Verstappen, il campione maturo mette il primo sigillo a Singapore

Quando vince lui le gare sono noiose. Perché risultano senza storia, salvo l’emozione breve della partenza. Poi fila via tutto liscio sino all’arrivo. Colpa della sua bravura, che sino allo scorso anno era spettacolo puro e adesso è una tazza di camomilla, in quanto Max Verstappen, vincitore delle ultime tre gare (non solo il gran premio odierno ma anche la Sprint di sabato e la Malesia dell’altra domenica) si è imposto dall’alto di una superiorità che nessuno poteva immaginare. Superiorità di guida a Sepang, evidenziata sul bagnato. Abilità di guida oggi a Marina Bay, pista insidiosa ma non difficilissima, sulla quale sono di nuovo emerse le doti del motore Red Bull fatto in casa, che si è di nuovo messo alle spalle quelli di colossi come Mercedes, Ferrari, Audi, Honda.
Un campione cambiato
Ma il regista di tutto è lui, lo stesso Verstappen spavaldo e discretamente scorretto delle prime stagioni, che ora è maturato diventando un campione che si tiene volentieri alla larga da manovre azzardate ai danni dei colleghi. E per giunta è diventato abbastanza saggio da permettersi giudizi in libertà, a differenza dei colleghi che si astengono su qualunque argomento, temendo di essere estromessi dal sistema. Alla vigilia di Singapore, ad esempio, Verstappen aveva detto di non gradire le gare Sprint e quando sabato ha vinto, ha tagliato corto affermando che a lui interessava solo il gran premio vero e proprio. In precedenza aveva criticato a fondo questo regolamento tecnico che ha fatto diventare la F.1 un complicato videogioco che fa a pugni col coraggio dei piloti, scoprendosi bravo persino nelle parole. Il merito? Di una di una curiosità che lo porta a documentarsi, di una donna come Kelly Piquet, che ha 7 anni più di lui e gli ha fatto scoprire altri piaceri fuori dalle piste, dal tempo libero, alla famiglia, alle vacanze, infondendogli un pizzico di senso dello humor che non guasta mai.
La Ferrari torna a sorridere
Verstappen a Singapore ha vinto una gara senza storia. Primo alla prima curva davanti a Leclerc, primo al termine del 62. giro. Stop. Inutile il tentativo di rimonta di Charles negli ultimi giri, col le Pirelli Soft, perché Max era troppo avanti.
Dire Leclerc significa dire Ferrari. Una bella Ferrari, strano visto l’andazzo. Anzi, una delle migliori Ferrari del 2026, con la macchina veloce in tutte le condizioni, Leclerc e Hamilton scatenati, il box che ha gestito bene le cose da subito con scelte di gomme diverse per i piloti (cancellato l’incubo Malesia), una monoposto competitiva ma con un pizzico di prestazioni in meno della Red Bull. Solo un pizzico. Però stavolta la Ferrari è andata meglio di Mercedes e McLaren. In una gara scialba, condizionata da una pista allergica ai sorpassi tra macchine di prestazioni simili, Hamilton si sarebbe piazzato facilmente secondo o terzo, se avesse scelto la tattica delle due soste come Leclerc, rientrato al momento della Virtual Safety Car per Stroll fermo sul tracciato. Ma Lewis ha provato la carta di andare sino in fondo e l’azzardo non ha pagato. Si è piazzato sesto. Ma siamo sicuri che, a pari condizioni, una volta nella scia di Leclerc avrebbe avuto la priorità di passare davanti al compagno? Noi no. E lui ancora meno. Ecco perché.
Nel caos finale, quando Norris ha attaccato Hamilton per strappargli il terzo posto, a beffare entrambi è stato un Antonelli sino a quel punto tranquillissimo. La sua è stata una zampata di rapina con la quale è salito sul podio accanto a Verstappen e Leclerc. Molto sveglio Kimi, che ora, per una serie di combinazioni da perdere la testa, potrebbe laurearsi campione del mondo nella prossima gara di Austin, Texas, tra due domeniche. Oggi ha corso pensando al titolo, tranquillizzato da Russel che, per cambio di Power Unit, scattava nelle ultime file. Ma la Mercedes rinnovata aveva poco brio e poca aderenza. Buon per lui che Verstappen si sia svegliato tardi, altrimenti il campionato avrebbe forse avuto un’altra storia.
