Cerca e trova immobili
L'editoriale

Voli cancellati e prezzi raddoppiati: l’aviazione mondiale sta davvero volando verso il baratro?

È un po’ come il canarino nella miniera: siamo, forse, di fronte a un segnale – Meglio, a un avvertimento: una paralisi economica simile a quella pandemica, quantomeno nelle conseguenze
Marcello Pelizzari
22.04.2026 06:00

Nel 2020, il mondo guardava alla Cina come a un problema lontano. Il virus? Non ci colpirà. Codogno, improvvisamente ma nemmeno troppo, riportò tutti a terra. In maniera brusca. La domanda, oggi, è se l’aviazione – in Europa – stia correndo il medesimo rischio. Quello, cioè, di sottovalutare i segnali provenienti dall’Asia. Della serie: d’accordo le rassicurazioni, anzi ben vengano, ma quanto sta accadendo dall’altra parte del mondo, con i primi voli cancellati a causa del caro-carburante o, peggio, della scarsità di cherosene, non è solo motivo di disagio per turisti e viaggiatori. È un po’ come il canarino nella miniera: siamo, forse, di fronte a un segnale. Meglio, a un avvertimento: una paralisi economica simile a quella pandemica, quantomeno nelle conseguenze.

«Non siamo ancora arrivati a quel punto» ci spiegava Swiss, la compagnia di bandiera elvetica, alcune settimane fa. Vero, verissimo. Intanto, però, lo Stretto di Hormuz assomiglia sempre più al gatto di Schrödinger. È aperto e, contemporaneamente, chiuso. Con tanti saluti alle forniture di cherosene, la benzina che muove gli aerei. I dati, crudi, rischiano insomma di guastare i piani dei vettori e, in seconda battuta, dei passeggeri. Wizz Air, low cost utilizzata anche da molti ticinesi, ha provato a calmare i suoi clienti: «Prenotate i voli, supereremo la crisi del carburante». Anche i principali aeroporti svizzeri, Basilea, Ginevra e Zurigo, al momento non lamentano problemi particolari. Chi atterra, per farla breve, può rifornirsi e poi ripartire.

Anche l’Unione Europea, attraverso il commissario ai Trasporti Apostoos Tzitzikostas, ha invitato alla calma, quasi a voler smentire il monito di Fatih Birol, direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia, secondo cui il Vecchio Continente rischia di restare a secco da qui a poche settimane. Qualcosa, tuttavia, non torna. Non del tutto, almeno. Se Hormuz non riaprirà, stabilmente, in tempi brevi, diciamo pure brevissimi, la situazione potrebbe precipitare. Donald Trump, colui che dice di aver chiuso guerre più o meno ovunque, lunedì ha invocato poteri speciali di guerra per potenziare la raffinazione domestica. Una mossa (quasi) disperata sulla falsariga dell’Hail Mary pass, il passaggio dell’Ave Maria che il quarterback, nel football, esegue quale ultimo tentativo per portare a casa il risultato. Il mercato interno, rimanendo all’aviazione, potrebbe beneficiarne, ma le compagnie statunitensi si ritroverebbero comunque a dover fare i conti con un quadro complicato, se non disperato appunto, altrove.

L’allarmismo, riassumendo al massimo, ha non pochi elementi di realtà. A maggior ragione se pensiamo che l’alternativa green, come il cosiddetto SAF, il carburante sostenibile, è ancora lontana dall’agognata scalabilità, nonostante gli sforzi. Senza cherosene, il mondo si ferma. Punto. Ma si ferma anche se il carburante viene venduto a prezzi stellari. La speranza, allora, è che la diplomazia muscolare di Trump trovi una quadra, definitiva, per Hormuz prima che le scorte europee si azzerino. Nel mezzo, come avevamo già scritto sulla scia della guerra in Iran, l’aviazione resiste. Prova a resistere. Come fece durante la pandemia. Chiamasi resilienza, una parola spesso abusata ma che restituisce perfettamente l’immagine di chi continua a piegarsi senza spezzarsi.

Chi ha ragione, allora? È possibile, vista la situazione, che qualcuno non superi la crisi. La guerra, scrive il Corriere della Sera, da qui a metà maggio avrà polverizzato gli utili del settore dell’aviazione stimati per l’intero 2026: 41 miliardi di dollari. In pochi, dice il collega Leonard Berberi, riusciranno a fare profitti. Tante andranno in rosso e tante altre, ahinoi, falliranno. Oltre al danno, la beffa: l’eventuale carenza di carburante è «una circostanza straordinaria» e, per questo, non dà necessariamente diritto al risarcimento in caso di cancellazione del volo. Rimane il rimborso. Oltre a un velo di tristezza per, immaginiamo, una vacanza sfumata all’ultimo.