Roger Federer entra nella Hall of Fame: sabato la cerimonia

Quattro anni fa, nel settembre del 2022, alla Laver Cup di Londra Roger Federer piangeva sul campo dopo l'ultima partita della carriera. Sabato, a Newport, potrebbe ricapitare. Con qualche lacrima in più.
Andiamo con ordine: il basilese, come noto, entrerà nella International Tennis Hall of Fame, la sala d'onore del tennis mondiale. Prima annata di eleggibilità, ammissione immediata. Nessuna sorpresa. La Hall of Fame è una formula che, in Europa, circola meno rispetto agli Stati Uniti, ma il senso arriva anche a chi di sport non sa nulla: chi ci finisce dentro, fondamentalmente, appartiene ai grandi, anzi ai grandissimi della disciplina.
Per entrare, il regolamento impone che siano passati cinque anni dall'ultima partecipazione effettiva a una competizione. Per Federer si conta il quarto di finale perso a Wimbledon 2021 contro il polacco Hubert Hurkacz. È il secondo svizzero a entrare nel gotha di Newport dopo Martina Hingis, ammessa nel 2013.
Più del riconoscimento, dice qualcosa il modo in cui è stato comunicato a Federer. Novembre scorso, Bienne, cinquanta ragazzi dell'attività giovanile intorno a lui. In collegamento video, una trentina di membri della Hall of Fame: Chris Evert, Stefan Edberg, Martina Navratilova, Rod Laver. I più grandi, appunto. Pat Rafter si era collegato alle tre del mattino, ora australiana. Non capita a tutti quelli che ricevono l'onore. «Sentire tutti questi eroi in un momento così significa molto per me», aveva commentato Federer.
Quarantacinque anni e una presenza nel circuito che resta misurata. Non è John McEnroe, non è Boris Becker, non è nemmeno Evert o Navratilova: nel tennis di oggi il basilese si fa vedere poco. Questa volta, però, si è lasciato celebrare come si usa negli Stati Uniti. Ha ripreso la racchetta per un'esibizione a New York con McEnroe, Andy Roddick e Andre Agassi. Sul campo Arthur Ashe, dove tra il 2004 e il 2008 ha vinto cinque US Open consecutivi, il pubblico ha reagito di conseguenza. Sopra Manhattan, uno spettacolo di droni ha disegnato il suo profilo nel cielo.
E il ritorno? Chiuso. «Sono contento che me lo chiediate», ha risposto sorridendo. «Ma no, ci sono troppi ostacoli». Fisicamente dice di stare bene. «Ma faccio già fatica a trovare il tempo per un'esibizione, figuriamoci per un circuito professionistico. Per me è finita. Ora sono solo un tifoso e mi godo le partite».
Veniamo al contorno, adesso. Il primo uomo a vincere venti tornei del Grande Slam sta passando questa settimana americana con la famiglia al completo: i genitori, la moglie, i figli. Newport, Rhode Island, è la località balneare che a fine Ottocento ospitava le ville degli industriali americani; il Casinò, sede della sala d'onore, ha i campi in erba più vecchi ancora in uso del continente.
Resta una domanda aperta, concludendo. Chi terrà il discorso in onore di Federer? Qualcuno scommette su Rafael Nadal, la cui carriera si è intrecciata alla sua per due decenni. Lo spagnolo, del resto, era in lacrime al fianco del basilese quella notte a Londra.