Caso Xhaka, la cronologia degli eventi

Non ha mancato di far discutere nelle ultime ore quello che potremmo ormai definire il «caso Granit Xhaka». Secondo quanto riferito dal Blick, infatti, la Procura del canton Lucerna avrebbe aperto un procedimento nei confronti del capitano della nazionale svizzera di calcio in relazione a presunti certificati Covid falsi. In particolare, sembrerebbe che il giocatore abbia ottenuto una certificazione attestante vaccinazioni contro il coronavirus che, secondo l’ipotesi investigativa, potrebbero non essere state effettuate. A fornire tale certificazione una dottoressa lucernese, pure finita sotto indagine, che sostiene però di averlo vaccinato regolarmente.
Ma come si sono svolte le cose? Con l'aiuto del Blick, abbiamo provato a ricostruire la cronologia degli eventi.
Xhaka vaccinato tra gennaio e novembre 2022
Dopo la sua apparizione nel novembre del 2019 a Wuhan, in Cina, il coronavirus si diffonde in tutto il mondo arrivando anche in Europa verso la fine di gennaio. Il mondo del calcio non viene risparmiato e così in Premier League, dove milita Xhaka che veste i colori dell'Arsenal, a marzo si decide di interrompere il campionato. In estate verrà poi rinviato anche l'Europeo.
Ad agosto 2021, per raggiungere i giovani e le persone con un background migratorio con la campagna di vaccinazione, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) vorrebbe collaborare con la Nazionale. L'iniziativa non viene però realizzata perché l'Associazione svizzera di Football (ASF) afferma che le campagne con la Nazionale sono riservate solamente agli sponsor della stessa. Il 1. settembre dello stesso anno, durante il ritiro della nazionale svizzera a Basilea, Granit Xhaka risulta poi positivo al coronavirus. Nonostante i sintomi lievi, deve osservare un periodo di quarantena.
Intanto, la Premier League vorrebbe rendere obbligatoria la vaccinazione contro il Covid-19 a partire dal 1. ottobre 2021 per tutti i calciatori che giocano nel campionato. L'iniziativa naufraga però a causa dello scetticismo di diversi giocatori.
Nel mese di gennaio del 2022 Xhaka risulta per la seconda volta positivo al coronavirus. Due settimane dopo essere risultato positivo al test, il capitano della Nazionale si vaccina una prima volta contro contro il COVID-19. La data di vaccinazione, per la precisione, è il 25 gennaio secondo quanto indicano i documenti della dottoressa. A marzo, quindi, il capitano della Nazionale svizzera dichiara a 20 Minuten: «Sì, sono vaccinato, quindi non avete altro da scrivere». Xhaka, sempre secondo i documenti della dottoressa, riceve la seconda dose di vaccino l'11 novembre.
Un primo colpo di scena si ha quindi nel 2023 quando viene effettuata una perquisizione presso la dottoressa che, tra gli altri, avrebbe somministrato il vaccino contro il coronavirus anche a Granit Xhaka. Si parla di diversi pazienti ai quali sarebbero stati rilasciati certificati di vaccinazione falsi. E ora, a circa tre anni di distanza, il nuovo colpo di scena: tra questi pazienti ci sarebbe anche Xhaka.
I prossimi passi
Xhaka, 33 anni e 152 presenze con la Svizzera, dovrebbe essere sentito dagli inquirenti all’inizio di ottobre, secondo quanto riferito dal Blick. Il portavoce del giocatore, Andreas Bantel, ha dichiarato che Xhaka «è a disposizione delle autorità senza limitazioni e in piena trasparenza». Il calciatore non intende però commentare pubblicamente il caso mentre il procedimento è pendente.
L'Associazione svizzera di football (ASF) ha fatto sapere di non disporre, allo stato attuale, di informazioni affidabili sulla vicenda e di non potersi quindi esprimere.
Che cosa rischia Xhaka?
Ma quali rischi corre Granit Xhaka se avesse veramente esibito certificati Covid falsi? Secondo il penalista André Kuhn, interpellato dal Blick, il presunto reato commesso dal capitano della nazionale svizzera può essere punito con una pena pecuniaria oppure con una pena detentiva fino a cinque anni. Si tratta tuttavia del massimo previsto dalla legge e non di una pena già prospettata per Xhaka. Nel caso di una persona incensurata, l’esperto citato dal Blick ritiene possibile, in caso di condanna e a seconda delle circostanze, una pena pecuniaria sospesa con la condizionale, accompagnata da una multa che può arrivare fino a 10 mila franchi.
Detto dei rischi che corre Xhaka dal punto di vista della legge, resta da capire quali potrebbero essere quelli a livello sportivo. Va detto che un eventuale procedimento penale non comporta automaticamente una sanzione da parte del suo attuale club, il Sunderland, o della Nazionale. Tuttavia non è escluso che anche questi due attori possano a loro volta prendere provvedimenti nei confronti del calciatore. In particolare, i contratti della Premier League possono prevedere provvedimenti in presenza di una «gross misconduct», vale a dire una condotta gravemente scorretta.


