Il punto

Ma Lindsey Vonn doveva proprio correre con il crociato rotto? La parola dell'esperto

Marco Marano, specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia dell'apparato locomotore nonché direttore medico del centro Swiss Olympic presso l'Ars Medica di Gravesano, è tornato sul grave infortunio occorso alla campionessa USA
Red. Online
09.02.2026 14:15

«Gli atleti vivono tutta la loro vita in un equilibrio sottile tra il privilegio e la fortuna di fare dello sport il loro lavoro, e la condanna e la pena di dovere sempre dimostrare di meritare tale privilegio, di dovere fare sempre qualcosa in più per convincere gli altri». Con queste parole, via social, Marco Marano, specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia dell'apparato locomotore nonché direttore medico del centro Swiss Olympic presso l'Ars Medica di Gravesano, ha introdotto il tema del momento: l'infortunio, grave, occorso a Lindsey Vonn durante la discesa olimpica di Milano-Cortina 2026.

Marano, ricordiamo, come a Parigi 2024 è parte dell'équipe medica a cinque cerchi. Vittima, come detto, di una brutta caduta sull'Olimpia delle Tofane, l'atleta statunitense ha subito una prima operazione per la stabilizzazione di una frattura alla gamba sinistra a poche ore di distanza dall'incidente mentre oggi è stata sottoposta a un secondo intervento, sempre alla gamba. Vonn ha affrontato la prova olimpica nonostante, alla partenza, lamentasse la rottura del legamento crociato anteriore sinistro. Un aspetto, questo, che ha fatto e continua a far discutere. Di nuovo Marano, a proposito delle carriere degli sportivi: «Non tutti vi riescono, alcuni si accontentano dei privilegi, e questo li porta a carriere mediocri; altri invece sono sommersi dal peso della condanna di dovere sempre dimostrare di più, di porre l'asticella sempre più in alto, e anche questo li schiaccia a carriere non all'altezza. Chi davvero riesce a vivere nell'equilibrio tra privilegio e condanna, per me raggiunge l'aura del campione».

Quindi, entrando nel merito: «Vi chiedete perché la Vonn fosse in pista ieri? Ecco perché era in pista, perché nella sua testa aveva un solo obiettivo: dimostrare di essere la numero uno di sempre. Nel suo mondo di campionessa la possibilità di cadere, di non farcela, di non arrivare in fondo, non era nemmeno contemplata. E questo nonostante gli infortuni, nonostante i consigli esterni, nonostante la logica delle cose. Ma lo sport e i campioni non seguono la logica, non seguono strade convenzionali».

La scelta di correre, con un crociato rotto solo nove giorni giorni prima, «non é stata un azzardo» chiosa il medico. «Non è stata una follia, è stata semplicemente la scelta di una campionessa, la scelta della numero uno. Lei, che avrebbe potuto fermarsi tempo fa, che in realta non avrebbe avuto niente altro da dimostrare, invece ha voluto essere lì, al cancelletto di partenza, perché i veri campioni sono così: infiniti. Ci sono i numeri uno, e poi ci sono tutti gli altri. Questo insegna la storia di ieri e come sempre, lo sport, ha tanto da insegnare».

In questo articolo: