Tami: «Riformare la Super League non basta»

Il futuro del calcio svizzero passa anche dalla qualità e dalla bontà dei suoi massimi campionati. Per questo motivo è stato inevitabile affrontare il dossier in questione alla presentazione della strategia 2021-2025 dell'ASF. I giovani e le giovani prima di tutto. Prima dei riflettori nazionali e internazionali, semmai ci saranno. Okay. Eppure, in questo senso, la riforma della Super League appena lanciata nella mischia dal comitato della Swiss Football League e prossima al voto potrebbe apparire contraddittoria. Più attenta, per intenderci, al concetto di intrattenimento sportivo, meno al percorso dei più promettenti calciatori di casa nostra. «Non a caso si tratta di un piccolo passo» ha sottolineato il direttore delle squadre nazionali Pierluigi Tami. «L’allargamento a dodici squadre è un buon inizio, ma non basta. Intervenire sulla Challenge League sarà altrettanto cruciale. Anche qui, ma è una mia idea, aumentando il numero di compagini al via. L’inserimento nel calcio professionistico, purtroppo, non è ancora ottimale per i giovani svizzeri. Al termine della formazione ci si attarda troppo in Prima lega. E la conseguenza è che molti, troppi giocatori si perdono per strada. Tornando per un attimo alle squadre nazionali, abbiamo non a caso deciso di estendere la nostra rete di scouting. Siamo in effetti convinti che la selezione dei migliori profili possa avvenire in tempi diversi. Chi non è esploso oggi, magari per lacune di tipo fisico, potrebbe farlo domani. Forte di un potenziale al quale non bisogna rinunciare troppo presto. Di qui il progetto denominato take your time».


