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La Storia raccontata su Twitter

Se chiude Twitter avremo la dispersione del più grande materiale storiografico mai prodotto dall’umanità
Simona Miele / Ated Ticino
22.12.2022 13:50

Una riflessione interessante e un po’ laterale su quel che sta avvenendo su Twitter è stata sollevata da un commentatore che scrive per il MIT Technology Review, Chris Stokel-Walker. L’analisi del giornalista è molto appuntita e la sua domanda non è banale. Infatti, si chiede Chris Stokel-Walker, cosa succede quando la conoscenza del mondo è conservata in una piazza digitale quasi pubblica di proprietà di un'azienda privata, come è Twitter, che potrebbe anche fallire? La risposta è che, in linea teorica, esiste la possibilità che un’eventuale chiusura del social network posseduto da Elon Musk farebbe disperdere e cancellare i vasti archivi della storia umana recente. Anche perché da quando è stato pubblicato il primo tweet nel 2006, Twitter ha giocato un ruolo importante nel racconto degli eventi mondiali. La piattaforma è stata utilizzata per registrare tutto, dalla Primavera Araba, alla Guerra in corso in Ucraina, alle proteste in Iran. E oggi gli esperti temono che, se Elon Musk dovesse far fallire o chiudere l'azienda, immagini, testimonianze e conversazioni potrebbero andare perduti per sempre.

Musk stesso riconosce che Twitter è un’agorà o piazza pubblica, ed è questo fatto che rende la potenziale perdita della piattaforma così significativa. Come osserva Chris Stokel-Walker: «Twitter è diventato parte integrante della civiltà odierna. È un luogo in cui le persone documentano i crimini di guerra, discutono di questioni fondamentali e riportano le notizie. È il luogo in cui è stato annunciato per la prima volta il raid statunitense che avrebbe portato alla morte di Osama bin Laden. È il luogo in cui si ricevono gli aggiornamenti sull'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. È il luogo in cui è emersa per la prima volta la notizia dell'abbattimento del volo MH17, un aereo della Malaysia Airlines, che probabilmente è stato abbattuto dalle forze filorusse in Ucraina nel 2014. È un documento storico vivo e vegeto. E si teme che presto possa scomparire». A rincarare la dose sui rischi della chiusura di Twitter è anche Ciaran O'Connor, analista senior dell'Institute for Strategic Dialogue (ISD), un think tank globale: «Se Twitter dovesse "sparire", diciamo, tutto questo - tutte le prove di prima mano di atrocità o potenziali crimini di guerra, e tutte queste potenziali prove - semplicemente scomparirebbero».

Probabilmente è un problema che dovremo affrontare molte volte nei prossimi decenni. Si parla di ubiquità di Twitter, perché la sua adozione da parte di quasi un quarto di miliardo di utenti negli ultimi 16 anni e il suo status di immenso archivio pubblico, lo hanno reso una miniera d'oro di informazioni. In un certo senso, questo rappresenta un'enorme opportunità per gli storici del futuro: infatti, non abbiamo mai avuto la capacità di acquisire una tale quantità di dati e notizie in diretta su nessuna epoca storica precedente. Ma questa enorme mole di dati, naturalmente presenta anche un enorme problema di archiviazione per le organizzazioni. Va anche detto che la scomparsa di smisurati volumi di informazioni da Internet non è un problema nuovo. Nel 2017, YouTube è stato accusato di aver danneggiato la capacità degli investigatori di individuare i presunti crimini contro l'umanità in Siria, cancellando definitivamente gli account che avevano pubblicato video dalle città siriane. Ma alla fine, la società ha ritrattato ed è tornata sui suoi passi, rendendosi conto dell'importanza del suo ruolo di informazioni storiche. Diciamo che non resta che affidarsi alla sensibilità di Elon Musk sulla questione. Ma al momento, l’eclettico proprietario di Twitter non ha risposto a chi gli chiedeva se avrebbe assicurato o aiutato l'archiviazione permanente della cronologia dei post di Twitter, in caso di bancarotta. Anche perché il social network, come è stato ampiamente riportato, non ha più un team di comunicazione dopo i licenziamenti di massa e sembra molto focalizzato su altre questioni in questo periodo.

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