Il progetto

«Così recuperiamo la memoria di una Verzasca d’altri tempi»

Sono centinaia i piccoli monumenti che testimoniano il passato di un territorio diviso tra montagna e Piano – Carla Rezzonico: «Cappelle e dipinti ritmano i sentieri, spesso realizzati come ex-voto per aver scampato malanni o incidenti»
Damiano Vignuta (a sinistra) con Saverio Foletta davanti alla cappella appena restaurata a San Bartolomeo © CdT/Chiara Zocchetti
Jona Mantovan
17.02.2026 06:00

Non sembra, ma i piccoli monumenti (cappelle e dipinti murali) che testimoniano il passato della Verzasca sono parecchi. «Più di cinquecento», spiega Carla Rezzonico al Corriere del Ticino, responsabile, insieme a Franca Matasci, della commissione che ha lo scopo di valorizzarli. Un’attività riorganizzata di recente che, tra le altre cose, sta concludendo un importante restauro nella frazione di San Bartolomeo. «Si tratta perlopiù di cappelle, si stima 300, e dipinti, 200, che ritmano il passo lungo i sentieri, spesso realizzati come ex-voto per aver scampato malanni o incidenti», aggiunge la nostra interlocutrice, che precisa come l’area geografica si estenda, nonostante la maggior parte degli oggetti si trovi «in altitudine», dalle montagne al Piano, includendo Gordola, Tenero e le ex frazioni di Lavertezzo e Gerra Piano.

Abbiamo tre strutture già in “lista d’attesa” e al momento gli sforzi sono concentrati sulla ricerca di fondi
Saverio Foletta, coordinatore dei progetti

Una commissione nata nel 1989

«Fino alla metà del Novecento, i contadini si spostavano per la transumanza verso maggenghi e alpeggi dove si svolgeva la vita quotidiana per una parte dell’anno. Sono tutte situazioni storico-culturali legate tra loro, sotto questo profilo».

La realtà nata nel 1989 per fronteggiare il degrado progressivo delle testimonianze di religiosità popolare - inizialmente all’interno del Museo locale -, oggi si presenta dunque in una nuova forma, sotto la responsabilità della Fondazione Verzasca (l’agenzia di sviluppo territoriale), che ha ridato vigore al lavoro sfruttando le potenziali sinergie. «Gli interventi finora realizzati sono numerosi e diffusi su tutto il territorio», racconta Saverio Foletta, segretario e coordinatore dei progetti.

Il perimetro geografico è quello dei movimenti dei contadini dell’epoca che si spostavano per la transumanza
Carla Rezzonico, responsabile commissione di valorizzazione

I costi sotto la lente

«Per dare un’idea dei costi, solo il ripristino della struttura qui alle mie spalle ha richiesto circa 40 mila franchi», dice indicando la costruzione dedicata alla Madonna del Rosario sul ciglio della strada, accompagnata da San Pietro - su un lato - e da quello dal quale prende il nome questa parte del comprensorio, San Bartolomeo appunto.

«Nel 2025 siamo intervenuti su altri manufatti e, complessivamente, la spesa si è aggirata attorno agli 80-90 mila per quattro elementi. Abbiamo già tre nuove strutture in lista d’attesa, con preventivi e valutazioni tecniche già pronte, e al momento è in corso una campagna di raccolta fondi per poter iniziare i lavori ancora quest’anno. Successivamente, ci riuniremo per definire ulteriori priorità studiando altri progetti nei dintorni».

Favorire la continuità

Gli fa eco il presidente della locale associazione dei Comuni, il sindaco di Gordola Damiano Vignuta: «Guardando al futuro, il progetto non ha un termine definito. Le opere sono tante e la loro cura richiede interventi continui. Una volta restaurati, è soprattutto il Museo di val Verzasca a occuparsi della loro valorizzazione al pubblico. Il nostro compito, invece, è favorire la continuità e sostenere ogni iniziativa che porti alla riscoperta di queste testimonianze».

Collaborazione e buoni frutti

Il ruolo del sodalizio del quale è al timone lo definisce come «di collegamento tra gli enti locali, così da affiancarli, sostenendoli nelle iniziative mirate alla tutela del loro patrimonio. Il nostro contributo finanziario è modesto, ma mettiamo a disposizione soprattutto la credibilità istituzionale, utile a rafforzare la ricerca di fondi e la costruzione di collaborazioni solide». Incontri regolari sono organizzati per discutere vari temi della subregione «e tra questi rientra anche il recupero dei beni architettonici e devozionali».

«Non disponiamo ancora di un catalogo completo, ma ci stiamo lavorando insieme ai vari Municipi, raccogliendo informazioni nei loro inventari. Non tutto è registrato, perché molti elementi si trovano anche negli alpeggi e in zone discoste», riprende ancora Foletta.

La collaborazione tra i vari attori coinvolti, secondo il nostro interlocutore, sta crescendo portando a buoni risultati: «Sono sempre di più gli Esecutivi che stanno comprendendo come, oltre a riconoscere il valore del proprio patrimonio, l’idea di affidarsi al gruppo dedicato per seguirne il recupero in modo professionale e coordinato sia vincente oltre che la via più efficace da percorrere».

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