Droga e mafia, il Municipio (per ora) non replica a Coira

«Dagli accertamenti del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità è emerso che le decisioni dell’Ufficio della migrazione e del diritto civile (Umdc) erano chiare e conformi al diritto. Nella procedura di rilascio dei permessi l’Umdc ha svolto in modo sistematico il suo compito sulla base delle disposizioni legislative vigenti. L’indicazione del Cantone Ticino relativa a un possibile intreccio criminale è giunta solo dopo il rilascio dei permessi di dimora». Come si suole dire, tanto tuonò che non piovve in Mesolcina (più specificatamente nel suo capoluogo, Roveredo), dove erano domiciliate quattro delle sette persone arrestate a fine febbraio in Svizzera, Italia e Francia nell’ambito di un’operazione internazionale antidroga. A finire in manette erano stati - come abbiamo riferito nelle scorse settimane - un 52.enne cittadino italiano e suo figlio di 24 anni nonché un loro connazionale di 44 anni (che abitava nel palazzo accanto) ed una donna, compagna del primo. Il terzetto (quindi esclusa la 37.enne) secondo le prime risultanze dell’inchiesta (partita nel gennaio 2023 e coordinata dal procuratore di Marsiglia Nicolas Bessone) non avrebbe soltanto riciclato i proventi illeciti dell’attività criminale, ma sarebbe altresì stato coinvolto nel traffico di stupefacenti. I permessi rilasciati - salvo clamorose sorprese - verranno revocati come esplicitamente chiesto dalla fedpol.
«La revoca non si giustificava»
Dopo le polemiche, le preoccupazioni e le richieste di chiarimenti da parte del Municipio di Roveredo e dei granconsiglieri del Moesano, ecco che a seguito dei dovuti approfondimenti il Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità diretto da Peter Peyer ha fatto chiarezza sul caso. Specificando che anche l’Ufficio federale di polizia si era rivolto ai competenti servizi retici quando ormai il permesso era già stato rilasciato. Il 52.enne napoletano si era trasferito nei Grigioni nel 2021 ottenendo, appunto, un permesso di dimora, dopo che la stessa richiesta era stata respinta dal Ticino alla luce dei suoi «precedenti con la mafia». Permesso B pure per la 37.enne - figlia del 62.enne cittadino del Montenegro che gli inquirenti ritengono sia la «mente» della banda (l’Europol lo definisce «un obiettivo di alto livello, ricercato da diversi Paesi») e compagna del 52.enne -, per il figlio di quest’ultimo e per il 44.enne. «Secondo la valutazione dell’Umdc in quel momento non si giustificava una revoca del permesso. Ciò avrebbe eventualmente potuto compromettere le indagini in corso della fedpol (...). Trattandosi di un procedimento in corso, non è possibile rendere noti ulteriori dettagli. Gli uffici e le autorità coinvolti verificano tuttavia costantemente i propri processi e le possibilità di ottimizzare la collaborazione», si legge nella nota. La prassi, però, non verrà cambiata.
La reazione si fa attendere
Il Municipio di Roveredo, da noi interpellato, come ci ha spiegato il vicesindaco Decio Cavallini, al momento preferisce non replicare. Vuole capire - per farla breve - cosa è condivisibile della presa di posizione di Coira e cosa no. L’Esecutivo, rammentiamo, aveva subito inviato una lettera al Consiglio di Stato esigendo chiarezza e trasparenza. Nei Grigioni, ricordiamo, a differenza del Ticino non vengono richiesti sistematicamente gli estratti del casellario giudiziale ai cittadini dell’Unione europea.
Da Anversa sulle auto di lusso
Secondo il consigliere di Stato Peter Peyer la fattispecie dimostra «quanto sia importante che i collaboratori delle varie autorità - Ufficio del registro di commercio, Ufficio della migrazione, Comuni, Cantone e Confederazione - siano sensibilizzati sul tema della criminalità organizzata», visto che non conosce confini e che è «costantemente alla ricerca di scappatoie». La cocaina arrivava via nave dall’America del Sud e poi veniva trasportata dal porto di Anversa su automobili di lusso. I ricavi erano poi riciclati in collaborazione con la ‘ndrangheta e la camorra. E pure attraverso una società di Roveredo, mediante la quale venivano acquistati immobili e veicoli costosi (come ad esempio la Ferrari a bordo della quale, nell’estate 2024, il 52.enne fu fermato a Ponte Chiasso dalla Guardia di finanza).




