L'esperta

«Valentino? Resterà per sempre quella sua idea di grazia e di bellezza»

Fabiana Giacomotti ricorda la figura del grande couturier e sottolinea: «Aveva capito che il sistema delle multinazionali avrebbe distorto il messaggio della moda»
© AP/Luca Bruno
Paolo Galli
19.01.2026 21:02

Fabiana Giacomotti è una delle firme di moda più apprezzate, è giornalista - scrive per Il Foglio - e scrittrice e insegna Scienze della moda e del costume alla Sapienza di Roma. Ha conosciuto bene Valentino Garavani, ci racconta di quando, divertiti, si erano ritrovati casualmente assieme a Parigi nel backstage del Diavolo veste Prada. Oggi l’esperta, da noi contattata, osserva quel che resta del marchio, e con quello che può apparire cinismo - che piuttosto è puro realismo - sottolinea: «Non resta niente, in realtà, perché lui aveva lasciato la moda due decenni fa, con quella tre giorni romana che fece epoca. Lui aveva capito perfettamente che il sistema delle multinazionali avrebbe distorto in via definitiva il messaggio della moda e della bellezza». Quello stesso messaggio a cui lui lavorò per tutta la sua vita.

«Nessuno lo vedeva da anni, dal 2019». Il caso vuole che questa sera Fabiana Giacomotti fosse alla Scala, «proprio qui dove lo abbiamo incontrato tutti per l’ultima volta», quando ricevette il Green Carpet Fashion Award, il Legacy Award. Una cosa è il marchio, un’altra è Valentino. «Il mito in vita, come Greta Garbo». Poi aggiunge: «La sua eredità di bellezza è rimasta». L’idea di grazia. La filosofia di Valentino in una sua frase: «L’eleganza è l’equilibrio tra proporzioni, emozione e sorpresa». Fabiana Giacomotti spiega: «La sua idea di grazia è rimasta nel mito, ma non negli abiti successivamente prodotti dal marchio».

Oggi si sono sprecati anche i paragoni tra Valentino e Giorgio Armani - morto solo pochi mesi fa, il 4 settembre scorso -, anche se in realtà, più che di confronti si è trattato di una sorta di nostalgia nei confronti di un’era passata dell’alta moda italiana. La scrittrice fa un distinguo: «Due figure molto diverse tra loro, che in realtà non si possono neppure paragonare. Io ricordo Giorgio Armani che metteva il proprio tocco alla mostra che poi ha aperto pochi giorni dopo la sua morte. È stato lì, alla guida della sua azienda, a curarne i dettagli, fino all’ultimo momento, finché aveva vita». La storia di Valentino, in effetti, è un’altra, in particolare dopo l’uscita di scena. «In quanto a generazioni, Valentino ha iniziato molti anni prima di Armani, che di fatto ha presentato la sua prima collezione attorno ai quarant’anni». Entrambi hanno però segnato un modo - ognuno il proprio, questo è chiaro - di intendere la moda all’italiana.

Fabiana Giacomotti ama sottolineare, di Valentino Garavani, proprio «quella sua idea di grazia e di bellezza». Un’altra sua frase iconica, d’altronde, è la seguente: «Amo la bellezza, non è colpa mia». Ma il suo stile andava anche oltre la bellezza, era - come ricorda la scrittrice - «sensualità, e soprattutto era grandeur. In Italia non avevamo mai avuto un couturier così famoso a Parigi. Mai. E non ne abbiamo mai neppure avuti altri, dopo di lui». Per l’Italia, insomma, è stata anche «l’internazionalità».

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