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Quando il vero rischio è già in azienda

Una strategia nuova per problemi diffusi, ma spesso trascurati Intervista a Domenico Sartore, Agente Generale Zurich di Lugano
Red. Online
27.11.2023 05:40

Dalla famiglia all’impresa. Quali le ragioni di questa strategia ?

 “Quando si parla di previdenza, si affrontano sostanzialmente tre temi di base: invalidità, decesso e pensionamento. Oggi l’attenzione è particolarmente focalizzata sull’ultimo punto, visto che la generazione dei baby boomers sta andando in pensione, gli equilibri finanziari sono precari e le vicende dei mercati finanziari influenzano sia i programmi istituzionali che quelli integrativi. Tuttavia la vicenda Covid ha determinato una maggiore sensibilizzazione anche sul tema decesso, sul futuro della famiglia al verificarsi di un evento negativo, sul come far fronte ad un’ipoteca od altri debiti, sulla sorte di chi convive, senza dunque la sicurezza delle prestazioni sociali per il partner, o sul futuro di una coppia con figli piccoli se uno dei genitori viene a mancare. Queste situazioni, ed altre simili, le consideriamo a livello privato, mentre dovremmo considerarle anche a livello di azienda. In effetti l’impresa è un’entità con una vita propria, gravata da svariati rischi, che ovviamente si ripercuotono poi anche sulle persone che ruotano intorno ad essa. Dunque, anche l’azienda va tutelata, al di là di quanto già facciamo per i privati con i normali prodotti”.

 

In che senso l’azienda viene tutelata ?

 “Facciamo un esempio. Due soci, con competenze diverse ma complementari, costituiscono una start-up, con quote del 50% ciascuno, ed in essa investono tutto il loro patrimonio. Dopo la fase iniziale di avvio e messa a punto, l’impresa decolla ed ha bisogno di investimenti dal settore bancario o da investitori esterni. Tutto bene, ma la situazione è tuttavia ad alto rischio per molti soggetti: in primis per le famiglie dei due soci promotori, visto che tutto è stato investito nella start-up; per gli investitori, perché se viene a mancare uno dei titolari, detentore del know-how aziendale, è inevitabile un contraccolpo negativo in termini di sviluppo e di valorizzazione dell’azienda; per la società stessa se, in assenza di patti parasociali, si trova a fare i conti con eredi e parenti che non capiscono il business, tendono a vendere, e pregiudicano così l’esistenza dell’azienda stessa. In altri casi possono venire meno investimenti strategici per la sopravvivenza dell’impresa, si possono dover affrontare rischi legali e contenziosi imprevisti. Una situazione che purtroppo spesso si verifica nel momento cruciale del passaggio di consegne alla testa dell’azienda di famiglia, è quella in cui il titolare anziano e quello giovane lavorano insieme nella fase delicata della trasmissione delle competenze. Ma cosa accade se la figura senior viene improvvisamente a mancare ? Su tutto questo pesa una situazione di mercato non facile, ed un mercato del lavoro in cui scarseggiano i profili professionali specializzati e di alto livello, se non a fronte di costi elevati e tempi di ricerca lunghi”.

 

Come si opera nel fronteggiare questi rischi ?

 “La soluzione è semplice: una polizza di puro rischio decesso, fatta sulla persona ma con beneficiaria l’azienda. Nel caso l’azienda incassi, ha un ricavo straordinario, da utilizzare per far fronte alla situazione. Scarica il premio come costo aziendale ed il ricavato, quale utile, sarà utilizzato, ad esempio, per la ricerca veloce della figura chiave, considerato che esternalizzare l’attività può essere costoso, così come i tempi lunghi possono pesare sulla cifra d’affari, inducendo ad esempio le banche creditrici a ridiscutere le linee di credito. Quindi il denaro della polizza diventa un ammortizzatore per le situazioni a rischio. Nell’esempio iniziale il socio che rimanesse, liquida gli eredi dell’ex partner e con il rimanente porta avanti l’attività senza stravolgimenti”.

 

Vi è interesse da parte delle aziende per questa soluzione ?

 “Certamente. Se ne parla poco ma le aziende sono interessate. Abbiamo citato la start-up con due soci, ma la questione riguarda aziende di ogni dimensione, in cui spesso troviamo figure chiave, ad ogni livello, detentrici di competenze tali per cui il loro venir meno crea davvero un guaio enorme. Sostituirla e formarla vuol dire investire tempo e denaro, sopportando perdite e costi. Ecco perché ritengo che questo sia un elemento di rischio chiave che non può essere sottovalutato. Naturalmente richiede specialisti particolarmente formati che affiancano il tradizionale consulente. Dopo il contatto e l’avvio, il lavoro di svolge in tandem, ed oggi non potrebbe essere altrimenti, vista la complessità degli scenari economici, le aspettative elevate e l’esigenza di continui approfondimenti. Per noi si tratta di un mercato molto promettente, crediamo che l’azienda sia un valore da tutelare e che, facendo questo, si tutelino le famiglie e l’intera società”.