Il caso

Canyoning e rischi, «ma non possiamo vietarlo»

Il Governo comprende le preoccupazioni di alcuni cittadini dopo i tre incidenti ravvicinati capitati questa estate fra Bellinzonese e Riviera, di cui uno con esito letale nel riale Censo a Claro - Tuttavia proibire il torrentismo sarebbe «una misura particolarmente incisiva e sproporzionata»
© Ti-Press/Pablo Gianinazzi
Alan Del Don
05.09.2026 06:00

«Comprendiamo la sua preoccupazione di fronte al ripetersi di incidenti, purtroppo in alcuni casi anche con esito mortale. Eventi di questo genere richiamano l’importanza di una riflessione costante sulle misure di prevenzione, sulla corretta informazione dei praticanti e sul rigoroso rispetto delle norme di sicurezza». Questa estate il canyoning (il torrentismo, per intenderci) è finito sotto i riflettori. In due settimane, tra il 30 luglio ed il 16 agosto, sono capitati tre sinistri fra Bellinzonese e Riviera. Uno con esito letale, costato la vita ad una cittadina belga di 52 anni precipitata da un’altezza di 10 metri a Claro (riale Censo).

Parla la politica

Il Consiglio di Stato, come appreso dal nostro giornale, ha risposto ai timori di un cittadino. Precisando, contrariamente a quanto richiesto da quest’ultimo e da altri abitanti, che «il verificarsi di incidenti, per quanto gravi, non permette di vietare automaticamente e in maniera generalizzata una disciplina sportiva legalmente riconosciuta e regolamentata». Essendo contemplata dall’articolo 1 della Legge federale concernente l’attività di guida alpina e l’offerta di altre attività a rischio, sottolinea il Governo. Vanno adempiute delle «precise condizioni», quello sì.

Autorizzazione e controlli

In primis, ovviamente, chi offre a titolo professionale questa disciplina deve disporre dell’autorizzazione rilasciata dall’Ufficio dello sport. I controlli spettano per contro alla Polizia cantonale. Inoltre deve, tra l’altro, «possedere le qualifiche richieste, adottare tutte le misure di sicurezza imposte dall’esperienza e dallo stato della tecnica e informare adeguatamente i partecipanti sui rischi» insiti nella pratica del canyoning. Il Consiglio di Stato ricorda che la legislazione consente di limitare o vietare l’accesso «a zone determinate quando esistono motivi concreti di sicurezza oppure esigenze di protezione della natura o delle acque. In Ticino sono già previste specifiche limitazioni lungo gli alvei situati a valle degli impianti idroelettrici».

I provvedimenti in atto

Impensabile, per contro, annota il Governo, il divieto tout court del torrentismo, che sarebbe «una misura particolarmente incisiva. Esso dovrebbe fondarsi su una base legale sufficiente, rispondere a un interesse pubblico concreto ed essere proporzionato allo scopo perseguito». In pratica prima di ipotizzare una proibizione totale «occorrerebbe dimostrare che misure meno restrittive - quali controlli, limitazioni locali o temporanee, informazione, prevenzione e applicazione rigorosa delle norme vigenti - non siano sufficienti». Si proseguirà, pertanto, con interventi mirati qualora venissero accertate violazioni o situazioni di pericolo.

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