Il punto

Dovevi partire a maggio ma il tuo volo è stato cancellato? Non sei il solo

Secondo Cirium, a livello globale le compagnie hanno cancellato 12 mila voli per questo mese per un totale di 2 milioni di posti in meno: a pesare, ovviamente, è la questione carburante
©RUNGROJ YONGRIT
Marcello Pelizzari
04.05.2026 17:37

Il dato, di Cirium, è stato condiviso dal Financial Times. Le compagnie aeree, a livello globale, hanno tagliato 2 milioni di posti sui propri aerei per il mese di maggio, per un totale di 12 mila voli. E il motivo è facilmente individuabile: il caro-carburante e il rischio, parallelamente, che nelle prossime settimane non se ne trovi. Nulla di nuovo, ne stiamo parlando da un po' per intenderci, ma la cifra è cruda. Anzi, crudissima. La stessa Cirium, società di analisi, ha spiegato che migliaia di voli sono stati cancellati e che i vettori stanno puntando su velivoli più piccoli o più efficienti per risparmiare sul cherosene. 

Due milioni di posti in meno

Il quadro, ahinoi, è fin troppo noto: dall'inizio della guerra in Iran, alla fine di febbraio, il cosiddetto jet fuel è (più che) raddoppiato, costringendo le compagnie ad alzare i prezzi dei biglietti. Al contempo, la chiusura e le strozzature degli hub nel Golfo Persico – uno su tutti: l'aeroporto di Dubai – hanno creato problemi nei collegamenti fra Europa e Asia. Guarda caso, dati Cirium alla mano anche le compagnie emiratine, Emirates, Etihad e Qatar, hanno cancellato voli a maggio. Secondo i dati, il numero totale di posti disponibili su tutte le compagnie aeree durante il mese di maggio è diminuito da 132 milioni a 130 milioni tra metà e fine aprile. Fra i «tagliatori» figurano pure British Airways, United, Air China e All Nippon Airways. «Nessuna compagnia aerea europea manderebbe un aereo in Asia per soddisfare la domanda proveniente dal Golfo con il rischio di rimanere bloccato senza carburante per tornare indietro» ha spiegato, al riguardo, l'analista aeronautico John Strickland al Financial Times. «I prezzi del carburante per aerei sono sempre stati altalenanti, ma nel corso della mia carriera non credo di aver mai sentito parlare di carenze». 

Chi soffre davvero?

L'Asia, in effetti, è un po' come il canarino nella miniera. Da settimane sta lanciando un segnale, forte, al resto del mondo. Air France, fra le altre, è stata invitata a non aggiungere voli extra per Singapore e Tokyo Haneda poiché entrambi gli scali sono (quasi) al limite in termini di disponibilità di cherosene. La regione, d'altro canto, è quella più esposta al momento dato che è quella che più importa prodotti petroliferi tramite lo Stretto di Hormuz. Stretto che, mentre scriviamo queste righe, è sempre ostaggio delle trattative fra Iran e Stati Uniti, complicate per non dire peggio.

Di qui, insomma, per dirla con l'amministratore delegato di Air France-KLM, Ben Smith, il forte squilibrio fra domanda e offerta di viaggi. Il Financial Times, a proposito di Asia, ha raccolto pure la testimonianza di Bum-ho Kim, direttore dell'aeroporto di Seoul Incheon. Il prezzo e la domanda per il carburante, ha detto, sono diventati fattori ancora più determinanti dall'inizio del conflitto. «Stiamo cercando di trovare soluzioni per i passeggeri». Una, il Vietnam, l'ha individuata: il razionamento del cherosene. All Nippon Airways, dal canto suo, ha dichiarato che la spesa per il carburante, da qui fino a marzo, comporterà un extra di 881 milioni di dollari. 

E ancora: Delta ha già tagliato il 3,5% del suo network per risparmiare carburante, Luftansa ha rinunciato a 20 mila voli da qui a ottobre e chiuso la sua sussidiaria regionale mentre easyJet e Virgin Atlantic, ribadisce il Financial Times, hanno detto che difficilmente saranno profittevoli durante la crisi. 

La domanda, però, c'è

L'elenco è lungo e non può non preoccupare. Anche pensando a Turkish Airlines, che teoricamente avrebbe dovuto beneficiare delle strozzature nel Golfo Persico ma che, al contrario, ha cancellato più posti di chiunque altro nelle ultime due settimane secondo Cirium. A ruota, Air China. Emirates, di suo, è risalita a una capacità pari a due terzi rispetto all'epoca pre-conflitto ma trasporta meno passeggeri. La «cugina» Etihad, fra Abu Dhabi e Hong Kong utilizza il Boeing 787, più piccolo, invece dell'Airbus A350. Tutto, insomma, pur di risparmiare. Anche qui, tuttavia, valgono le eccezioni: Air France usa un 777 più largo per servire Mumbai e lo stesso fa Air China per il Londra-Pechino. E questo perché la domanda, su queste tratte, è decisamente forte.