Cambio al volo per la Rega: Locarno accoglie l’Airbus D3 (e manda in pensione Da Vinci)

Dopo oltre tre lustri, l’iconico «Leo» se ne andrà in pensione. L’elicottero dalla forma affusolata e aerodinamica era diventato ormai sinonimo di «Rega» - la Guardia aerea svizzera di soccorso - ma, anni fa, la realtà di primo intervento ha scelto il modello che lo rimpiazzerà: l’Airbus H145 D3, già in uso in pianura. Tra qualche giorno, però, un esemplare arriverà anche a Locarno, la prima tra le basi di montagna a metterlo in servizio.
Il «Da Vinci» della AgustaWestland solcherà ancora per un po’ i cieli, poiché è sempre di casa nelle zone alpine (nei Grigioni, a Samedan, Untervaz, Erstfeld, oltre che nei cantoni Glarona, a Mollis, e Berna, a Wilderswil e Zweisimmen), tuttavia cederà il passo all’ultimo arrivato, fra l’altro in una versione aggiornata rispetto alla prima soluzione.
I primi passi nel 2023
«È quanto di meglio il mercato possa offrire e nel corso di questo periodo di utilizzo lo abbiamo adeguato alle nostre necessità», racconta al Corriere del Ticino il collaudatore Silvio Pini, di stanza alla «Base 6», all’aeroporto di Locarno. Tre anni fa, tutti gli istruttori hanno ottenuto l’abilitazione per far volare la nuova macchina. Macchina impiegata quotidianamente per le missioni non ambientate tra le valli, «così abbiamo potuto accumulare l’esperienza necessaria per poi formare i colleghi ancora abituati all’apparecchio ‘classico’». Alla fine è pur sempre un aeromobile, ma il nostro interlocutore illustra le differenze tra l’AW109 dell’azienda italo-britannica e la proposta della concorrente che raggruppa società originarie della Germania, del Regno Unito, della Francia e della Spagna.

Arriva la quarta generazione
«Il mezzo è differente sotto molti aspetti. Ciò che cambia radicalmente è il modo in cui interagiamo con la meccanica: il cockpit è nuovo, i sistemi di navigazione pure. Le procedure dei vari impianti, dall’elettrico all’idraulico, come la gestione del carburante, sono diverse e richiedono un percorso formativo approfondito». Un cambiamento importante, sottolinea il 46.enne, che da 27 fa il pilota ed è parte della fondazione di aiuto dal 2012. Il quale precisa come siano state tre le generazioni di elicotteri in dotazione all’ente di salvataggio, in una storia iniziata con l’Alouette 3 e proseguita con il 109 K2. Come detto, l’arrivo del quarto «rappresentante» è previsto ancora nel corso di questa settimana, «condizioni meteo permettendo».
Operativo a fine marzo
Dalla prossima, invece, partirà la fase di addestramento: «Altre due, inizialmente con piloti e paramedici, seguite dall’ingresso di medici e alpinisti. Dopo questi primi turni, arriveranno gli altri gruppi». In tutto, un periodo complessivo di circa sei settimane di formazioni. «Se tutto procede come previsto, saremo operativi e pronti per gli interventi verso la fine di marzo». Pini spiega che le procedure di emergenza sono già state ampiamente esercitate al simulatore, «quindi la parte che faremo ora riguarda soprattutto l’impiego operativo: voli al verricello, attività notturne, familiarizzazione nelle nostre valli, cioè nel territorio reale in cui lavoriamo ogni giorno. Per medici e alpinisti, invece, sarà una novità: dovranno imparare la disposizione dei materiali, l’uso della cabina e del verricello, che rispetto al passato cambia parecchio».
«Funzionerà benissimo»
Infine, una nota di colore sull’aspetto estetico: per i profani che guarderanno sfrecciare l’«ambulanza volante» con il naso all’insù, sarà forse l’unico cambiamento apprezzabile, almeno nell’immediato. «Il “D3” ha linee differenti e può sembrare meno “agile” a colpo d’occhio», racconta l’intervistato. «Ma l’estetica conta davvero poco, per noi ciò che importa è avere uno strumento di lavoro affidabile, sicuro ed efficiente. E la scelta che abbiamo fatto è la migliore». Che piaccia o meno visivamente, insomma, è secondario: «Ciò che conta è la sua efficacia operativa e il beneficio che porta ai pazienti».
Anche i movimenti tra le vallate più strette non preoccupano l’esperto: «Non prevedo limitazioni. Per un giudizio tecnicamente più preciso, serve un anno di lavoro vissuto attraverso tutte le stagioni, ognuna con condizioni e sfide proprie. Ma sono molto fiducioso, sono convinto che funzionerà benissimo».
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