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Oceania / Nuova Zelanda

La natura dà spettacolo

Indigeni e discendenti dei coloni vivono in armonia in un ambiente molto simile alla Gran Bretagna, con una natura maestosa costituita da spettacolari scenari marini, vulcani ancora attivi e idilliache colline punteggiate dalla presenza di greggi di pecore.
Giò Rezzonico
22.10.2025 12:00

Itinerario

Ottobre 2025

  • 1° e 2° giorno    Milano - Auckland
  • 3° giorno            Arrivo a Auckland e primo giro orientativo della «città delle vele»
  • 4° giorno            Intera giornata dedicata a Auckland con crociera nella baia
  • 5° giorno            Partenza per Rotorua attraverso i paesaggi di Waikato
  • 6° giorno            Visita della zona di Wai-O-Tapu
  • 7° giorno            Il Parco Nazionale Tongariro e proseguimento per Wellington
  • 8° giorno            Wellington
  • 9° giorno            Isola del Sud – Stretto di Cook – Marlborough – Blenheim
  • 10° giorno          Blenheim – Kaikoura – Christchurch
  • 11° giorno          Christchurch
  • 12° giorno          Christchurch – Lake Tekapo – Lago Wanaka
  • 13° giorno          Escursione in 4x4 nei dintorni di Wanaka – Arrowtown – Queenstown
  • 14° giorno          Queenstown – Crociera nel Milford Sound – Te Anau
  • 15° giorno          Te Anau – Dunedin e crociera lungo la penisola di Otago
  • 16° giorno          Dunedin – Moeraki Boulders – Aoraki (o Mt Cook)
  • 17° giorno          Volo panoramico sul Aoraki National Park  – Geraldine – Christchurch
  • 18° giorno          Pranzo tra i vigneti e volo di rientro
  • 19° giorno          Arrivo a Milano

 

Durata del viaggio: 19 giorni

Operatore turistico: Kel12

 

 

 

Una natura maestosa, con idilliache colline punteggiate dalla presenza di greggi di pecore, contraddistingue i paesaggi della Nuova Zelanda. Spettacolari scenari marini fanno da contrappeso alla presenza di imponenti vette appartenenti a una catena alpina, che si estende da nord a sud, interrotta dalle agitate acque dello stretto di Cook, dove le correnti del Pacifico si incontrano con quelle del Mare di Tasmania. L’isola nord si caratterizza in quanto centro principale della cultura maori, per i suoi vulcani e per le zone geotermiche, mentre quella sud affascina per il suo dedalo di fiordi, che fanno da contraltare alle immense spiagge dorate della costa orientale.

Per il turista alla ricerca di costumi e culture diverse, di mondi misteriosi, può rappresentare una delusione giungere dall’altra parte del mondo, dopo 24 ore di volo, e trovare un ambiente sostanzialmente molto simile alla Gran Bretagna. Non però a quella londinese, bensì a quella delle campagne scozzesi o della Cornovaglia, dove la vita, anche nelle città, sembra scorrere senza apparente stress. La Nuova Zelanda ti dà l’impressione di un luogo dove vivresti volentieri: socialmente emancipato, benestante, e dove la popolazione indigena e i discendenti dei coloni convivono in armonia.

Questo paese ha alle spalle una storia piuttosto breve. I primi a insediarsi su queste terre, attorno al 1200, furono gli antenati degli odierni Maori, provenienti dalla Polinesia. Grandi navigatori, colonizzarono entrambe le isole nel giro di un secolo. Il primo occidentale a giungere sulle coste neozelandesi nel 1642 fu Abel Tasman, un esploratore olandese che fu accolto in modo alquanto minaccioso dagli indigeni. Forse per questa ragione bisognerà attendere 127 anni prima che James Cook, l’esploratore inglese a cui fu riservata una migliore accoglienza, approdasse su queste terre. I primi coloni britannici, cacciatori di balene e di foche, giunsero alla fine del Settecento. L’afflusso di occidentali proseguì fino a quando nel 1840 la corona inglese firmò il trattato di Waitangi, che stabiliva regole di convivenza con le popolazioni indigene, e decretò di fatto la nascita dello stato neozelandese. Ai contenuti di questo accordo i due firmatari, a causa di problemi di traduzione, diedero però interpretazioni molto diverse, che portarono a cruenti scontri in cui gli inglesi ebbero la meglio e si impossessarono di gran parte del territorio a scapito della popolazione indigena. Per rimediare a parte delle ingiustizie commesse dai colonizzatori, bisognerà attendere fino al 1975 con la creazione del Tribunale Waitangi. Questa istituzione, costituita 135 anni dopo la firma dell’omonimo trattato nel 1840, nonostante disponga solo di potere consultivo, ha contribuito a rafforzare il riconoscimento della cultura maori ammettendo ingiustizie storiche (espropriazioni e discriminazioni), porgendo scuse ufficiali e favorendo sia la restituzione, sia il risarcimento di terre. La Nuova Zelanda è oggi uno stato biculturale e bilingue.

  

Le città del nord…

Le principali città neozelandesi, sia quelle dell’isola nord, sia quelle ubicate nell’isola sud, hanno alcune caratteristiche comuni. Tutte si affacciano sul Pacifico e hanno uno stretto legame con il mare, portano nomi ispirati alla madre patria dei coloni, cioè alla Gran Bretagna, e sono state concepite in base a una pianificazione diffusa, perché i neozelandesi amano vivere in case unifamiliari proprie, solitamente costruite in legno, spesso affacciate sull’Oceano. Una tradizione che si tramanda da lungo tempo, come testimoniano le villette più affascinanti che si trovano solitamente in collina e risalgono a un’epoca a cavallo tra l’Otto e il Novecento.

La prima città che visitiamo è Auckland, la multietnica capitale economica del paese. Con oltre 1 milione e 600 mila abitanti ospita quasi un terzo dell’intera popolazione neozelandese. Situata nella parte settentrionale dell’isola del nord, fu capitale politica per soli 25 anni, fino al 1856. Si conserva ancora l’antico palazzo governativo, realizzato in legno, ma a imitazione delle più costose costruzioni in pietra. Auckland, il cui nome è stato dedicato dal governatore Hobson a quello del suo mecenate conte di Auckland, è soprannominata «la città delle vele». Detiene infatti il primato del maggior numero di barche da diporto per abitante al mondo e ha più volte ospitato la prestigiosa «America’s Cup». D’altra parte, il mare su cui si affaccia è particolarmente spettacolare. La città è infatti stata costruita in una zona vulcanica, i cui coni formano isole verdissime, tra le quali è piacevole navigare, e le arterie principali dell’abitato seguono i tracciati di antiche colate laviche. La sua principale via pedonale, Queens Road, soprannominata «il miglio d’oro» per i suoi eleganti negozi, collega il centro città all’animata zona del porto. Il modo migliore per ammirare Auckland dall’alto è salire al ristorante rotante della Skytower, che con i suoi 329 metri è la costruzione più alta dell’emisfero australe.

Nel 1865 la corona britannica spostò la capitale più a sud, affinché fosse più equidistante dalle due isole, in una zona affacciata sullo Stretto di Cook, che separa l’isola settentrionale da quella meridionale. Il sito, a cui diedero il nome di Wellington, in onore al duca che sconfisse Napoleone, era molto diverso da come appare oggi. I coloni procedettero infatti a un violento disboscamento tramite taglio di boschi e incendi.

Elegante, ma più piccola di Auckland, Wellington è una città amministrativa con un'intensa vita culturale. A cominciare dal suo principale museo, Te Pape, imperniato sulla storia del paese e sul suo biculturalismo: la storia coloniale da una parte e le tradizioni maori dall’altra. Interessante anche la visita del Civic Center, cuore politico del paese, dove su una dolce collina sono allineati il moderno palazzo del governo, definito scherzosamente dai cittadini «l’alveare», e quelli in stile neoclassico del parlamento e della sua biblioteca, risalenti a fine Ottocento-inizio Novecento.

Interessante il recente sviluppo dell’industria cinematografica neozelandese, che ha valso alla città il soprannome di Wellywood, con chiaro riferimento agli studi californiani. Un’industria nata tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, che oggi registra guadagni milionari. Peter Jackson, regista di grande successo a livello internazionale, ha infatti realizzato negli studi di Wellington le produzioni di pellicole come «Il signore degli anelli» o «Gli strizzacervelli».

 

…e quelle del sud

Le due principali città del sud, Christchurch e Dunedin, sono state fondate con una caratteristica comune: creare un modello, costituito con i criteri dell’edilizia britannica, che si contrapponesse all’ennesimo sgangherato avamposto coloniale. Ma non solo dal profilo urbanistico e architettonico, bensì anche sociale. Sotto il controllo della chiesa anglicana a metà Ottocento nascevano infatti dall’altra parte del mondo delle società nel pieno rispetto del classismo inglese: coltivatori e artigiani vennero chiamati a servire l’aristocrazia terriera, senza avere la prospettiva di entrare a farne parte.

Purtroppo a Christchurch un terribile terremoto, verificatosi nel 2011, distrusse l’ottanta per cento degli antichi edifici in pietra del centro storico, oltre a provocare 185 vittime. Ancora oggi, a distanza di quindici anni da quella tragedia, la città si presenta al visitatore come un immenso cantiere edilizio a cielo aperto. Sono poche le vie del centro risparmiate dal sisma, che ha danneggiato 100 mila costruzioni. Nel frattempo alcuni quartieri sono però rinati e d’altra parte la scossa tellurica ha risparmiato i vastissimi e verdissimi parchi, che hanno valso a Christchurch l’appellativo di «città giardino». In questi parchi all’inglese, caratterizzati da vastissimi prati attorniati da piante (il Botanic Garden ne conta 10 mila specie autoctone), i cittadini passeggiano, corrono e praticano i principali sport nazionali: criquet, golf, rugby e molti altri.

In un periodo di grande povertà in patria, a Dunedin, nel profondo sud neozelandese, i fondatori della città sognavano di creare una Nuova Edimburgo: infatti Dunedin è il nome gaelico della capitale scozzese. E in effetti l’architettura delle vie del centro rammenta quella del modello, persino nella scelta dei nomi attribuiti alle strade. Il quartiere storico è concentrato in una zona relativamente ristretta. Si estende attorno a una piazza ottagonale (The Octagon), circondata da strade pure ottagonali, su cui si affacciano ricchi edifici in pietra. Il capolavoro di Dunedin è costituito dalla stazione ferroviaria, costruita in stile edoardiano nel 1906 e considerata uno dei più importanti edifici neozelandesi.

Ma la fortuna di questa città fu quella di nascere nella seconda metà dell’Ottocento in concomitanza con la scoperta dell’oro nella regione. Una scoperta che attrasse una miriade di persone in cerca di fortuna, contribuendo allo sviluppo anche di altre cittadine della regione, come Arrowtown o Queenstown, dove rimangono testimonianze di quell’era felice, che si estinse nel giro di pochi decenni. Dunedin, durante gli anni della corsa all’oro, divenne un importante centro commerciale e per un certo periodo fu la più ricca città della Nuova Zelanda. Fu soprattutto in questo periodo che sorsero importanti edifici pubblici, privati e religiosi in pietra. Oggi è un importante centro studentesco, dove durante le feste si sentono ancora echeggiare i suoni delle cornamuse.

 

Pascoli e vigneti

Una delle immagini più belle ed emblematiche del viaggio è rappresentata dai vasti e verdissimi pascoli, punteggiati da una miriade di pecore, che si attraversano per ore percorrendo le due isole neozelandesi. Questi luoghi idilliaci, che costituiscono oggi il 50 per cento del territorio del paese, non sono però opera solo della natura, bensì anche dell’intervento dell’uomo. Fino all’Ottocento, infatti, molte di queste colline erano ricoperte da foreste, convertite in seguito in pascolo dall’iniziativa umana tramite tagli di boschi e incendi. Agricoltori e allevatori fecero a gara per aggiudicarsi i terreni migliori. Dietro ai recinti in legno, oggi, mucche, daini, cavalli, ma soprattutto pecore, brucano la tenera erba di queste dolci colline. L’allevamento ovino ha costituito per tutto il Novecento uno dei pilastri dell’economia neozelandese, con una presenza di pecore che è giunta fino a 60 milioni di esemplari, cioè 20 pecore per ogni abitante. Oggi questo numero si è dimezzato, ma sia la carne ovina, sia la lana di Merino continuano a essere richieste in tutto il mondo per la loro elevata qualità.

Si distinguono per bellezza in particolare due zone: una sull’isola sud, l’altra su quella nord.

Al nord affascina la campagna di Waikato. Nel bucolico paesaggio dove furono girate varie scene del film «Il signore degli anelli», vengono organizzati tour che portano ogni anno oltre 600 mila visitatori a scoprire i set del lungometraggio. In questi luoghi di pace, tanto simili alla campagna inglese, è particolarmente radicata la cultura maori. Ma su queste colline si sono purtroppo anche verificati duri scontri tra coloni e indigeni per il possesso delle terre. Queste battaglie videro soccombere i Maori, che dovettero attendere fino al 1995 per ricevere le scuse ufficiali del Regno Unito, insieme a un indennizzo e alla restituzione di alcune proprietà.

Un paesaggio altrettanto suggestivo è quello del Mackenzie Country, al centro dell’isola del sud. Deve il suo nome alla figura di un personaggio leggendario, una sorta di Robin Hood neozelandese di origini scozzesi, che a metà Ottocento si ribellò all’arroganza dei proprietari terrieri inglesi.

Molto armonioso è anche il paesaggio viticolo del Marlborough Country, il primo territorio che si incontra sull’isola sud dopo avere attraversato lo stretto di Cook. Le giornate soleggiate e le notti fresche di questa regione costituiscono un microclima ideale per la viticoltura. Internazionalmente famoso è il vino bianco prodotto con uve Sauvignon provenienti da queste terre.

 

Laghi e montagne

Percorrendo la Nuova Zelanda si incontrano vari laghi immersi in splendide cornici naturali, costituite per lo più dalle vette della locale catena alpina. Alpi che in entrambe le isole dividono la costa orientale del Pacifico, più temperata e secca, da quella occidentale che si affaccia sul mare di Tasmania. Ma i laghi del nord e del sud hanno caratteristiche diverse: quelli settentrionali sono di origine vulcanica, mentre quelli meridionali sono stati provocati dallo scioglimento dei ghiacciai.

Nella regione del nord, attorno alla città di Rotoura e del suo lago, sono presenti tracce di ripetute eruzioni vulcaniche. L’ultimo importante cataclisma, che risale al 180 dopo Cristo, fu di tale intensità da rendere il cielo tanto incandescente da venire documentato persino dai romani e dai cinesi. Dopo eventi di tale eccezionalità i crateri dei vulcani si trasformavano in laghi e i territori circostanti, come avviene nella regione di Rotoura, testimoniano ancora tracce di quel passato. Avvicinandosi alla cittadina, famosa per le sue terme, si sente infatti un forte odore di zolfo, mentre a pochi chilometri di distanza, nel sito di Wai-O-Tapu, si possono osservare pozze di fango fumanti, terrazze di silicio di vari colori, dal blu al verde fino al giallo, e un geyser con un getto che raggiunge i 20 metri e viene provocato una volta al giorno.

Ma il vero regno dei vulcani è costituito dal Tongariro National Park, che si raggiunge da Rotoura percorrendo la suggestiva strada panoramica Desert Road. Si rimane affascinati dalla vista delle cime di tre scenografici vulcani tuttora attivi (le ultime eruzioni avvennero nel 2007 e nel 1977), che raggiungono un’altezza di 3 mila metri. Interessante notare che questo parco, il più antico del paese e uno dei primi al mondo, fu realizzato nel 1887 per iniziativa di un lungimirante capo maori. Nel timore che queste terre, considerate sacre dal suo popolo, venissero trasformate in pascolo dai coloni, propose alla corona britannica di proteggerle creando un parco, che divenne il più famoso della Nuova Zelanda.

Come abbiamo detto i laghi dell’isola sud sono invece di origine glaciale. Lo si percepisce dalla consistenza quasi lattiginosa delle sue acque dal colore tra il grigio e l’azzurro. La bellezza selvaggia di questi paesaggi dominati dalle Alpi del sud, tra cui troneggia il Monte Cook, ha fatto da sfondo a numerosi set cinematografici. La creazione di questi laghi, dalle acque molto profonde, è legata ad affascinanti leggende maori. Come quella del bacino di Queenstown, che secondo la tradizione fu generato dall’impronta lasciata da un demone arso vivo nel sonno da un innamorato per liberare la sua donna tenuta prigioniera.

Il territorio del Mount Cook National Park è dominato dalla vetta più elevata (3'775 metri) di tutta l’Australasia e dedicata all’esploratore inglese. I Maori, che consideravano sacra questa montagna, la battezzarono «perforatrice di nuvole»: spesso, infatti, la sua cima svetta al di sopra delle nubi. I ghiacci ricoprono tuttora un terzo dell’intera superficie del Parco, che propone vari itinerari di trekking e visite in elicottero.

 

Mare e fiordi

Per apprezzare i paesaggi marini più spettacolari della Nuova Zelanda bisogna navigare nei fiordi. Un primo assaggio di queste meraviglie lo si vive durante la traversata dello stretto di Cook, che separa le due isole neozelandesi. Man mano che ci si avvicina all’isola del sud si naviga in un dedalo di insenature, spiagge, picchi rocciosi formatisi nel periodo successivo all’ultima glaciazione, quando il mare invase queste terre formando una miriade di fiordi. Ma i più spettacolari si trovano a sud-ovest, dove profonde insenature si diffondono nell’entroterra del Mar di Tasmania in uno scenario di vette ricoperte da fitte foreste. Queste coste aspre, selvagge e molto piovose, che costituiscono il National Park Fiordland, sono rimaste immutate dai tempi in cui Cook sbarcò in Nuova Zelanda. L’insenatura più famosa è quella del Milford Sound, che dista 15 chilometri dal mare aperto, e si visita durante una crociera di due ore. La verticalità delle pareti che si innalzano fino a oltre 1'600 metri, la profondità delle scure acque, gli alberi che sembrano crescere nella roccia e di tanto in tanto precipitano in mare, rendono questa esperienza talmente suggestiva che qualcuno l’ha definita l’ottava meraviglia del mondo.

È interessante il contrasto tra questa esperienza in un paesaggio così duro e la visita della più temperata costa orientale dell’isola, che propone idilliache e profondissime spiagge dorate, con acque popolate da otarie, delfini, balene, pinguini, capodogli e sorvolate da varie specie di uccelli. Su una di queste spiagge a sud dell’isola stupisce la presenza di una cinquantina di enormi pietre dal diametro di 2 metri di forma perfettamente sferica, che costituiscono una delle maggiori attrazioni geologiche del paese. I Maori le consideravano antiche ceste di cibo pietrificate e provenienti da una canoa leggendaria. La scienza ci insegna invece che si sono formate 60 milioni di anni fa, frutto di una lenta cristallizzazione di minerali attorno a un nucleo, come avviene per le perle giganti.

 

 

Per saperne di più

  • Nuova Zelanda, Lonely Planet, Torino 2017
  • Nuova Zelanda, Le guide Mondadori, Milano 2007
  • Nuova Zelanda, Meridiani N.158, Milano 2007
  • Nueva Zelanda, Guía Azul, Madrid 2019
  • Pierre Tomas Martin, L’histoire de la Nouvelle Zélande, Amazon
  • New Zealand, Carta Geografica Michelin
  • Nouvelle Zélande, National Geographic, Paris 2024
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