larga oltre due, ricorda inevitabilmente una Rolls-Royce. Il frontale monumentale, le portiere posteriori controvento e l'abitacolo pensato soprattutto per chi viaggia dietro rimandano all'universo del marchio britannico. Ma sarebbe riduttivo parlare dell'ennesima imitazione cinese. Anche perché oggi il fenomeno è ben più complesso: sono gli stessi professionisti che hanno contribuito a costruire il prestigio dell'automobile europea a portare il proprio know-how in Cina, attratti dalle opportunità offerte dai nuovi colossi dell'automotive.
Wolfgang Egger è stato tra i primi a percorrere questa strada. Dopo aver lasciato la propria firma su modelli di Alfa Romeo, Audi e Lamborghini, oggi guida il design di BYD. E proprio ad Abu Dhabi, parlando al Corriere del Ticino dal palco, racconta che cosa abbia trovato in Cina, sul piano della libertà creativa, che l'industria europea non riusciva più a offrirgli. «Prima di tutto, un foglio bianco», esordisce. Ma ciò che lo ha conquistato va oltre la possibilità di progettare senza vincoli: «La Cina possiede un patrimonio culturale straordinario, che può ancora offrire moltissimo al futuro. Non parliamo soltanto di arte o di storia, ma di artigianato, design, di un modo di pensare. Tutto questo può trovare una nuova espressione nell'era della mobilità elettrica».
Non soltanto risorse economiche, dunque, ma la possibilità di costruire qualcosa di nuovo. Una libertà che, secondo Stella Li, ha permesso a Egger di realizzare anche un'ambizione personale: «Wolfgang aveva un sogno, quello di creare un'auto sportiva. E noi lo abbiamo sostenuto». Un esempio di come il trasferimento delle competenze occidentali stia contribuendo a cambiare gli equilibri dell'industria.

La scelta degli Emirati per il debutto mondiale non è casuale. La Altior potrebbe incontrare difficoltà in Europa, dove dimensioni, estetica e prestigio dei marchi tradizionali rendono particolarmente complesso affermarsi nel segmento dell'ultralusso. Ma Abu Dhabi, Dubai e l'Arabia Saudita rappresentano una realtà differente, nella quale le grandi berline di rappresentanza e la personalizzazione estrema incontrano una domanda potenzialmente importante.
E proprio le caratteristiche delle vetture presentate dai costruttori cinesi raccontano un altro cambiamento. Grandi SUV, fuoristrada dalle dimensioni imponenti, berline di rappresentanza: modelli che rispondono a esigenze spesso lontane da quelle dell'automobilista europeo. È il segnale di un'industria che non considera più l'Europa il mercato di riferimento obbligato per ogni nuovo prodotto. Per BYD e per gli altri grandi gruppi cinesi, il Vecchio Continente rimane importante, ma non è più l'unico terreno da conquistare. Accanto al gigantesco mercato interno, le opportunità si moltiplicano in Medio Oriente, India e America Latina, regioni molto diverse tra loro, ma accomunate da un potenziale di crescita che i costruttori stanno cercando di intercettare. L'espansione internazionale non passa dunque necessariamente per i gusti e le abitudini degli automobilisti europei.
«Qui le persone attribuiscono grande importanza al patrimonio culturale e al lusso, ma amano anche l'innovazione», sottolinea Stella Li. «Vogliono intelligenza artificiale, sistemi di guida avanzati, tecnologia. Credo che possiamo offrire la combinazione ideale. E la nostra edizione limitare è un'opera d'arte, non ci sarà milionario che non la vorrà«.

L'Altior combina quattro posti, poltrone posteriori con massaggio, inserti in giada, ricami tradizionali e un impianto audio da 39 altoparlanti. La piattaforma e⁴ utilizza quattro motori elettrici indipendenti, mentre la seconda generazione della Blade Battery promette oltre mille chilometri di autonomia nel ciclo cinese CLTC. Le prime consegne sono previste nel secondo trimestre del 2027.
Una strategia che BYD ha voluto accompagnare con una vera e propria dimostrazione di forza. Nei giorni della presentazione, il gruppo cinese ha organizzato una parata di 110 automobili attraverso Abu Dhabi, dalla Yangwang U9 Xtreme, capace di superare i 500 chilometri orari, ai modelli Denza e BYD. Una sfilata che, più che celebrare i singoli prodotti, sembra voler ribadire le ambizioni di un costruttore ormai deciso a competere in ogni segmento del mercato, dalle vetture più accessibili all'ultralusso.
La sfida di BYD si gioca così su due fronti: conquistare competenze e talenti che fino a pochi anni fa avevano nell'Europa il loro principale punto di riferimento e trovare nuovi mercati capaci di assorbire una produzione sempre più diversificata. La Altior, con le sue dimensioni monumentali e il suo lusso dichiaratamente cinese, ne è un esempio emblematico. Un'automobile che forse faticherà a trovare spazio sulle strade europee, ma che si sentirà perfettamente a casa davanti ai grandi alberghi di Abu Dhabi, Dubai o Riad. Senza dover passare necessariamente da Londra, Stoccarda o Milano per ottenere la propria consacrazione.


