L'analisi

EasyJet verso Castlelake: cosa cambia per la low cost

Accordo di massima da 5,2 miliardi di sterline con il fondo USA – L'esperto Andrea Giuricin: «È una compagnia sana, un domani potrebbe essere riceduta»
© Shutterstock
Marcello Pelizzari
06.07.2026 20:15

Alla fine, easyJet ha ceduto. Anzi, verrà ceduta. Il Consiglio di amministrazione, dopo settimane di tira e molla, ha fatto sapere di aver raggiunto un accordo di massima per la vendita della compagnia britannica alla società di investimento statunitense Castlelake. Sul tavolo, leggiamo, 5,2 miliardi di sterline, pari a circa 6 miliardi di euro. Tanti, tantissimi soldi, con il fondo USA che, evidentemente, dovrà ottenere le autorizzazioni necessarie dall'Unione Europea prima di formalizzare, o meno, la sua offerta. Quest'ultima andrà presentata entro il 3 agosto e, a stretto giro, sottoposta al voto degli azionisti di easyJet.

Il timore dello smembramento

Sulle prime, il timore di analisti ed esperti era uno: Castlelake era (ed è) interessato soltanto agli aerei e agli slot, i due fiori all'occhiello del vettore. Detto in altri termini, una volta messe le mani su easyJet il fondo potrebbe smembrare in tante, «piccole» parti la compagnia. In realtà, come appurato fra gli altri dal Corriere della Sera, il colosso low cost continuerà a volare come ha sempre fatto. Così, almeno, ha promesso il compratore. «Il quadro, in effetti, sembra essere cambiato» spiega, contattato dal Corriere del Ticino, Andrea Giuricin, amministratore delegato di TRA Consulting, docente universitario ed esperto di aviazione. «Il mercato, d'altro canto, pare crederci: le azioni sono cresciute. Non smembrare la compagnia è la scelta che appare più probabile, benché resti difficile prevedere le intenzioni di un azionista». 

Lo smembramento, dunque, non è un obbligo. Al contrario, «easyJet ha una sua funzione precisa» e, agli occhi di Castlelake, piace così com'è. «È il secondo operatore low cost europeo. Per giunta, è una compagnia diversa da Ryanair o Wizz Air, orientate piuttosto sul modello ultra low cost. L'obiettivo, semmai, è far crescere ulteriormente il vettore per poi rivenderlo».

I numeri che convincono

A convincere, insomma, sono i numeri. Esaminando l’anno finanziario 2025, terminato a settembre, emerge un piacevole +9% alla voce profitti (665 milioni di sterline) grazie ai pacchetti vacanze venduti tramite easyJet Holidays. E ancora: i ricavi sono saliti dell’8,6% raggiungendo 10,1 miliardi di sterline con 93,4 milioni di passeggeri trasportati rispetto agli 89,7 milioni dello scorso anno. Il tasso di riempimento delle cabine è oltre il 90%. La citata crisi in Medio Oriente, per contro, ha spaventato i passeggeri. I quali, temendo di ritrovarsi chissà dove senza carburante per ritornare a casa, hanno rinviato la prenotazione delle ferie. Di riflesso, la compagnia si è vista costretta a mantenere bassi i biglietti. Con tutte le conseguenze del caso: il primo semestre, in questo 2026, è stato negativo, con perdite riportate pari a 532 milioni di sterline contro i 359 milioni del 2025 per lo stesso periodo. Un peggioramento del 44%.

«Ma easyJet – prosegue il nostro interlocutore – è un'azienda profittevole. Uno smembramento, come si ipotizzava inizialmente, non è di per sé impossibile, ma neppure così ovvio. La compagnia è sana e genera utili. Mettiamo da parte il semestre invernale, un semestre storicamente in perdita per le compagnie, tanto più considerando l'attuale contesto geopolitico. Stiamo parlando di un vettore che trasporta centinaia di milioni di passeggeri in Europa e opera in un mercato in crescita. Un vettore, ancora, posizionato diversamente rispetto alla concorrenza, che può vantare uno spazio importante nei principali aeroporti con parecchi slot a disposizione. Non mi sorprende, dunque, che easyJet abbia attirato interesse: da anni chiude in utile».

E dopo Castlelake, chi?

Castlelake, vista la sua natura di fondo, non dovrebbe cercare impegni duraturi. Di qui, come dice Giuricin, l'ipotesi di spingere affinché il vettore cresca per poi cederlo a qualcun altro. Già, ma a chi? «Vale la pena ricordare che un colosso come IAG, dove confluiscono British Airways e Iberia, gestisce pure Vueling. Il gruppo Air France-KLM controlla Transavia. Due low cost, già. È ipotizzabile, ribadisco, che Castlelake voglia seguire lo schema della crescita e, successivamente, della vendita. Dal canto suo, easyJet è un'azienda sana, con un mercato e un posizionamento ben definiti, in grado di crescere sulla componente leisure. Siamo di fronte a un attore importante».

Tutto molto bello. Ma, ora come ora, in divenire. Anche perché, di mezzo, c'è e ci sarà l'Unione Europea come detto. A maggior ragione se, un domani, Castlelake dovesse veramente cedere easyJet a un gruppo come quelli citati. «Ma, in quel caso, l'antitrust interverrebbe con i correttivi necessari» chiosa Giuricin. «Lo abbiamo visto con ITA Airways, quando si è concretizzato il passaggio a Lufthansa, e le criticità su Linate». La realtà, a detta dell'esperto, è che «easyJet, un po' come Vueling, somiglia ai vettori tradizionali. Nell'ultimo decennio si è posizionata su una clientela business. L'operazione, in fondo, ci ricorda che, nonostante tutto e nonostante le guerre, l'aviazione rimane un settore attrattivo. Un settore, peraltro, in continua crescita, capace di generare più del PIL europeo».

In questo articolo: