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Lugano-Roma, solo andata: ma che ha detto Antonio Tajani su Crans-Montana?

E ancora: in questa puntata Marcello Pelizzari e Carlo Tecce si confrontano su Giorgia Meloni ospite di Fedez, sul ruolo di Umberto Bossi e sull'Italia che andrà (o non andrà) ai Mondiali
©GIUSEPPE LAMI

Carlo carissimo, come stai? Ti chiedo subito, al volo, in entrata: ti ha colpito di più la morte di Chuck Norris o quella di Umberto Bossi?
«Ciao Marcello. La morte di Umberto Bossi, perché io sono provinciale ma, comunque, parliamo di un protagonista della politica che veniva dalla fine della Prima Repubblica ed era una delle risposte alla crisi della Prima Repubblica. Dopo, è diventato un attore protagonista nella Seconda Repubblica. Da quando ha avuto il malore, quasi più di vent'anni fa, Bossi era ai margini. Il partito che lui ha fondato non esiste più, anzi: per alcuni aspetti questa Lega è l'opposto della Lega pensata e allevata da Bossi. Posso fare anche solo un semplice esempio: Bossi soffriva l'alleanza con gli ex missini, diceva sempre mai con la destra, mai con i fascisti. Con la destra dei fascisti, chiaramente, non con la destra liberale. E oggi, invece, Salvini, il Matteo milanese, ha portato la Lega su posizioni molto estremiste che certamente non piacevano a Umberto, al Senatur».

Ti faccio fare però un passo indietro e ti chiedo dell'ospitata di Giorgia Meloni da Fedez. Che idea ti sei fatto, al di là dell'opportunismo chiaro ed evidente della premier?
«Mah, certamente opportunismo. Lei è libera, ovviamente, di fare campagna elettorale dove vuole e con chi vuole. Tra l'altro, ha pensato di esporsi in questo modo solo nelle ultime settimane. Parlavo con un mio amico, un intellettuale, un professore che è in Argentina. E mi ha detto che i media argentini presentano il voto sul referendum come un voto sul governo Meloni. Quindi, la politicizzazione del voto è intrinsecamente legata al voto stesso. Meloni l'ha capito e probabilmente l'ha capito troppo tardi. E quando l'ha capito, quando ha sentito l'esigenza di essere coinvolta in prima persona, ha scelto Fedez perché, come ha spiegato bene Michele Serra su Repubblica, Fedez è tanto simpatico, è tanto carino, è tanto artistico, ma non ha l'abilità, non ha la conoscenza, non ha gli strumenti per fare la seconda domanda, che di solito è una capacità che tutti i giornalisti dovrebbero avere e probabilmente hanno. Quindi, essere intervistati da Fedez è molto più uno spot che essere intervistati da più o meno quasi tutti i giornalisti italiani, tra quelli non schierati, ovviamente. Detto che, precisiamolo, Fedez ha invitato tutti gli esponenti politici e alla fine è andata solo Meloni. Fedez, insomma, non c'entra nulla con questa scelta meloniana. Con opportunismo, è la parola che hai utilizzato tu, Meloni ha colto questa opportunità mentre gli altri no. Forse, anche gli altri hanno sbagliato a non farlo, perché comunque ci si rivolge a un pubblico più giovane, con ancora meno mediazioni e con messaggi più propagandistici che politici».

La mia idea è che la sinistra sbagli, nella misura in cui non ha imparato la lezione degli americani con le presidenziali, quando il movimento MAGA si è impossessato di una parte dell'universo podcast...
«Mi sembra che la sinistra, un po' ovunque nel mondo, non capisca. Non riesce a rapportarsi e a relazionarsi con diversi mondi, restando invece troppo legata alla sinistra, al suo mondo, al suo ambiente, alla sua condizione più comoda. Ecco, resta troppo in pantofole. E invece la destra, nel bene e nel male, quella americana e quella italiana oggi incarnata da Meloni, vanta attori politici. Prima parlavo di un grande attore come Bossi, in grado di muoversi meglio. C'è un altro elemento da aggiungere: il pubblico di Fedez di per sé è un pubblico che va legittimato, perché è un pubblico interessato».

Io ti riporto però alla TV generalista, perché la TV generalista è molto battuta, chiaramente, dagli esponenti del governo, uno su tutti Antonio Tajani. Il ministro degli Esteri ne spara una dietro l'altra, mi verrebbe da dire.
«Sei molto severo. Potrei segnalarti al Ministero degli Esteri, ma non lo faccio. È difficile, per i politici, fare brutta figura al Ministero degli Esteri, perché l'Italia ha un ottimo tessuto diplomatico. L'Italia è un Paese che, con abilità e anche con cinismo, ha saputo intessere fortissime relazioni con i Paesi più difficili al mondo. I nostri diplomatici, con le dovute eccezioni, sono bravissimi, sono stimatissimi e hanno permesso a tanti politici di entrare alla Farnesina da ripetenti per uscirne non dico statisti, ma da politici capaci, almeno sulla carta. E l'ultimo caso è quello di Luigi Di Di Maio. Il problema di Tajani è questo: che Tajani ha continuato, sin dal suo ingresso alla Farnesina, a coniugare tre-quattro ruoli diversi. Ne ricordiamo alcuni: ministro degli Esteri, per l'appunto, segretario del partito di Forza Italia, vice presidente del Consiglio e rappresentante quindi di Forza Italia nel governo, ma anche ponte tra i proprietari del partito dal punto di vista economico-finanziario, cioè la famiglia Berlusconi, e lo stesso governo. Quindi, immagino la vita di Tajani complicatissima. Con questo non lo scuso, ovviamente, né lo giustifico, ma molto spesso lui sembra non completamente preparato e si lascia andare a delle riflessioni non completamente corrette o totalmente sbagliate. Che cosa ha detto l'altro giorno in TV, a La7? Ha fatto riferimento ai droni in Medio Oriente dicendo: se vedete un drone non aprite la finestra. È come se citofona uno sconosciuto e dici: non aprite il portone. E poi ha detto, ma voleva dire un'altra cosa: se vedete un incendio in discoteca dovete scappare. La conduttrice è trasecolata perché sembrava un'accusa, ma non era un'accusa, non voleva essere un'accusa chiaramente, ai ragazzi che sono morti nel terribile rogo. Un rogo che ha delle colpe, fortissime, in capo a tutti quelli che non hanno vigilato alla sicurezza della discoteca. Noi l'abbiamo detto sin dall'inizio: attenzione, non colpevolizziamo i ragazzi che avevano il diritto e il dovere di divertirsi. Concentriamoci sulle responsabilità del Comune e dei proprietari, sulle misure di sicurezza. Certamente, Tajani non voleva accusare i ragazzi, lo diciamo a chiare lettere, a scanso di equivoci, però ha avuto l'ennesima uscita infelice. Dovuta a che cosa? A una scarsa applicazione sui temi esteri e a una parcellizzazione eccessiva del suo tempo».

A proposito di uscita infelice, una semi-cit. di Varriale, sai qual è stata un'uscita infelice? Quella di Adidas, che in queste ore ha presentato le seconde maglie, molto retrò, delle nazionali che parteciperanno o dovrebbero partecipare ai Mondiali. E in questa presentazione è stata anche inserita pure l'Italia, con una maglia molto bella. E mi viene da dire, a questo punto, al di là dei problemi di cui abbiamo parlato più volte che attanagliano il calcio italiano, che sarebbe bello vedere questa maglia ai Mondiali...
«Posso dirti invece una cosa impopolare? Mi interessa poco se l'Italia va ai Mondiali adesso. Non dico che tifo contro, perché direi una bugia. Non dico che non mi farebbe piacere far vedere a mio figlio, che non ha mai visto l'Italia a un Mondiale, gli Azzurri a una Coppa del Mondo, perché lui tifa convintamente Italia, com'è giusto. Ma questi Mondiali non mi piacciono. Non mi piacciono perché saranno i Mondiali di Trump. Non li paragono ai Mondiali del '78 in Argentina o a tante altre edizioni di Mondiali che sono servite a esaltare democrature, perché gli Stati Uniti sono una democrazia. Dico però che non mi dispiacerebbe se l'Italia non partecipasse a questi Mondiali che Infantino sta preparando e che, certamente, saranno un'occasione di popolarità, di pubblicità, di propaganda per Trump. Anche perché, invece qui parliamo del lato tecnico, almeno sulla carta una partecipazione sarebbe quasi una partecipazione velleitaria, è come se io mi iscrivessi domani a un corso o a una gara di ballo, no? Posso partecipare ma rischierei di fare soltanto brutte figure».

Sai che sei stato titanico in questo tuo intervento? Ti saluto così, dandoti del titanico. Fenomeno.
«Stai esagerando, stai esagerando. Chissà quale favore mi chiederai per questo complimento».

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