L'evento

L’arte politica della moda alla Milano Fashion Week

La Camera Nazionale della Moda Italiana ha posto l’accento sulle tematiche di Equality legate al supporto delle donne e ai talenti emergenti e su temi delicati come quello della guerra
© AP
Sara Fantoni
22.02.2023 12:00

Dai disegni degli artisti del Rinascimento alle opere dei Surrealisti degli anni '20, sono secoli ormai che moda e arte si mescolano, si influenzano e si ispirano a vicenda. Si tratta di una sorta di sinergia che negli ultimi anni sta sempre di più rendendo labili i confini fra i due mondi. «La moda è l'arte che si può toccare e che ti veste» diceva Jean-Paul Gaultier e le collezioni di molti stilisti negli ultimi anni, ma non solo, ne sono la prova.

Moda, arte e politica: un connubio indissociabile

Le sfilate non sono certo da meno. Infatti, i fashion shows stanno diventando sempre più uno strumento di espressione, corroborati dalla possibilità di rendere immersiva questa esperienza grazie a tecnologie innovative, all’arte e alla musica. Marchi come Chanel, Dior e Louis Vuitton hanno organizzato sfilate immersive spettacolari in location suggestive come musei, parchi e persino sulla spiaggia. Il risultato è la creazione di un’atmosfera coinvolgente, che difficilmente farà scordare al pubblico l’evento.

Sfilata di Es Devlin per Louis Vuitton.
Sfilata di Es Devlin per Louis Vuitton.

Ma a far parte di questo vortice sono anche la letteratura, il design e la politica che si combinano rispecchiando i valori o le problematiche della società contemporanea. Ricordiamo per esempio gli abiti manifesto tanto discussi portati in scena da Chiara Ferragni a Sanremo 2023. Quel «Pensati Libera», stampato sulla stola bianca che completava l’abito a corolla di seta nero, è già entrato, infatti, nell’immaginario comune. Oppure, pensiamo a stilisti emergenti, come Maggie Marilyn e Bethany Williams, che fanno della lotta al clima, letteralmente, la loro divisa. La prima è una stilista neozelandese che utilizza tessuti sostenibili e tecniche di produzione a basso impatto ambientale per creare le sue collezioni e la seconda è una designer britannica che utilizza materiali di scarto e tessuti eco-compatibili per creare abiti unici e sostenibili.

Dal sito di Maggie Marilyn.
Dal sito di Maggie Marilyn.

Sophie Atro, studentessa del prestigioso Istituto Marangoni, culla di stilisti del calibro di Franco Moschino e di Domenico Dolce, ci spiega che questi legami sono importanti fin dalla formazione. I corsi proposti dalle università di moda riflettono questa tendenza interdisciplinare, non focalizzandosi solamente sul mondo del fashion sensu stricto, ma proponendo agli studenti approfondimenti legati ad aspetti artistici, sociali e politici andando così a prevedere le richieste future dell’industria.

Politica e società alla Milano Fashion Week

L’importanza di questi aspetti non manca di essere evidenziata anche dall’edizione 2023 della settimana milanese della moda, che si è presentata proprio in quest’ottica. La Camera Nazionale della Moda Italiana ha posto, infatti, l’accento sulle tematiche di Equality legate al supporto delle donne e ai talenti emergenti e su temi delicati come quello della guerra. «Quest’anno il mood è un po’ diverso. Bisogna ricordare la guerra russa e ucraina, per cui abbiamo uno spirito differente dal passato per raccontare la nuova Milano Fashion Week. Ci saranno tante novità, una grande presenza di giovani talenti emergenti e nuovi progetti» ha rivelato Alessia Cappello, Assessore allo Sviluppo economico del comune di Milano, durante una conferenza stampa.

Una novità fra queste è quella sostenuta dall'associazione Afro Fashion che ha organizzato i Black Carpet Awards. Si tratta di un nuovo evento finalizzato a promuovere la diversità, l'equità e l'inclusione nell'industria della moda. Questa iniziativa offrirà una preziosa opportunità agli artisti e designer meno rappresentati, provenienti soprattutto dal continente africano, di avere una piattaforma di visibilità in una delle quattro capitali della moda mondiale. La speranza è quella di incoraggiare l'industria della moda ad adottare una maggiore diversità e inclusione nei suoi processi e prodotti. Un post pubblicato su Instagram descrive per l’appunto questo desiderio, manifestando la volontà di cambiare «la narrazione del made in Italy» e di far risuonare «voci inascoltate e sottorappresentate nella nostra società nei campi della moda, del design, dell'arte, del cibo, della musica, della tecnologia, dell'economia, dello sport e del cinema».

Quindi, ciò che già suggeriva Coco Chanel il secolo scorso quando diceva che «la moda è nel cielo, nella strada, la moda ha a che fare con le idee, con il nostro modo di vivere, con ciò che sta accadendo», sembra essere esattamente quello che stiamo osservando in questo periodo storico. Molto più di un semplice abbigliamento o stile, la moda si presenta piuttosto come una forma d'arte che riflette il nostro tempo e l’edizione della Milano Fashion Week di quest’anno sembra esserne un ulteriore conferma.

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