Un Mondiale indecifrabile, ma anche pericoloso

Sembrava tutto già scritto. E, a suo modo, indirizzato. Francia e Argentina in finale, secondo un tabellone preimpostato e - idealmente - allergico a qualsivoglia tradimento. Ma quando i Bleus, per qualità esagerate e prestazioni conseguenti, non apparivano adatti a un destino differente, la promessa è stata disattesa. La Selección, al contrario, ha esaudito i desideri della FIFA, emergendo però nelle avversità, quando quasi più nessuno avrebbe puntato su una nazionale messa sotto da Capo Verde, Egitto e Svizzera. A prevalere, infine, è però stata la coerenza coraggiosa e inscalfibile della Spagna di Luis de la Fuente.
L’indecifrabilità e la magia del pallone, insomma, hanno trovato il modo di graffiare United 2026, «l’evento sportivo più importante nella storia dell’umanità», per dirla con Gianni Infantino, nonché il Mondiale più discusso di ogni tempo, sempre con l’enorme complicità e letizia del presidentissimo. Il gigantismo della Federcalcio internazionale, unito a quello del principale Paese ospitante, ha contribuito al più classico effet boule de neige. Sino allo show esagerato al MetLife Stadium di East Rutherford, preceduto dall’ennesimo saggio di servilismo e dai fumogeni accesi in coppia al grido «il sogno americano si è avverato».
Da un punto di vista sportivo, il livello del torneo è cresciuto progressivamente. Il formato allargato a 48 squadre? Il numero esiguo di figuracce e il cammino di Capo Verde si sono rivelati una benedizione, la farsa delle terze partite della fase a gironi una condanna inequivocabile. Ma tra scandali oggettivi, episodi controversi e presunte cospirazioni, pure il dibattito e il rumore attorno alla competizione non hanno faticato a rifornirsi di benzina. I social, ringalluzziti e al contempo avvelenati dal fenomeno emergente dei deepfake, hanno fatto il resto. Ad ogni modo, bisogna riconoscerlo, l’accorata partecipazione non ha interessato solo il web, ma anche, e nonostante i prezzi lasciati nelle avide mani del mercato, gli stadi spettacolari di USA, Messico e Canada.
In chiave politica, il trattamento dell’Iran e la grazia a Folarin Balogun rimarranno le peggiori macchie sulla manifestazione. La consegna del trofeo da parte di Donald Trump, detto altrimenti, ha rappresentato l’invasione di campo meno problematica. L’ampliamento dei poteri sul fronte arbitrale e l’interventismo a tutti i costi sulle regole del gioco, per contro, meritano serie riflessioni. Perché se è vero che è stato bello vivere così tanti gol e colpi di scena al crepuscolo, è altrettanto evidente – sempre in questo senso - come i discussi hydration break si siano trasformati in fattori decisivi. Pericoloso. Come una Coppa del Mondo per la quale, puntualmente e senza sbigottimento alcuno, si è avvertita la sensazione che tutto fosse già scritto.


