Ridateci Roi Michel

Sarò anche un po’ ingenuo a pensarla così, ma una via di fuga dalla dittatura e dalle derive imposte al calcio dal presidente della FIFA Gianni Infantino, sempre più in difficoltà e abbandonato da molti, potrebbe essere rappresentata da un ritorno al passato.
C’è un uomo, che sa di calcio e rispetta il calcio, messo alla berlina nell’ambito di una vicenda che, vista ad anni di distanza e considerati i protagonisti che salivano sul palcoscenico in quel momento, può essere giudicata come una vera e propria porcheria. Quell’uomo si chiama Michel Platini: era destinato a diventare il presidente della FIFA, è stato screditato, costretto a rinunciare alla presidenza della UEFA (naturalmente in tutto questo il ruolo di Infantino, allora suo segretario, è stato del tutto marginale…), espulso dal sistema calcio, trattato – direbbero i toscani – come un pellaio, ma poi riabilitato dalla giustizia civile, che facendo il suo corso lontano dai mal di pancia e dalle tresche dei dirigenti calcistici che orchestrarono il defenestramento dell’interessato, dopo un iter giudiziario durato dieci anni, ha decretato la piena assoluzione non solo del dirigente ed ex-calciatore francese, ma anche dell’ex-presidente della FIFA Joseph Blatter. Titoloni sui giornali e aperture dei telegiornali di tutto il mondo al momento delle accuse, poche righe e notizie di coda al momento dell’assoluzione, con l’immaginario collettivo che identifica ancora Platini e Blatter come i burattinai e i corrotti del calcio.
Oggi Michel Platini ha 71 anni, sembra un uomo stanco, ha detto di non voler più aver nulla a che fare col calcio, è stato annichilito, ha sofferto e speso infinite energie per la sua riabilitazione. Non ha ancora concluso la sua battaglia legale: in Francia è tuttora aperto un procedimento giudiziario perché lo stesso Platini, tramite i suoi avvocati, ha depositato a Parigi una denuncia penale nei confronti di Infantino e di altri cinque funzionari legati al mondo del calcio accusandoli di aver ordito un complotto che portò alla sua destituzione da presidente dell’UEFA, pregiudicando irrimediabilmente la sua carriera di dirigente sportivo.
Michel Platini però è innocente, sicuramente non immacolato, e sarebbe bello se il mondo del calcio europeo, a distanza di oltre dieci anni dalla sua caduta, gli chiedesse scusa, lo riabilitasse offrendogli la possibilità di reintegrarlo, convincendolo a candidarsi contro Infantino alle elezioni del prossimo anno.
Non avverrà, perché il passato non ritorna e perché il carattere di Platini, i suoi modi di fare a volte un po’ supponenti e un po’ snob, le sue battute irriverenti (celeberrima la risposta data da giocatore della Juventus all’avv. Agnelli, che l’aveva sorpreso a fumare prima di una partita: «Avvocato, l’importante è che non fumi Bonini, è lui quello che deve correre»), il suo sarcasmo, non gli hanno creato soltanto simpatie sia dentro, sia fuori dal mondo del calcio.
Al di là di tutto questo però, Platini è un ex-calciatore di grande spessore, ha vinto tre Palloni d’Oro, è stato allenatore, ha organizzato un Mondiale, ha diretto l’UEFA con sagacia e grande intuito politico, dimostrandosi un innovatore. Forse in questo momento delicato, potrebbe essere la figura ideale per riportare il calcio alla sua corretta dimensione. Ma le Roi Michel è un uomo intelligente e probabilmente nemmeno se l’attuale presidente della UEFA Aleksander Ceferin si presentasse da lui in ginocchio, chiedendogli scusa a nome di tutto il mondo del calcio continentale e implorando un suo ritorno, accetterebbe di riaffacciarsi sulla scena.


