Il cerchio, il fuoco e la montagna: la chiusura di Sanctum al Chedi Andermatt
Non era la riva del fiume a ospitare la cerimonia di chiusura di Sanctum x Chedi, come previsto dal programma. La pioggia che ha interessato la valle nel pomeriggio ha costretto a modificare i piani, spostando l’ultimo rito all’interno del Chedi Andermatt. Eppure la suggestione non si è affievolita, anzi. La sala scelta per l’occasione si è trasformata in uno spazio intimo, rischiarato da luci soffuse e da decine di candele. Le grandi vetrate, inizialmente coperte dalle tende, hanno racchiuso il gruppo in un’atmosfera ovattata, senza contatto con l’esterno. Solo al termine, quando il rituale si è concluso, i tendaggi si sono aperti rivelando il fuoco acceso nel giardino: una fiamma che ha sigillato simbolicamente la settimana, trasformando la chiusura in un atto di rivelazione.

Il cerchio di partecipanti, guidato dalla voce di Luc Melisse, cofondatore di Sanctum, ha attraversato un percorso di respiro, movimento e silenzio. Era la conclusione di giorni intensi, tra rituali in quota, esperienze a contatto con gli elementi e momenti di riflessione personale. «Abbiamo voluto che la chiusura fosse un invito a lasciare andare», racconta però Gab Olszewski, intervistato al termine. «Il mondo oggi soffre una malattia silenziosa, che è la disconnessione: da noi stessi, dagli altri, dalla natura. Sanctum nasce per contrastare questa deriva, per ricucire i legami. Ieri, nella sala del Chedi, questo senso di appartenenza si è percepito chiaramente: il fuoco rivelato alla fine ha rappresentato la conferma che l’energia non si spegne, ma si trasforma».

Quell’energia ha preso forma nei giorni precedenti, quando Andermatt è diventata teatro di esperienze che hanno unito paesaggio e pratica: un rituale su un ghiacciaio, una camminata meditativa tra i sentieri dell’Urserntal, un incontro lungo il fiume concluso con un tuffo collettivo nelle acque fredde. «La natura – sottolinea Gab – ci ricorda chi siamo davvero. È una forza che ci rende più umani. Ma ieri abbiamo dimostrato che il cerchio, quando è autentico, trova la sua intensità anche in uno spazio interno. La rivelazione del fuoco alla fine ha dato forza al messaggio del nostro rito».

Sanctum è nato nel 2020 dall’idea di fondere fitness e crescita spirituale. La sua forza sta nella contaminazione: Kundalini yoga, arti marziali, danza contemporanea, respiro consapevole, psicologia positiva e tecniche di rilascio emotivo. «C’è un equivoco diffuso nel mondo del fitness», riflette Gab. «Si pensa solo a calorie, muscoli, prestazioni. Noi usiamo il corpo come veicolo, non come fine: vogliamo che il movimento diventi un mezzo per la salute mentale ed emotiva, per la liberazione dalle tensioni, per ritrovare equilibrio».

Il contesto del Chedi Andermatt ha dato a questa visione una cornice particolare. «Il concetto di lusso è cambiato», spiega. «Non significa più solo una stanza bellissima o una cena raffinata. Oggi il vero lusso è vivere un’esperienza che ti resta dentro, che ti trasforma. Quando lascerai questo hotel, ricorderai la qualità della camera, certo, ma soprattutto porterai con te il ricordo di un momento speciale, di una sensazione che ti ha cambiato. Il Chedi lo ha capito e ci ha permesso di creare esperienze memorabili, che resteranno con i partecipanti».

Non è soltanto una questione di ospitalità, ma di visione condivisa. «Il Chedi e Sanctum parlano la stessa lingua», dice Olszewski. «Wellness non significa più soltanto spa o massaggi. Significa creare comunità, offrire rituali collettivi che generino legami. Qui abbiamo trovato un partner che ci ha aperto scenari incredibili: dal ghiacciaio ai sentieri alpini, fino al giardino illuminato dal fuoco. È stata un’unione naturale di intenti».

Il bilancio della settimana è, per lui, entusiasmante. «Abbiamo avuto giornate splendide che ci hanno permesso di vivere la natura appieno, e una chiusura che, seppur all’interno, ha toccato corde profonde. Andermatt è un luogo unico: accesso immediato a scenari naturali imponenti, ma anche un equilibrio tra eredità e modernità che lo rende speciale. La comunità che si è formata qui è stata internazionale, varia, eppure accomunata dalla stessa ricerca di connessione. Credo che chi ha partecipato porterà via un ricordo indelebile».

La collaborazione non si fermerà qui. «Torneremo sicuramente», annuncia Gab. «Con il Chedi stiamo già lavorando a un nuovo programma per l’anno prossimo. E continueremo a esplorare la Svizzera, che per noi è un punto di riferimento. Abbiamo una partnership globale con Six Senses, ma l’esperienza di Andermatt è unica. Qui la comunità si forma spontaneamente, come ieri sera: un cerchio raccolto, un fuoco acceso, un’energia condivisa».

La serata si è conclusa con il silenzio dei partecipanti e la fiamma viva nel giardino, rivelata solo all’ultimo momento. Non un addio, ma un passaggio: la promessa che quell’energia continuerà a vivere dentro chi c’era. E che tornerà, in futuro, a illuminare le montagne di Andermatt.